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Cannabis e “nuova” agricoltura. In Spagna

Marijuana scaccia crisi. Rasquera, un paesino alle porte di Tarragona, in Catalogna, ha approvato la proposta del sindaco di Erc, il partito repubblicano indipendentista di sinistra. Le circa 900 anime del piccolo comune rurale, in prevalenza contadini e pensionati, hanno acconsentito, con il 56,4% delle preferenze, alla misura chiave del programma anticrisi della giunta monocolore. Buona anche l’affluenza alle urne per il referendum del 10 di aprile: ha votato il 68% degli aventi diritto. 
Rasquera, un comune che vive soprattutto della produzione di olio d’oliva, formaggi e salami, ha una popolazione che invecchia, con i giovani in fuga verso la città, ma soprattutto, è soffocata da un debito pubblico accumulato di 1,3 milioni di euro.
Tra poco, quindi, dovrebbe partire il progetto proposto dalla Asociaciòn barcelonesa cannabica de autoconsumo (Abcda), un club «con fini ludico-terapeutici» che conta 5 mila soci, riuniti per gestire collettivamente il consumo e la produzione individuali di cannabis e che ha proposto di pagare al comune 36 mila euro per l’autorizzazione e di iniettare nell’economia locale 550 mila euro all’anno per l’affitto e la gestione dei terreni.

Nonostante le obiezioni della magistratura catalana, di una parte di abitanti che temono l’arrivo in massa di “drogati” e del governo centrale dei conservatori di Mariano Rajoy, il sindaco Bernat Pellisa ha già previsto di assegnare alla coltivazione ‘privata’ della cannabis 7,5 ettari di terreni.

Lettera43.it , 12 aprile 2012

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Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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