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Il transatlantico più veloce del mondo

di Massimo Guadrini

 

 

Il 2012 è l’anno del centenario del disastro del Titanic (e l’industria cinematografica statunitense – pro domo sua – non manca di rammentarcelo), ma mi pare giusto ricordare che è anche l’ottantesimo anno del viaggio inaugurale da Genova a New York di un’altra “grande nave”: il transatlantico italiano Rex. Il viaggio ebbe inizio il 27 settembre 1932 e si concluse felicemente nei primi di ottobre, nonostante un’avaria alle turbine che lo obbligò ad una sosta di tre giorni nel porto di Gibilterra.

Il Rex rappresentò per l’Italia di allora un autentico mito, complice anche la massiccia propaganda messa in atto dal regime fascista. E, in effetti, inaugurò l’idea stessa del viaggio di piacere per nave, antesignano delle odierne crociere.

Fu a tal punto un oggetto del desiderio che Federico Fellini, nel suo capolavoro del 1973 Amarcord (sceneggiato in coppia con il grande Tonino Guerra, da poco scomparso) lo inserisce in una delle scene tra le più note del cinema italiano, in cui ne “ricostruisce” il passaggio (oggi si dovrebbe forse dire “l’inchino”) davanti a Rimini. In realtà, più che di una ricostruzione, Fellini si produsse in una vera e propria invenzione, perché il Rex, negli anni ’30, salpava da Genova per dirigersi verso l’Atlantico e non percorse mai la rotta adriatica.

Fellini, quindi, inserisce a bella posta nel film un ricordo “falso”. Falso perché tutti i ricordi, in un certo senso, sono dei “falsi”, in quanto frutto di una rielaborazione a posteriori del vissuto, di natura sentimentale ed intellettuale (e Fellini lo sapeva bene). Il mito del Rex, poi, autentica bandiera dell’orgoglio nazionale fascista (vinse il Blue Ribbon, un premio di velocità, superando il record di traversata dell’Atlantico detenuto dalla tedesca Bremen) ben rappresentava tanti diversi “sogni”: l’illusione del lusso, il desiderio di avventura degli italiani, la fragilità di un regime che, mentre celebrava i fasti di effimere contese marinare gettava le basi per il disastro che, nel volgere di pochi anni, travolgerà il Paese.

Ed ecco spiegate sia la scelta di inserire la scena, sia la sua modalità espressiva: nella notte nera le barche dei riminesi sono cullate artificialmente dalle onde di un mare di teloni di plastica spruzzati d’acqua e agitati da ventilatori; quando tutti gli occupanti si sono ormai addormentati (dopo una lunga attesa arricchita dalle confessioni sognanti della Gradisca, sensuale bellezza simbolo della trasgressione – interpretata da una sfolgorante Magali Noël) sopraggiunge il Rex, del quale si indovina la reale natura di pericolante cartellone pubblicitario. Tutta la scena, perciò, si svolge all’insegna del falso dichiarato: falso il passaggio della nave (che non a caso giunge quando tutti dormono, proprio come i sogni), falso il mare, falso il mito.

 

 

Di vero, in Amarcord, c’è solo la meravigliosa poesia – delle immagini, della musica di Nino Rota, del racconto – che permea l’intera opera e trasporta lo spettatore in una “realtà” di tale profonda astrazione da finire con l’essere riconosciuta da tutti come propria.

Per completezza, va detto che, dopo l’entrata dell’Italia nella Seconda guerra mondiale e quindi diversi anni dopo il periodo in cui si presume sia ambientato il film – cioè la prima metà degli anni ’30 – il Rex transitò effettivamente una volta davanti alle coste riminesi, ma lo fece a luci spente per raggiungere indenne il porto di Trieste. Successivamente, nel settembre del 1944, durante uno spostamento verso la costa slovena, venne bombardato ed affondato dall’aviazione inglese.

Il disastro del Titanic è stato rappresentato cinematograficamente circa 18 volte, e da diversi registi che, comunque, non hanno mai potuto prendere le distanze dal fatto storico e dalle sue drammatiche conseguenze, mentre l’epopea del Rex è stata raccontata in un solo film e nel modo che abbiamo visto. Ciononostante l’effetto suscitato dalle immagini frutto della fantasia felliniana fu tale che, ancora nel 1982, fu evocato e celebrato nella locandina del festival di Cannes.

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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