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Tanto tuonò che… diventammo tutti idrofobi!

di Giuseppe Costa

 

 

L’inizio di febbraio 2012 è stato caratterizzato da abbondanti nevicate come non se ne vedevano da qualche decennio. Come temperature e come precipitazioni ci siamo discostati alquanto dalle quelle medie stagionali che in genere caratterizzano la parte finale dell’inverno.

Erano almeno trent’anni che tutti i media aspettavano con ansia di scrivere questa cronaca di bufera annunciata. Finalmente l’ansia e l’altissimo livello di allarme, per tanti anni solo evocato, ha avuto un riscontro concreto con la realtà. La frustrazione di meteorologi improvvisati e di giornalisti “menagrami“ si è sciolta e si sono effettivamente identificate la previsione con la precipitazione!

La competizione globale dell’informazione necessita un ampliamento continuo, in quantità e intensità, della produzione di notizie. L’informazione, indipendentemente dal supporto che usa, sta seguendo la strada, imboccata per prima dalla pubblicità, della ricerca continua di superlativi che ingigantiscano i fenomeni e di parametri che definiscano nuovi record da abbattere. Poteva la meteorologia, che è l’argomento principe di chi non ha nulla da dire, rimanere fuori da questo fenomeno? Naturalmente, no.

Da almeno trent’anni, all’inizio dell’inverno come all’inizio dell’estate, si assiste a un fantasioso quanto improbabile florilegio di previsioni, più o meno catastrofiche, sull’andamento che dovrebbe avere la stagione imminente. Per molte ragioni tali previsioni più che alla meteorologia sembrano avere attinenza alla cartomanzia. Prima di tutto perché vengono puntualmente e clamorosamente smentite nel volgere di pochi mesi (sufficienti però a far dimenticare il responsabile della “bufala”); secondo perché i meteorologi seri, da sempre, affermano che, nonostante i progressi scientifici e l’utilizzo di attrezzature sempre più sofisticate, le previsioni del tempo a più di quindici giorni sono frutto più dell’azzardo che del calcolo matematico.

Gli addetti alla divulgazione delle notizie ben conoscono tale verità scientifica; spia di tale consapevolezza è la qualità delle fonti a cui si ricorre per giustificare le “previsioni” a lunga scadenza: le artriti di un parente prossimo o i proverbi della “saggezza popolare”. Ma la corsa alla produzione di nuove e più clamorose notizie può fermarsi di fronte a un concetto così distante dalla cultura media dell’uditorio come l’evidenza scientifica? Naturalmente, no. Ed ecco avviarsi, all’inizio delle due stagioni più estreme (vien da pensare che “le mezze stagioni non ci siano più” solo perché non fanno più notizia a causa della loro medietà), la campagna del freddo o quella del caldo. Il termine campagna non è casuale perché lessico e toni sono quelli di una guerra: bollettino meteo, fronte nevoso, catastrofe climatica, difesa del territorio, elenco dei caduti del freddo/caldo (se si vogliono i propri quindici minuti di celebrità è sufficiente morire, per qualsiasi causa, nel corso di questa guerra…). In sintesi si può affermare che negli ultimi decenni, l’informazione in generale e, in primis, quella televisiva ha generato, più o meno consapevolmente, una nuova forma di terrorismo, quello meteorologico.

Una delle definizioni del terrorismo calza a pennello al problema che ci occupa: eventi clamorosi che attirino l’attenzione di un pubblico alquanto distratto verso un problema o un evento! Azioni eclatanti che ingenerassero smarrimento e terrore hanno da sempre accompagnato il corso della storia umana. Dalla distruzione esemplare di Corinto nel 146 a.C. alle Twin Towers del 2001 passando per il Terrore giacobino la governance si è sempre basata sulla paura per gestire al meglio le dinamiche di potere. Questa paura sarà pur necessaria alla classe dirigente per governare… potevate, però, risparmiarci il terrorismo meteo e continuare a spaventarci con gli strumenti di sempre come la sicurezza, l’economia, le malattie! Lasciateci il piacere di godere di un inverno freddo e nevoso o di un’estate calda e secca! Perché annichilire quei pochi passi sulla strada della consapevolezza che l’Umanità ha percorso da quando il semplice rombare del tuono gettava tutti nello sgomento?

Ma, nonostante gli innumerevoli richiami alla ragione e al buon senso da parte di tante persone di buona volontà, l’idrofobia, sia che venga rivolta verso lo stato liquido oppure verso quello solido, sembra destinata ad assumere un carattere pandemico, anche, e soprattutto, perché l’utilizzatore finale di tale paura, cioè l’uditorio mass-mediatico, manifesta un incredibile livello di complicità con il carnefice informativo!

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