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Una giornata ad Ameglia

di Malù Pagani

 

 

 

E’ un piccolo vecchio borgo arroccato su di una punta aguzza su cui sorge un castello del 1500, ben conservato. E’ a dieci chilometri a sud di Sarzana sopra il fiume Magra. Intorno una densa vegetazione mista: castagni in massima parte, poi conifere, lecci, ulivi, olivastri che lasciano poco spazio alle essenze di taglia piccola: solo qua e là macchie gialle di ginestre e bianche di eriche scoparie, con qualche corbezzolo che tenta di espandersi. La zona è ricca d’acqua, di sorgenti, che alimentano rii perenni intorno al paese e così il verde cresce a dismisura, senza fatica alcuna. Per fortuna ci sono piccole radure terrazzate,in parte spontanee ed in parte create dall’uomo.

 

Logicamente in quest’ultima sono nati orticelli curatissimi che producono abbondante verdura, qualche pianta da frutto. Ciliegi, albicocchi , fichi e meli dai saporiti frutti che maturano in luglio, il nome sconosciuto. Si usano sempre belle canne di bamboo per sostenere le verdure, non solo quelle rampicanti come i piselli, i fagioli, i fagiolini, le zucchette di Albenga e i cetrioli, ma anche per rassicurare le altre a portamento eretto come le melanzane, i peperoni e certi cultivar di pomodori.

 

 

Queste canne uguali danno un particolare senso d’ordine ai piccoli orti. Le radure spontanee sono in parte invase da rovi che prolificano senza ritegno, vorrebbero domati per lasciare all’erba dei prati e alla loro varietà di essenze di svilupparsi e propagarsi in santa pace. Nei restanti spazi trovi delle bulbose azzurre fitte fitte (il nome non lo conosco) e pervinche major altissime il cui fiore, di un pallido azzurro ricopre ampie strisce. Poi le euphorbie: la palustris, la serrata e la cyparissias, il loro fiore giallo-verdognolo spicca perché crescono agglomerate per specie ,iris ormai inselvatichiti svettano al disopra di tutte le altre essenze. Li vedi bianchi, azzurrini e viola intenso. Al limitare di questi prati grossi, gruppi di acanto hungaricus dalle foglie gigantesche, lucidissime in attesa di mettere le loro lunghe spighe marroni e bianche e i loro grossi semi marroni che a maturazione scoppietteranno e verranno lanciati all’intorno da una forza propria invincibile. Le felci aquilinam che orneranno rigogliose i bordi dei boschi sono ora lunghissimi steli verdi e portano solo alla sommità, appunto, una piccola gemma apicale. Guardandole non immaginereste mai il loro sviluppo: in agosto saranno piccoli alberi evanescenti.

 

 

I balconcini delle case sono ornati da succulente dal fiore giallo o da cascate di dimorphoteche rosa e bianche. I piccoli cortili ornati di vasi e vasetti di amarilli in fiore che col loro arancio rallegrano gli angoli più scuri. L’altare della grande chiesa parrocchiale, inglobata nel vecchio nucleo, è addobbata con composizioni fatte con lunghissimi germogli di frumento, bianchi ed aerei. Le donne del luogo sono solite prepararle mesi prima, tenendole al buio.

 

In questa stagione si raccolgono asparagi selvatici, sottili e lunghissimi, buoni per un risotto dicono i locali, ma io non li ho mai assaggiati. Così preferisco darvi la ricetta degli sgabei della cui bontà sono sicura.

 

 

Ricetta “sgabei”

 

Farina bianca 00 gr 500, lievito di birra gr25, acqua tiepida 250 centilitri , olio extra vergine di oliva 5 cucchiai , sale q. b. Impastare il tutto, logicamente il lievito va sciolto in acqua tiepida; lasciar lievitare per circa due ore. Stendere l’impasto a mano o a macchina non troppo sottile e tagliare delle belle losanghe. Far lievitare ancora per 30 minuti e poi friggere in olio di semi di arachidi . Servire caldi con salumi o formaggi teneri.

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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