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35 mm d’acqua – La guerra dell’acqua nel Grande Paese

di Massimo Guadrini 

 

 

È stato riprogrammato nelle settimane scorse in TV il classico del western hollywoodiano “Il Grande Paese”. Girato nel 1958 per la regia di William Wyler, il film presentava una ricca schiera di grandi star dell’epoca: Gregory Peck, Jean Simmons, Charlton Heston, Carrol baker e, soprattutto, Burl Ives, premio Oscar e Golden Globe come migliore attore non protagonista, che recita magistralmente il ruolo di un vecchio allevatore che, per quanto burbero e violento, possiede comunque un’idea del dovere e dell’onore che difetta al più ‘civile’ antagonista, interpretato da Charles Bickford. Per chi non l’avesse mai visto, il grande Paese eponimo è lo Stato del Texas, allora e tuttora emblema della conservazione dei valori della tradizione americana. La trama del film ruota intorno ad una faida tra due famiglie di allevatori, i Terrill e gli Hannassey, e ad una love story che si sviluppa fra James McKay (Gregory Peck) e Julie Maragon (Jean Simmons). La pellicola, estremamente lunga (ben 165’), ottenne anche una nomination all’Oscar per la migliore colonna sonora, composta da Jerome Moross. Nonostante gli ambìti premi e riconoscimenti, tuttavia, il film è veramente interessante solo per la magistrale interpretazione di Ives nel ruolo di Rufus Hannassey, che fa la differenza sia rispetto a Gregory Peck (che conferma qui che l’ingenerosa definizione “uno zero di bell’aspetto”, che diede di lui Billy Wilder, era tutto sommato meritata), sia a Charlton Heston e a Charles Bickford, tutti estremamente rigidi e poco espressivi, anche per colpa delle caratteristiche dei rispettivi personaggi, che paiono scritti ‘con il pennarello grosso’. Anche i personaggi femminili, peraltro, ancorché interpretati da attrici di talento, non hanno spessore.

 

 

 

 

Ma la ragione del fatto che se ne parli in queste pagine è che il conflitto dal quale prendono le mosse gli eventi della pellicola è, oltre che uno scontro di personalità tra i patriarchi delle due famiglie, una questione di acqua.

In sostanza, il conflitto nasce dal fatto che i due ranch avversari non dispongono di un corso d’acqua perenne come il Big Muddy, che scorre invece nelle terre di proprietà di Julie Maragon. Va detto che, per una tradizione avviata dal nonno di Julie, sia i Terrill sia gli Hannassey hanno sempre potuto abbeverare le rispettive mandrie con l’acqua del fiume. Ora però che Julie non riesce più a condurre la proprietà, entrambi i contendenti vorrebbero aggiudicarsi il ranch Maragon, ma per due diversi motivi: gli Hahhanney per sopravvivere, i Terrill per impedire alle mandrie degli avversari di abbeverarsi così da costringerli ad andarsene.

 

 

 

In sostanza, anche se all’epoca in cui è stato girato Il Grande Paese l’argomento non era più di attualità, è la questione della ‘proprietà dell’acqua’ a dare le mosse all’intera vicenda. Già, l’interrogativo ‘di chi è l’acqua?’, allora come oggi, rappresenta una dei nodi più scottanti, visto che dalla sua risposta dipendono le vite e le fortune di popolazioni e Stati. Bisogna infatti tenere presente che l’acqua, di per sé, non conosce confini; uno Stato può, allora, legiferare sullo sfruttamento delle acque del proprio territorio fino a privarne gli altri Stati confinanti, nei quali scorrono gli stessi corsi d’acqua? Oppure, può legiferare per permettere che l’acqua diventi una fonte di profitto, a scapito dei cittadini?

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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