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Andar per i campi di maggio

di Malù Pagani

 

 

Prendiamo l’auto e andiamo in giro per le strade di campagna, possibilmente al mattino presto quando ancora la rugiada indugia sulle foglie, sui fiori, sulle spighe già gonfie degli orzi e dei frumenti. Andiamo piano, a quest’ora non hai auto che strombettano dietro di te e ti fanno innervosire, andiamo possibilmente soli, si è più attenti, assorti in mezzo a tanta bellezza gratuita.

 

I cigli dei fossi sono ricolmi di fioriture: in mezzo alle graminacee, la più bella in assoluto l’eterea avena selvatica, scorgi degli inaspettati blu, sono le macchie di spighe di salvie selvatiche , dei piccoli laghi azzurri formati dalle agiughe poi i gialli capolini lucidi dei ranuncoli. Ma guarda meglio e troverai qua e là delle grosse margherite gialle che svettano sugli altri, sono le barbe di becco e poi ancora piccoli agglomerati di achillea ptarmica: sembrano piccoli fiocchi di lana grezza e sempre le immancabili euforbie che non si dimenticano mai di comparire. Certi tratti sono colonizzati dalla colza, pallida infiorescenza gialla e ramificata, fuggita da qualche coltivazione del nord, i papaveri sono già schiusi e coi loro petali rosso fuoco, stropicciati e setosi,aggiungono bellezza al tutto.

 

 

Non dimentichiamo però il romice (erba infestante tanto temuta dagli agricoltori) alto su tutti, le larghe foglie lanceolate, le spighe erette formate dai suoi semi verde-bruno. Il timo serpillo rosa e strisciante si allunga verso l’asfalto della strada senza paura . I campi si rigonfiano del loro tenero verde, siano essi prati o colture varie . I pomodori , già trapiantati con grande precisione, si presentano in lunghe file, stentati e macilenti e quasi ti fanno compassione! Poi alzi gli occhi e osservi le piante: le acacie fitte di fiori bianchi e profumati (in zona le chiamano gaggie, ma le gaggie sono altre), i sambuchi con le loro frittelle bianche anch’esse odorosissime. Più bassi cespugliosi i cornus sanguinea (perché quando spogli i loro rami sono rossi ed è per questo che nel parmigiano li chiamano “sangonela” ).

 

Intervalli di abitati, siano essi costituiti da villette o rustici stanchi, hanno davanti a casa qualche cespuglio in fiore: oggi impazza la photinia, troppo inflazionata, ma puoi vedere anche piante insolite come l’escallonia o il maggiociondolo. E così prosegui e scopri altre piante vogliose di aprirsi a questo primo vero sole che abbaglia ed affascina.

Sei contento, a casa chiuderai gli occhi e continuerai a vedere il grande spettacolo della natura in movimento.

 

 

Frittelle di fiore di sambuco

 

Per la pastella: gr 100 farina bianca 00, ml 200 vino bianco secco o acqua minerale frizzante, un uovo intero, un pizzico di sale un pizzico, olio d’oliva per friggere.

Preparare una pastella mediamente fluida diluendo la farina con il liquido scelto. Incorporare il tuorlo,il sale e l’albume montato a neve. Versare nel composto i fiori a piccoli rametti e immergerli nell’olio bollente a cucchiaiate. A doratura avvenuta servire le frittelle come antipasto o, cosparse di zucchero semolato, come dessert. Comunque sempre calde.

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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