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Il giardino inglese. Solo alcuni aspetti

di Malù Pagani

 

 

Cominciai venticinque anni fa ad andar per giardini con Gian Luca Simonini (botanico e garden designer) . Organizzava ed organizza ancora viaggi per visitare giardini di tutto il mondo. Mi trovai bene con lui ed allora uno o due viaggi all’anno non me li toglieva nessuno. Parlo al passato perché ho fatto una sosta, ma spero di riprendere presto perché “vale la pena di vivere per andarli a vedere con lui”. Fu così che tanti anni fa m’innamorai del giardino inglese. E’ molto diverso dai nostri ( intendo quelli italiani) ed è invece in linea con quelli del nord -Europa (Francia, Belgio. Olanda, e Germania). Fanno eccezione quelli della penisola Scandinava e della Spagna che osservano altre regole , probabilmente per la grande diversità del clima.

 

 

Intanto va precisato che visitavo per la maggior parte giardini privati. Grandi o piccoli, erano sempre ben inseriti nell’ambiente e in armonia sia con la “ mansion” che con il cottage. Gli inglesi tutti, dal nord al sud, hanno una grande passione comune: il bordo misto. Studiano accuratamente sulla carta come mettere le varie essenze (in genere erbacee perenni e qualche cespuglio ) analizzando i colori, le distanze, le dimensioni, il periodo di fioritura e logicamente le esigenze per quanto riguarda il terreno e l’esposizione, badando alle correnti d’aria e naturalmente alle empatie. Perché come voi forse già sapete anche i vegetali meglio si sviluppano quando hanno per compagni vegetazioni che non si rubano a vicenda i vari nutrimenti di cui abbisognano. Allora nascono dei quadri naturali che sono veri capolavori. Uno diverso dall’altro, anche se usano le stesse essenze.

E cosa dire delle famose  stanze”? Sì, i giardini più grandi, si possono permettere queste aree circoscritte da siepi, in genere compatte e sempre verdi, che possono essere quadrate, rettangolari, circolari o trapezoidali con piccoli varchi che immettono nell’interno, dove stanno le cose più preziose: la stanza delle rose bianche (dalla nevada alla iceberg e alla sea-foam) o magari delle diverse varietà di hydrangee (ortensie), dalla petiolaris (rampicante) alla quercifoglia e alla paniculata e così via secondo il gusto e la passione dell’ideatore.

 

 

Poi ci sono le zone wild. Non sono zone abbandonate, ma lasciate a loro stesse, sempre però sotto l’occhio vigile del giardiniere, perché la flora possa autoseminarsi. Sono bellissimi posti dove i fiori e le erbe danno il loro meglio. E poi i rampicanti che ornano e rendono aggraziato qualsiasi muro, qualsiasi angolo. Le rose hanno il sopravvento, ma ci sono anche le clematis, a partire da quella montana, vigorosa, che sale instancabile e con i suoi fiori rosa pallido e le sue foglie verde-amaranto ricopre le staccionate di legno o di bambù o le tettoie di fabbricati rustici. Forse è la più bella.

 

Piadina con erbe di campo

Impasto: farina bianca 00 gr. 200, acqua un bicchiere, strutto un cucchiao, sale.

Fare un impasto di media consistenza spegnendo la farina con acqua bollente. Stenderla poi formando dei dischi della  misura del testo. Forarli con la forchetta e procedere alla cottura sui testi bollenti. Mettere il disco sul testo e dopo poco rivoltarlo. Trascinarlo con la forchetta da un lato e dall’altro fino a cottura avvenuta. Ripiegarlo e riempirlo con svariate erbe di campo: asprelle, crespino, barba di becco, rucola selvatica crude o passate in padella con olio e aglio, sale e pepe.

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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