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Itinerari. Passeggiando sospesi su Manhattan

di Giulia Rossi

 

 

Quattro passi tra le nuvole? A New York si può. No, non stiamo parlando della vista mozzafiato che si può osservare salendo sull’Empire State Building, dove certo è facile far finta di volare, chiudendo gli occhi e aprendo le braccia, in pieno “stile Titanic”. Troppo scontato. Si tratta di un luogo più magico e insolito che, solo chi ha provato l’emozione di fare una tranquilla camminata nel verde, sospeso a nove metri d’altezza, può riuscire ad immaginare. Questa cartolina prende il nome di High Line Park, per i newyorkesi, un piccolo angolo di paradiso, dove dimenticarsi del mondo e concedersi qualche istante immersi nella natura.

La High Line è un parco urbano lineare ricavato su un ponte a nove metri d’altezza, sotto cui scorre, inarrestabile, il traffico di Manhattan. Il percorso pedonale è lungo circa 3 chilometri e parte da Gansevoort Street, nell’ex distretto industriale Meatpacking District, per poi proseguire verso nord.

 

 

Nelle abitudini degli statunitensi, imbambolati dall’irruente fiume di gente che, a tutte le ore, attraversa Times Square; storditi dai clacson dei taxi gialli che corrono all’impazzta; accecati dalle tante luci del Rockefeller Center e abituati alla vista costante del cemento, la High Line rappresenta uno di quei piccoli momenti d’estasi che ognuno di noi dovrebbe regalarsi, almeno ogni tanto. Tanti gli uomini d’affari che salgono le scale da Gansevoort Street per fare quattro passi in pausa pranzo, molte le ragazze che si prendono mezz’ora libera per dedicarsi alla cura del sole sui lettini (rigorosamente in legno), allineati lungo alcuni tratti del percorso. E poi ci sono i pensionati che decidono di abbandonare il consueto caffè “take away” di Starbucks e prendere un bel cappuccino in tazza grande, da gustare sui tavolini in ferro battuto, osservando la gente che passa. Seduti su una panchina, ad ammirare l’Hudson al tramonto, sono soliti andare una coppia di fidanzati. E perché, quando fa davvero caldo, non concedersi un buon gelato, a base di erbe e frutti provenienti da coltivazioni biologiche locali, nel chiostro People’s Pops? La High Line non conosce quella frenesia tipica di una metropoli come la Grande Mela. Rappresenta solo chilometri di tempo che lì scorre a rallentatore. E’ uno spazio da percorrere passo dopo passo, con gli occhi gonfi per l’imponenza dello skyline in lontananza.

 

 

Già questo basterebbe a rendere la High Line un posto speciale, invece c’è di più. Alla bellezza di un luogo unico si aggiunge il valore del patrimonio storico che si porta alle spalle, oltre alla particolarità della sua struttura. Vi abbiamo detto che il parco prende vita su di un ponte. Ma non vi abbiamo ancora svelato che il percorso nasce sui binari di una ex ferrovia, prima condannata alla morte per demolizione, poi miracolosamente riconvertita in un camminatoio sospeso in aria. Tra un tratto di rame e l’altro si fanno spazio con forza piantine selvatiche, erbe, spighe e fiori colorati ma anche alberi e cespugli. Tutti autoctoni, tutti estremamente tutelati e curati, ma nel rispetto della loro spontaneità.

La storia della High Line comincia da lontano, precisamente nel 1934, quando la linea ferroviaria sopraelevata venne inaugurata ai fini di spostare il traffico dei treni lontano dalla 10th Street, ribattezzata “Death Avenue” per i tanti tragici incidenti avvenuti. Infatti, a partire dal 1847, il Sindaco di New York aveva dato l’autorizzazione ai treni merci che trasportavano carne al vicino macello di passare a livello della strada, lungo tutta la zona West. Con il trascorrere degli anni e lo scatenarsi dell’imminente progresso economico, i camion sostituirono i treni e così quel collegamento ferroviario finì per cadere in disuso. Fu nel 1980 che l’ultimo treno solcò quei binari.

 

 

La ferrovia fu dunque chiusa, abbandonata a sé stessa in attesa di una demolizione già decisa dall’allora Sindaco di New York, Rudy Giuliani. Lungo il suo percorso crebbero piante ed erbacce andando a formare una striscia di vegetazione sospesa a nove metri dal suolo, ovvero l’antenata di quella che il futuro chiamerà High Line Park.

Se oggi possiamo provare il piacere di camminare in un parco sospeso nel vuoto lo dobbiamo soprattutto all’intuito di Robert Hammond e Joshua David, due appassionati di storia urbana, che nel 1999 hanno deciso di tentare il tutto e per tutto per recuperare la struttura della vecchia ferrovia, dandole nuovo vigore. Il primo passo da compiere fu creare un’associazione no-profit per la riqualificazione del ponte, la “Friend of the High Line”. Da lì a breve poi, lanciarono un bando per votare il migliore tra i progetti volti alla realizzazione del futuro parco, a cui parteciparono ben 36 paesi. Per alcuni anni, artisti, designer, architetti, cittadini e politici hanno lavorato gomito a gomito per il riadattamento del nuovo percorso pedonale, anche grazie ad una raccolta finanziaria che ha raggiunto 130milioni di dollari. I lavori per la conclusione del percorso pedonale tutt’ora sono in costante attività: proprio nel giugno 2011 è stato inaugurato il secondo tratto del parco dalla West 20th North alla West 30th Street. Più o meno all’altezza della 23th Street è stata ricavata un’area dedicata ai picnic, per permettere ai newyorkesi di godersi sempre di più la vita nella natura. La terza e ultima parte dell’impresa invece si concluderà non prima del 2014.

 

 

La High Line non è un parco come gli altri, questo lo avrete capito. Tante sono le attrazioni che lungo tutta la cintura verde si contano, come ad esempio le fontane parlanti che, azionando un apposito pulsante, dedicano ai passanti racconti e poesie d’altri tempi o il Porch Café, dove vengono servite birre artigianali alla spina; mentre al Sunken Overlook si può osservare, seduti su alcune panchine posizionate a semi anfiteatro su di una vetrata, il traffico dalla 10th Evenue che scorre sotto le vecchie rotaie. E, ancora, il maestoso hotel che letteralmente siede sul parco. Del resto siamo pur sempre in America e quindi, le cose si fanno in grande. Quel che è certo è che almeno una volta nella vita bisogna provare il brivido di salire le scale di ferro all’altezza di Gansevoort Street, direzione cielo, arrivare sulle panchine di legno della High Line, chiudere gli occhi, accarezzare l’erba alta cresciuta tra i binari con il palmo della mano, liberare i capelli al vento e mettersi in ascolto: a New York il rumore dei grilli e delle cicale non è sempre finzione cinematografica.

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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