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Non rispettare il referendum sull’acqua è un problema di legalità

di Silvia Parmeggiani

 

 

27 milioni di italiani hanno votato contro la privatizzazione dell’acqua. Eppure i comuni sembrano ignorarlo e le tariffe non cambiano. O meglio: rimangono alte. <<Un sopruso, un problema di legalità>>. A puntare il dito contro chi non rispetta il referendum è Stefano Rodotà, giurista e uno degli estensori dei requisiti referendari del 2011, che martedì 23 maggio è intervenuto alla conferenza stampa del forum italiano dei movimenti per l’acqua (indetta per il lancio della manifestazione del 2 giugno a Roma a difesa dell’esito del referendum sull’acqua dello scorso anno).

Tra le richieste del giurista il rispetto del plebiscito cittadino. <<Napolitano intervenga, per ricordare che in Italia l’acqua è pubblica. E il segretario Bersani -che un anno fa schierò il Pd a sostegno dei referendum- prenda una posizione chiara>>. Chi non ricorda la campagna targata Pd con le istruzioni per votare al Referendum “Vota 4 sì”. Eppure, del referendum, paiono essersene scordati anche loro. Ma se gli italiani hanno scelto per la gestione dell’acqua pubblica e partecipata la politica non dovrebbe voltare sempre le spalle.

E intanto, dalla Spezia, è partita una campagna di obbedienza civile. Una raccolta di firme dove chi aderisce decide di pagare le bollette dell’acqua (da qui l’obbedienza) applicando una riduzione pari alla componente della “remunerazione del capitale investito” (i profitti sull’acqua).

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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