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Ricostruzione di una comunità, fra sconforto ed impegno

di Laura Benatti

 

 

Rovereto ha perso i simboli materiali del proprio essere comunità: la piazza, la chiesa, i bar della via principale che attraversa il paese per tutta la sua lunghezza sono caduti o malridotti. Tutto il centro abitato è immerso in un silenzio surreale, tranne un luogo: il grande prato dietro la canonica, dove gli Scout ed i volontari del paese hanno allestito un campo improvvisato per far fronte all’emergenza. Si trova sul limite della zona rossa e pochi metri più in là, appena a distanza di sicurezza, c’è il campanile diroccato, a cui è inevitabile gettare ogni tanto lo sguardo. Questo luogo è stato arrangiato come nuova piazza; punto di aggregazione degli abitanti del paesino, che arrivano un po’ smarriti e trovano subito conforto nel vedere facce conosciute e rassicuranti, che tentano tutte assieme di restituire, e restituirsi, un po’ di normalità, pur nell’emergenza. Ecco allora che di fianco al banchetto in cui si raccolgono le offerte di tende e materassini per dare un riparo a chi non ha più casa, la cartolaia del paese ha messo un tavolino improvvisato come edicola, con tutti i quotidiani del giorno ammucchiati. Pochi metri più in là, i Vigili del Fuoco arrivati da Piacenza e da Venezia raccolgono davanti al loro furgone le richieste di verifica degli edifici, e si preparano ad uscire per i sopralluoghi del pomeriggio; alle loro spalle, dei ragazzini giocano a pallone, mentre dalla parte opposta del prato, sotto ad un tendone, si sono creati dei gruppetti di gente che chiacchiera o gioca a carte, sfuggendo al sole impietoso del dopo pranzo.

 

Due grandi tende sono state riempite di acqua e generi alimentari di prima necessità, portati dai magazzini del supermercato e donati da altri Comuni, e nel primo pomeriggio una quindicina di ragazzi si mettono al lavoro per preparare borse di cibo da portare nelle tendopoli improvvisate del paese, a chi ne ha bisogno. Oggi hanno contato 500 famiglie, e allora via a mettere in ogni sporta «un chilo di pasta, un barattolo di conserva, due succhi di frutta, due vasetti di marmellata e se avanza del posto anche una scatola di pastina»; i ragazzi si riferiscono queste istruzioni uno con l’altro, chiunque passi di lì può inserirsi nella catena, buttandosi a testa bassa a riempire borse, all’inizio imitando gli altri per non sbagliare, senza che nessuno sappia esattamente chi ha dato l’indicazione iniziale delle quantità di cibo da preparare, ma tutti presi dall’euforia di vedere la fila di borse che si allunga a dismisura sui tavoli, finché arrivano altri ragazzi che caricano tutto sui furgoni e partono per le strade del paese a consegnarle.

 

 

 

Ci sono tanti volontari che aiutano a montare tende e a distribuire i pasti, molti non si cambiano i vestiti da diversi giorni, perché i vestiti sono in casa e la casa è inagibile, dovrà essere forse demolita, ma adesso meglio non pensarci, ci si dà da fare per quel che si può e intanto si riesce pure a scambiare una battuta e un sorriso con gli amici di sempre, ma anche con chi non si conosce.

Molte persone che sono qui ad aiutare sono gli Scout del paese; sono stati loro i primi ad attivarsi martedì, subito dopo le scosse che hanno sconvolto il paese. Con il sangue freddo che deriva dalle loro esperienze in situazioni di difficoltà e disagio, cercano di tranquillizzare tutti, e non risparmiano a nessuno una parola di conforto o un sorriso. Dopo il terremoto hanno iniziato a piantare tende nel campo sportivo insieme a tanti altri roveretani che si sono attivati subito, consapevoli di dover dare un riparo per la notte a molte famiglie sfollate ed in difficoltà. Per alcuni giorni il campo di accoglienza improvvisato è stata l’unica realtà di soccorso presente sul territorio: la Protezione Civile qui è arrivata solo venerdì sera, da Roma. Sabato sono arrivate anche delle unità mobili da Biella per fare sorveglianza anti-sciacalli nella zona rossa. L’arrivo della Protezione Civile ha generato qualche discussione e malumore; essa infatti ha subito rivendicato il monopolio dell’aiuto alla popolazione, facendo sgomberare in tutta fretta il campo scout, adducendo che si trattava di una tendopoli non a norma di legge. Le persone che nei primi tre giorni e notti dell’emergenza vi avevano trovato riparo si sono lamentate, perché il campo, pur non essendo forse “a norma” era accogliente ed i volontari del paese non avevano lesinato alcuna cortesia; ma si va avanti, cercando di capire come si evolverà la situazione e soprattutto come si potranno coordinare gli aiuti nei giorni e nelle settimane successive.

 

Tutti qui si chiedono cosa ne sarà di Rovereto; non si riesce ancora a fare dei progetti per il futuro, si vive giorno per giorno, piangendo Don Ivan, il parroco che non c’è più, e cercando di farsi forza l’uno con l’altro, perché si è ancora qui dopotutto, e le case si potranno ricostruire e la vita potrà ripartire, anche se ancora non si sa da che parte iniziare, e le scosse non si fermano, continuano a minare animi ed edifici.

Ma nonostante tutto, domani è un altro giorno.

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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