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La cucina naturale… il benessere dalla Madre Terra al cuore

di Annalisa Alfarano

 

 

 

In una zona centrale di Milano, in via Buonarroti n.8, si trova uno dei più ambiziosi ristoranti di cucina naturale della città “Al Grande Cerchio”, dove si valorizza l’agricoltura biologica rispettosa di Madre Terra, si rispettano le stagioni e l’integrità degli alimenti, il tutto in un ambiente ospitale dai toni caldi e confortevoli.

Siamo accolti con un gran sorriso dalla sig.ra Maria Marangelli, proprietaria, o come si definisce lei “madre del ristorante” la quale ci svela i segreti della sua buona cucina.

 

Sig.ra Marangelli, com’è nata l’idea di aprire questo ristorante?

L’idea era in cantiere dal 2005 e si è concretizzata nel 2008. E’ nata da una scelta personale di creare un ambiente che non fosse solo un luogo per mangiare, ma uno spazio in cui il cibo realizza il nostro bisogno di vivere in armonia con la creazione, di onorare la “Madre Terra”, di rispettare tutte le creature e convivere in pace con loro.

E’ un luogo che opera per permettere alla gente di fare ciò in cui crede. Oggi viviamo in un tempo di cambiamento in cui le sicurezze sono messe a rischio, e la crisi è un’opportunità per sperimentare le nostre passioni, dato che il lavoro rappresenta una fonte di sopravvivenza.

 

Come mai il ristorante si chiama “Al Grande Cerchio”?

Il nome nasce per caso, infatti inizialmente il ristorante si chiamava in un altro modo. Questo nome è arrivato come un dono, rappresenta il mio desiderio, quello di prenderci tutti per mano in un grande cerchio, creare un mondo in cui possiamo vivere gli uni in armonia con gli altri. Il Cerchio è anche inteso come metafora del Tempo della vita scandito dalla comunità che si riunisce per mangiare e al suo interno circolano saperi e sapori. La necessità di ritrovare il giusto tempo è figlia dell’epoca contemporanea, nella quale la velocità spesso porta all’incapacità di godere della bellezza delle cose semplici.

 

 

 

Che cos’è per lei la “cucina naturale”?

Significa molte cose. E’ una riscoperta di antiche pratiche di condivisione. E’ come l’abbraccio materno, qualcosa di autentico e antico, di cui abbiamo nostalgia. Da sempre si usa dire che la mamma è come nessun altro, poiché, grazie al suo primo dono d’amore, il cibo, viviamo attraverso di lei la prima relazione con l’altro e con il mondo.

La cucina naturale è gratitudine e atto d’amore, è godere dei sapori, dei cibi e della presenza degli altri, celebrando i ritmi, i tempi della Natura e le stagioni.

 

Quali sono i segreti che rendono la sua cucina speciale e potenziante?

Innanzitutto la qualità e la stagionalità. Gli ingredienti provengono da agricoltura biologica, non da derivazione animale, anche se facciamo la pizza con la mozzarella a caglio vegetale. Evitiamo tutti gli alimenti che contengono lo zucchero. Per noi è un veleno, causa diabete ed è una base acida per il nostro sangue. Utilizziamo il fruttosio e tutti gli zuccheri naturali.

Il trucco è stare più vicino a come natura crea e mantenere il prodotto cosi come ci viene donato. Ad esempio, il cereale in teoria dovrebbe essere consumato in chicco, poiché racchiude tutte le proprietà dell’alimento, macinandolo si volatilizza il contenuto nutrizionale.

Un altro punto di forza è conoscere ciò che la terra produce. Noi viviamo in città e non abbiamo un rapporto diretto con la terra. C’è un’ignoranza pesante legata alla nostra lontananza dai cicli naturali, ed ecco che cresce sempre più l’esigenza di avere un proprio orticello in casa.

Infine, abbiamo un ingrediente invisibile che è l’amore incondizionato per ciò che facciamo.

 

 

Mi è sembrato di notare solo donne, c’è anche qualche uomo nel suo staff?

Lo staff è prevalentemente femminile, perché le donne hanno la dote naturale dell’accoglienza e dell’aprirsi all’altro. Gli uomini che sono qui, sono quelli capaci di stare in ascolto, non sottomessi, ma che sanno fare un passo indietro quando devono. Lo stile è piuttosto collettivo e collegiale, tutti devono saper fare tutto, in modo da aiutarsi, ma ognuno ha il suo lavoro. La struttura non è gerarchica, siamo tutti in un grande cerchio.

 

E’ stato pubblicato da poco il libro “Le Ricette del Grande Cerchio”. Da cosa è scaturito questo progetto?

Il progetto è nato dall’idea di trasmettere agli altri tutto ciò che sperimentiamo su di noi. Spesso i clienti ci chiedono le ricette, perché trattenerle?

L’autrice del libro è Caterina Mosca, la nostra responsabile della comunicazione, che compone i saperi del ristorante, dalla cui comunità nascono i piatti contenuti nel libro. Ciò che rende speciale questo progetto, com’è scritto nell’introduzione, è la sua universalità: tutte le ricette presentate sono figlie di molte mani, menti e cuori provenienti da diverse aree geografiche.

 

 

Prima ha parlato del suo ristorante come di un luogo che opera per permettere alla gente di fare ciò in cui crede. Cosa intende esattamente?

Il nostro ristorante è un luogo di incontro: il martedì e il giovedì dalle 18.30 alle 20.30 organizziamo l’ “aperitivo con chiacchiera”, a soli 10€ si mangia, si beve e si sta insieme. Ogni sera una persona qualificata si propone e conduce la chiacchiera. Si tratta di scrittori, autori, medici che donano la loro conoscenza. L’argomento è legato al benessere e alla rimozione dai blocchi che non fanno fluire il nostro equilibrio armonico e impediscono la realizzazione dei nostri desideri.

Le serate sono programmate mensilmente e vengono inviate da Caterina Mosca, tramite la nostra mailing-list. In 4 anni, più di 3600 persone sono connesse al nostro mondo. Vi dirò di più, ieri era il solstizio d’estate ed è nata l’associazione de “Gli amici del Grande Cerchio”.

 

Potrebbe spiegare meglio per favore?

E’ un preannuncio ma ne sono entusiasta. Si tratta di un’espansione della nostra progettualità sempre in uno spirito comunitario. Ad esempio ci occupiamo di riqualificare le cascine a Milano creando degli spazi di co-abitazione, socialità, integrazione. Partiamo dal presupposto che il cibo unisce e riduce le distanze.

L’associazione si lega anche ad altre attività, come la creazione di abiti con tessuti naturali, cercando di inserire persone emarginate. Oppure fare bio-edilizia, istituendo dei luoghi dove si produce energia e non si spreca, per esempio il forno a pannelli solari. Sento questo desiderio di stare insieme e di aiutare gli altri. La vita è un dono, viverla è un arte. E il ristorante rappresenta tutto ciò.

 

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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