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Il silenzio dell’indifferenza

di Giovanna Pavesi

 

 

Sono le 14 di un caldo giovedì di luglio. La casa di fronte alla mia finestra è bianchissima, come i lenzuoli stesi al sole; quel bianco ricorda sfacciatamente che l’estate è anche silenzio, isolamento. Dopo pranzo mi alzo da tavola, tolgo piatti, bicchieri e piego la tovaglia; svogliatamente mi avvicino alla televisione e cambio canale. Come un improvviso temporale estivo mi imbatto nel racconto agghiacciante di Abbas Saton, unico sopravvissuto dell’ennesima tragedia nelle calde acque del Mediterraneo. Una battaglia perpetua: il mare e la miseria che involontariamente si mettono uno contro l’altra.

54 le vite appese all’equilibrio precario di un gommone, che a stento avrebbe retto un viaggio così lungo in acque affollate e pericolose. 54 le persone che lasciavano l’Africa, passando per la Libia, sfidando il mare, i pregiudizi, la crisi, la miseria e la solitudine. 54 i sogni affogati, dopo un’agonia durata 15 giorni. La partenza è avvenuta in una data indefinita, alla fine di giugno. Ad abbandonare le coste libiche di Tripoli, si dice fossero Somali ed Eritrei.

Dopo alcuni giorni di navigazione, viene avvistata la costa di un’isola che sarebbe potuta essere la bella Lampedusa; dal racconto dell’unico superstite, il gommone avrebbe perso la rotta, viaggiando in balia delle correnti del Canale di Sicilia per circa 15 giorni. 15 giorni di silenzio e isolamento, appunto. Un’agonia lenta, avvenuta nell’indifferenza dell’estate, delle “ondate di calore”, degli “europei falliti”, dei “consigli dell’esperto per ripararsi dal sole”.

E così nel silenzio assordante di 15 lunghissimi giorni di affanno, senza cibo e senz’acqua , se ne sono andate 54 vite umane. Abbas Saton racconta di essersi aggrappato ad una tanica di carburante quando l’imbarcazione è affondata. Sono morti tutti sotto i suoi occhi, uno per uno. Tre di loro erano parte della sua famiglia: due fratelli e una sorella.

 

 

L’Istat ha fornito di recente il primo rapporto sul tema “I Migranti visti dagli italiani”: il 48,7% pensa che in condizione di disoccupazione, i datori di lavoro dovrebbero dare precedenza agli italiani. Il 35% pensa che gli stranieri tolgano occupazione agli italiani e per il 65% gli stranieri presenti sul territorio sono “troppi”.

In questa storia, i troppi sono quelli morti.

Curiosamente, poco prima di capitare sul racconto di Abbas al telegiornale, ho ascoltato in un altro programma tv, l’ultimo frammento di una celebre canzone di Whitney Huston, che dice : “I hope life treats you kind, and I hope you have all you’ve dreamed of, and I wish you, joy and happiness, but above all this, I wish you love.”

Curiosa la vita.

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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