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No alle trivelle nel canale di Sicilia

 

“Meglio l’oro blu dell’oro nero” è il titolo del rapporto che Greenpeace lancia per denunciare i rischi della folle corsa petrolifera già partita nel Canale di Sicilia.

Il Canale di Sicilia è uno dei punti più ricchi di biodiversità del Mediterraneo. Questo patrimonio è minacciato da ben ventinove richieste di ricerca di petrolio, di cui undici già autorizzate. L’Italia è un paradiso per i petrolieri. Se le richieste fossero tutte approvate, compagnie come Shell e ENI e altre meno note come la Northen Petroleum pagherebbero in totale poco più di 66 mila euro l’anno di canone per fare ricerca in un’area di oltre 10 mila chilometri quadrati. Inoltre, se trovassero il petrolio, pagherebbero delle royalties tra le più basse al mondo. I rischi, invece, sarebbero tutti a carico della comunità: la stima dei danni per il settore turistico causati dalla Deepwater Horizon è di circa 18 miliardi di euro; anche un incidente nel Canale non sarebbe senza conseguenze: qui infatti si trova circa il 40 per cento della flotta da pesca regionale che genera oltre il 17 per cento dei ricavi nazionali per il settore, mentre l’insieme delle province che si affacciano sul Canale assorbe circa il 38,6 per cento del flusso di presenze turistiche regionali, con il 35 per cento degli occupati per alberghi e ristoranti.

 

«I rischi creati dalle perforazioni off-shore sono inaccettabili per l’ambiente, per l’economia e per il benessere delle comunità che vivono sulla costa – spiega Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace. – Non possiamo permetterci un secondo “Golfo del Messico” nel cuore del nostro Mediterraneo. Perciò chiediamo agli amministratori locali e ai siciliani tutti di sostenere il nostro appello affinché il ministero dell’Ambiente fermi la folle corsa all’oro nero”.

Per questo nelle prossime settimane con il tour “U MARI NUN SI SPIRTUSA”, Greenpeace organizzerà incontri ed eventi di sensibilizzazione per illustrare la roadmap di tutela del Canale di Sicilia. In particolare, saranno attivate due attività principali: una spedizione scientifica che, tramite un veicolo filoguidato dotato di telecamera (ROV), documenterà la biodiversità dei banchi d’alto mare del Canale e iniziative di sensibilizzazione per chiedere a tutti i comuni della costa meridionale della Sicilia di firmare l’appello al ministero dell’Ambiente per fermare le trivelle e tutelare il mare del Canale di Sicilia. Tutti i cittadini possono seguire il tour anche on line sul sito www.notrivelletour.org e aderire alla petizione per chiedere al proprio sindaco di sottoscrivere l’appello rivolto al ministro dell’Ambiente.

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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