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Un luglio di sangue: l’oro degli Incas nella mani della Newton Mining Co.

di Anna Chiara Sardella

 

 

È difficile reperire notizie dettagliate della vicenda. Si sa solo che è accaduto ai primi di luglio 2012, nella terra degli Incas, e dell’antica lingua quechua, si sa anche che è in pericolo il patrimonio idrico di una delle terre con il più vasto paesaggio naturale del mondo. Cajamarca è una città settentrionale ad ovest della regione peruviana, quasi interamente montuosa. Il maggiore mezzo di trasporto nell’intero Perù rimane l’autobus, per via della sua caratteristica montagnosa che lo riveste quasi integralmente.

La città di Cajamarca è il simbolo della fine della civiltà Inca e inizio del predominio spagnolo. Proprio qui Pizarro, incontrò il re degli incas Atahualpa, venerato e obbedito dai suoi sudditi che cedette al compromesso con gli spagnoli.

Ma i recenti fatti di cronaca smentiscono la propensione degli amerindi a venerare i propri politici. Pochi giorni fa, il 5 luglio, in questa città sono morte tre persone mentre altre 15 sono state arrestate dalle autorità locali. Manifestavano per impedire la costruzione di una miniera d’oro a cielo aperto che una grossa compagnia statunitense con sede a Denver, la Newton Mining Co. ha intenzione di compiere entro il 2014. Il progetto Conga che costa quasi 5 miliardi di dollari, non è l’unico: infatti è stato pensato per estendere ancora di più la miniera d’oro già aperta a Yanacocha, che a quanto pare risulta essere la più grande dell’America Latina, un ulteriore scavo che scenderà 3.700 metri sotto il livello del mare.

Il governo precedente, presieduto da Alan Garcia, nel 2009 aveva approvato la validità del progetto, e lo stesso ha fatto un anno dopo Ollanta Humala il suo predecessore, portando però all’attenzione dell’opinione pubblica peruviana i rischi e i danni che l’estensione di questo progetto avrebbe portato sul paesaggio nonché l’incremento dell’inquinamento. L’attenzione dunque è stata spostata sull’evidenza empirica: che la costruzione dell’imponente miniera aurifera sospingerà le acque di quattro grandi fiumi della catena montuosa delle Ande verso il mare.

Dopo un periodo di turbolenza e instabilità politica, le proteste sono scoppiate quando “l’alcalde” Celedin Mauro Arteaga si espresse favorevolmente alla miniera, un po’ come Atahualpa; così più di mille persone sono scese per le strade di Camajarca contro il progetto, tirando sassate alla polizia. Nel trambusto generale per tutta risposta i poliziotti hanno represso la folla con gas e sfollagente. Cinque sono stati i morti, tra cui un ragazzo di diciassette anni – “ siamo stati costretti ad agire così perché i manifestanti hanno usato la violenza” riprende una nota del ministero degli interni che nella preoccupazione ha previsto altre rivolte popolari.

La crisi peruviana mette ancora una volta in rilievo il fattore della protezione ambientale come assolutamente preminente. Qui i politici anche senza volerlo hanno incoraggiato i propri cittadini a riflettere scatenando poi le sommosse che dal potere politico stesso sono stati repressi. Non si tratta di ecologisti o di anti progressisti, come invece vogliono i politici e le firms; ma esseri umani che si sentono parte del loro ambiente da cui ineluttabilmente dipendono. La Newton Mining Co rassicura: molti posti di lavoro verranno creati dal progetto, portando ricchezza e smuovendo l’economia peruviana. Promesse ancora tutte da verificare, ma anche un’altra domanda sorge spontanea: a chi andranno i proventi e le risorse della miniera?

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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