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Pannolini biodegradabili e primo sistema di riciclo in Italia

di Federica Riccò

 

 

La EcoWip (Wellness Innovation Project spa), nata nel 2005 con sede a Prato, è un’azienda che si fonda sui principi della moderna Green Economy: responsabilità sociale d’impresa. Sostenibilità del prodotto industriale, del suo ciclo vitale e rispetto per la persona non più soltanto “consumatore” ma parte attiva e critica del processo di definizione del prodotto stesso. Questa azienda si è sviluppata grazie all’intenso lavoro di un team di ricercatori appassionati, attenti all’innovazione e ai nuovi materiali con caratteristiche precise: sostenibilità, biodegradabilità, salubrità, tracciabilità e impiego di polimeri naturali derivati da risorse rinnovabili, rinuncia all’impiego di additivi chimici, utilizzo di un innovativo sistema di protezione da possibili contaminazioni durante le fasi di assemblaggio dei prodotti e l’adozione di pratiche per il risparmio energetico e per la riduzione dei rifiuti. L’azienda utilizza solo energia verde certificata. L’EcoWip è riuscita in un intento complesso come quello di entrare nel mercato dei beni monouso ed in particolare in quello dei pannolini per bambini, detenuto per il 98% dalle grandi multinazionali. L’intento dell’azienda è quello di sensibilizzare le persone al fatto che esista un’alternativa ai prodotti convenzionali, dimostrando che le plastiche di derivazione vegetale rappresentano una soluzione valida rispetto a quelle derivate dal petrolio. Il team di ricercatori dell’azienda è riuscito a creare il pannolino monouso con il più alto indice di biodegradabilità al mondo, pari all’80%, nei prossimi anni si spera di arrivare al 90%. Tale prodotto è il primo al mondo ad ottenere la certificazione Swan Ecolabel, l’unico standard che prevede la certificazione di prodotti mono-uso. Dal 2009, con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente la propria produzione, Wip ha ridefinito la propria ragione sociale diventando una Spa, con una capitalizzazione di quasi 500mila euro. Tra i soci azionisti spicca l’ingresso di Sefea (Società Europea di Finanza Etica e Alternativa), che ha lo scopo di fornire supporto finanziario alle attività che promuovono uno sviluppo economico fondato su valori di ecosostenibilità. La missione di questa azienda è chiara: lavorare per il benessere e la salute delle persone adottando tecnologie e materiali efficienti, alternativi a quelli sintetici, che consentono di salvaguardare l’ambiente. Peer questi motivi Wip utilizza materie prime provenienti da fonti rinnovabili come il PLA, ovvero biopolimeri ottenuti da amidi vegetali, usati per la realizzazione di pellicole film e imballaggi; cotone certificato biologico e fair trede proveniente da coltivazioni biologiche in Paraguay e gestito dal commercio equo solidale; cellulosa proveniente da foreste finlandesi coltivate con criteri di sostenibilità ambientale. Con oltre 25miliardi di prodotti in Europa e 150miliardi in tutto il mondo, l’impatto ambientale dei pannolini costituisce un’emergenza che non può essere ignorata. In Italia si producono ogni anno poco più di 32milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 3% è costituito da prodotti assorbenti per la persona. Fino ai tre anni ogni bambino consuma circa una tonnellata di rifiuti che vanno poi a finire in discarica o nell’inceneritore. Per cercare di risolvere questo concreto problema il Comune di Ponte nelle Alpi (BL) sta dando vita al primo sistema sperimentale in Italia di raccolta e riciclo dei pannolini usati. I rifiuti rappresentano energia e rendere sostenibile il processo della produzione e del consumo rappresenta un punto di svolta per arrivare al riciclo totale. Fater spa, che produce e commercializza in tutta Italia i pannolini Pampers, il Comune di Ponte nelle Alpi e il Centro di Riciclo Vedelago hanno promosso il primo sistema sperimentale in Italia di raccolta e riciclo dei prodotti assorbenti per persona. Tale sistema mira a trasformare questi rifiuti in arredi urbani e oggetti in plastica. I prodotti vengono portati attraverso un servizio porta a porta al Centro Riciclo Vedelago, da qui vengono caricati i prodotti all’interno del sistema di riciclo (1), in un secondo momento i rifiuti vengono sterilizzati con vapore a pressione che prevede una neutralizzazione degli odori senza quindi l’utilizzo di agenti chimici (2), i pannolini asciutti attraverso un nastro trasportatore vengono trasferiti dall’autoclave al cestello separatore che differenzierà il prodotto in plastica e cellulosa (3). Dalla materia organico-cellulosica sarà possibile ricavare cartone da imballaggio industriale o fertilizzante e dalla plastica, che sottoposta ad estrusione assume la forma di piccoli granuli, si potranno ricavare in questo modo oggetti d’arredo urbano o di uso quotidiano. Per vedere l’impianto pilota di questo progetto andate su http://www.fater.it/riciclopannolini/ .

 

 

Questo processo prevede una significativa diminuzione dell’inquinamento ambientale. Si prevede una considerevole riduzione di gas serra, infatti non solo permette di recuperare tutte le emissioni climalteranti generate dalla raccolta differenziata ma porta addirittura un vantaggio 17,7 kg di CO2 eq per tonnellata. Verranno poi risparmiate circa 1.874 ton/anno di CO2 nell’area in cui opera il sistema, pari a quella catturata ogni anno da oltre 62.000 alberi. Si prevede una eliminazione dei rifiuti in discarica di 5000 ton/anno considerando il riciclo fino alla creazione di nuova materia prima seconda. Inoltre verranno risparmiati 6.500 m3/anno in discarica. Alla fine del processo la materia prima recuperata è pari a 2.500 ton/anno. Tutto ciò incide considerevolmente anche sulla qualità dell’aria, con una riduzione di 17kg/anno di particolato, -270 kg/anno di ossido di zinco, -230 kg/anno di monossido di carbonio (rispetto alla soluzione inceneritore). Questo progetto è un invito a migliorare l’ambiente e di conseguenza la vita delle persone attraverso la ricerca di nuove strade e nuove mentalità di approccio al problema inquinamento, perché “Non si possono risolvere i problemi con la stessa mentalità di chi li ha generati”.

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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