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La valle di Gressoney

di Malù Pagani

 

 

Mi son spinta fin qui a 1300 metri. E’ piena estate. Appena entri nella valle dopo Pont st. Martin l’aria e la vegetazione cambiano. I fiori assumano tutti indistintamente colori più intensi, più brillanti. Poi qui è tradizione fare le composizioni alle finestre, ai balconi miste con varie essenze e di diverso colore perciò il bianco della lobelia e il giallo della calceolaria danno luce ai rossi dei gerani ed alla lobelia blu, completate da essenze grigio verde rigogliose e scomposte. Il tutto orna le belle case di pietra e i cottages di legno in modo naturale e avvolgente. I monti verdissimi di conifere: abeti bianchi, abeti rossi, pini silvestris. Il pino cembro o cirmolo solitario e maestoso. E i larici che con gli aghi spuntati a primavera di un tenero verde alleggeriscono il verde cupo di tutte le altre conifere. Qua e là delle radure verdi, viste da lontano non scorgi le fioriture incredibili dei fiori selvatici più vari: dalle scabiose alle preziose genziane gialle e blu e rosse, dall’orchidea al verbasco, dalla soldanella al solanum.

 

 

 

Ma ovunque impera la salicaria lytrum, che con le sue alte spighe rosa intenso si fa ben notare. Per fortuna anche il paese ha capito che questo fiore spontaneo, anche se tale può ben abbellire, e quindi lo lasciano vegetare liberamente; meglio là dove non fa disordine. Se sali poi troverai i mirtilli ancora acerbi e i dolci grossi lamponi. Li puoi raccogliere, aiutata da una specie di pettine di legno con un contenitore alla base. C’è tanta acqua nella valle: cascate, ruscelli, rigagnoli, laghi, laghetti e un bel torrente che sempre vivace scende direttamente dal monte Rosa. Si chiama Lys e scorre guardato a vista da due file di ontani napoletani e fa molta allegria a chi abita o passeggia nei pressi. Nel centro del paese il cimitero si affianca alla bella chiesa del 600, tombe curate rallegrate da erbacee perenni, già si sente l’influenza della Svizzera confinante. Poi la strada continua a salire perforando la valle fino alla Trinitè, ultimo paesino in fondo il maestoso massiccio del Monte Rosa: le nevi eterne si tingono di rosa quando cala il sole e la luce si rifrange su di esse.

 

 

Zuppa alla valdostana

(Per quattro persone). Quattro fette di pane nero o di segale, quattro foglie di verza, 3 hg. di toma stagionata, aglio, sale, pepe, brodo di carne.

Abbrustolire le fette di pane, scottare le verze. In una terrina da forno adagiare due fette di pane strofinate con aglio, una foglia di verza, metà toma a fettine, sale e pepe. Sopra l’altro strato di pane, la verza, la toma. Bagnare col brodo. In forno caldo per 20 minuti. Si taglia a fette e deve risultare piuttosto asciutta.

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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