Select Page

Terremoto in Emilia. Il punto della situazione

di Laura Benatti

I telegiornali nazionali non ne parlano più, così come i grandi quotidiani. Le raccolte fondi benefiche dei primi giorni hanno perso il loro slancio iniziale. Pian piano, le conseguenze dei terremoti che hanno gravemente colpito alcune zone dell’Emilia stanno scivolando nel dimenticatoio. Le scosse continuano, in calo sia di frequenza che di intensità, certo, ma a volte si fanno ancora sentire e rinnovano il terrore; ma si sa, ormai un terremoto in Emilia non fa più notizia, e allora non se ne parla. Gli sfollati assistiti dalla Protezione Civile sono ancora tanti (al 18 agosto, erano 6.319) e molti di più sono coloro che hanno preferito procurarsi una sistemazione autonoma; ma è ovvio, ormai i servizi dei tg che raccontavano dei disagi di chi ha perso tutto sono diventati banali, e non se ne parla più. Chi non vive nella zona più duramente colpita potrebbe credere che l’emergenza sia ormai superata. E invece non è così; a distanza di tre mesi dall’inizio della sequenza sismica i problemi sono tutt’altro che risolti. E a forza di ripetere che gli Emiliani sono forti e intraprendenti, si rischia che vada a finire che dovranno arrangiarsi da soli. Come in gran parte sta già avvenendo.

 

 

Cavezzo

 

La difficile elaborazione del trauma                          

Sequenza sismica l’abbiamo chiamata, e non terremoto. Sì, perché non si tratta di un evento o due: si tratta di circa 2400 scosse in questi tre mesi, di cui 7 di magnitudo distruttiva, superiore a 5.0, e 27 di magnitudo compresa tra 4.0 e 5.0. È chiaro allora che il primo problema, non trascurabile, è di natura psicologica: chi vive nel cratere ha ormai imparato a convivere con la paura di nuove scosse, in un’atmosfera spettrale: città semi-deserte, abbandonate da chi ne aveva la possibilità, tendopoli, transenne, zone rosse, qualche cantiere, alcune case pericolanti che sono state puntellate, altre demolite.

Sotto il sole d’agosto i discorsi tra le persone in fila alla cassa del supermercato o tra amici sono sempre quelli: si parla ancora e ancora e ancora del terremoto. Perché il trauma non è stato affatto superato e gli interrogativi su come si organizzerà la ricostruzione sono più che mai attuali.

In più serpeggiano tra la popolazione, fin dal 20 maggio, vari dubbi sulla reale entità delle scosse, su possibili fattori che potrebbero aver esacerbato l’intensità del sisma, fino a vere e proprie teorie del complotto. Si sa, come disse Mark Twain, che «una bugia ha già viaggiato per mezzo mondo, che la verità si sta ancora allacciando le scarpe», ed è proprio quello che è successo in questi tre mesi: le bufale grazie ad un passaparola irresistibile, trascinate dalla corrente delle emozioni e del panico, hanno viaggiato di bocca in bocca fino ad ingigantirsi e a confondersi con dubbi legittimi, senza che smentite di vari esperti potessero convincere appieno la popolazione. Magnitudo “truccata” al ribasso per non concedere risarcimenti, progetti militari statunitensi, HAARP, fracking, influsso delle trivellazioni per la costruzione del deposito di gas a Rivara… Tante teorie si sono diffuse dal 20 maggio, trovando terreno fertile grazie alla paura ed alla consapevolezza di stare vivendo una situazione che, in questa zona, difficilmente sarebbe stata prevedibile.

Il primo sospetto ad essersi insinuato è stato quello relativo alla magnitudo: è stato detto che l’Ingv avesse comunicato dati inferiori a quelli realmente registrati perché sotto al 6.0 lo Stato non avrebbe concesso i risarcimenti, come da decreto emanato pochi giorni prima dei terremoti; in realtà, il decreto legge 59 del 15/05/2012, poi convertito in legge il 12 luglio, affermava la volontà di interrompere l’erogazione di risarcimenti da parte dello Stato in caso di calamità naturali, facendo invece stipulare polizze assicurative ai privati; questo articolo del decreto, al momento della conversione in legge, è stato soppresso. Quindi lo Stato risarcirà, almeno in parte, anche se i modi ed i tempi sono ancora da definire con certezza. Di magnitudo dei terremoti, in quel decreto, non si parla nemmeno.

E poi ci sono le varie teorie del complotto, secondo le quali il terremoto sarebbe stato provocato da qualche intervento umano sul sottosuolo; tralasciando le più fantasiose che parlavano di HAARP (un’installazione civile e militare statunitense situata in Alaska, a scopi di ricerca scientifica sugli strati alti dell’atmosfera e di studio sulle comunicazioni radio per uso militare) e di fracking (una tecnica di fratturazione idraulica che permette l’estrazione di gas naturale e petrolio dal sottosuolo, che potrebbe causare localmente cedimenti del terreno, ma che necessiterebbe di macchinari di tali dimensioni da non poter essere agevolmente nascosti in un territorio densamente popolato come quello emiliano), l’idea che si è fatta strada con più forza tra la popolazione è stata quella di un coinvolgimento di E.R.S. negli eventi di questi mesi.

Erg Rivara Storage è un progetto di realizzazione di uno stoccaggio da 3,2 miliardi di metri cubi di gas naturale in un acquifero profondo nel sottosuolo di Rivara, proprio sopra l’epicentro del sisma del 20 maggio. Il timore che le perforazioni a scopo di accertamento per la realizzazione del deposito possano aver scatenato o perlomeno peggiorato le scosse si è talmente radicato che il Presidente della Regione Vasco Errani ha richiesto l’attivazione di uno studio specifico sull’argomento alla Protezione Civile.  Quest’opera, avversata da anni dalle Amministrazioni locali, dai comitati cittadini e dalla Regione, aveva ricevuto il via libera da parte del Ministero dell’Ambiente solo per intraprendere delle ricerche sulla fattibilità del progetto, ed era fortemente sostenuta dal senatore modenese del PdL Carlo Giovanardi; inoltre il progetto aveva ottenuto il nulla osta dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il cui allora Presidente Enzo Boschi affermò pubblicamente nel 2004 che quella zona della Bassa modenese, tra i comuni di San Felice sul Panaro, Mirandola e Crevalcore, non era a rischio sismico. Anche il geologo Stefano Gresta, attuale Presidente dell’Ingv, nel 2010 aveva tranquillizzato la popolazione durante una conferenza su E.R.S. dicendo che la sismicità della zona era bassa ed i terremoti si collocavano tutti ad oltre 9 km di profondità. Affermazioni tutte drammaticamente smentite dagli eventi di maggio. Fortunatamente l’impianto non era stato ancora costruito ed il Governo dopo il terremoto ha messo la parola fine alla vicenda, dicendo un No definitivo al deposito di Rivara.

Al di là delle varie ipotesi di un influsso delle attività umane sul terremoto, la percezione di tutti è quella di aver vissuto un’esperienza anomala per questa zona: le scosse sono state tantissime e di una forza sconvolgente, lasciando in molti paesi della Bassa uno scenario apocalittico. Difficile riprendersi da un trauma di queste dimensioni e tornare alla normalità della vita quotidiana; per aiutare le persone ad affrontare questa durissima prova, fin dall’inizio dell’emergenza a maggio sono intervenute squadre di psicologi e psicoterapeuti nei campi sfollati e nei centri operativi comunali.

 

 Novi

A Carpi una cooperativa sociale ha attivato per il mese di agosto lo “Psicologo amico”, un punto di ascolto per chi, ancora dopo tre mesi, fatica a riprendersi dallo shock.

Abbiamo posto alcune domande al Dottor Enrico Piccinini, coordinatore di questo sportello di consulenza psicologica gratuita.

Dopo tre mesi dal terremoto, si sente ancora la necessità di supporto psicologico?

Sì, con la cooperativa SCAI abbiamo pensato di aprire questo sportello alla Casa del Volontariato di Carpi. Si tratta di un servizio separato da quello portato avanti dagli psicologi dell’USL nelle tendopoli, e devo dire che diverse persone si sono presentate da noi per ricevere un aiuto, per poter parlare.

Questo sportello resterà aperto tutto agosto?

Sì, e probabilmente continueremo fino a metà settembre circa.

Sono molte le persone che sentono ancora un forte disagio a causa del trauma del terremoto?

Sì, di certo vengono anche persone che parlano di altre cose, oltre al sisma, ma proprio oggi, ad esempio, è venuta da me una donna che voleva parlare nello specifico della propria ansia da terremoto: mi ha raccontato di non riuscire a dormire di notte, perché ad ogni minimo rumore si sveglia. Ho constatato che di solito il problema che sorge con gli eventi sismici si chiama “sindrome post-traumatica da stress”: praticamente le persone vivono con un’ansia anticipatoria, con la paura che il fatto avvenga di nuovo; questo avviene con tutte le persone che hanno avuto dei grossi traumi (incidenti d’auto, violenze, lutti), per cui basta che chiudano gli occhi e dentro di loro si ripresenta l’immagine del trauma che hanno subìto.

Questa donna non presentava una sindrome post-traumatica da stress, ma ha ammesso candidamente che dentro questo evento ha proiettato tutte le ansie legate alla sua famiglia. Mi ha proprio detto di aver paura di restare sepolta sotto la casa, e di non poter aiutare i propri genitori, il proprio compagno.

Quindi si tratta di problemi che, in parte, erano presenti già prima?

Proprio così. Diciamo che questo terremoto, in generale, ha “slatentizzato”, cioè portato allo scoperto, le ansie di tante persone che già le avevano. Persone la cui vita era sempre andata avanti normalmente, ma che con questo evento hanno tirato fuori alcune paure, come quella di perdere i propri genitori, i propri cari.

Quali tecniche adottate per seguire i pazienti ed aiutarli a superare questa situazione di disagio?

L’ascolto prima di tutto, poi alcune tecniche di rilassamento. Ma si cerca soprattutto di spiegare che la situazione è abbastanza normale, che deve solo passare un po’ di tempo. Comunque, di fatto, si stanno vivendo delle ansie pregresse, più che post-terremoto. Certo è che questo terremoto ha cambiato un po’ tutto nelle nostre vite; non abitiamo più in un luogo geologicamente tranquillo, e questo ci ha sconvolti. Molta gente è andata via, c’è stato un “fuggi-fuggi” generale di persone in preda al panico, immediatamente dopo il sisma, e anche trovarsi di fronte a scene del genere ha cambiato tantissimo la nostra quotidianità, così come il vedere ogni giorno gli edifici danneggiati o crollati, le transenne nei centri storici, le città semi-deserte.

 Le varie voci che corrono riguardo a possibili interventi dell’uomo che possono aver peggiorato o addirittura causato il terremoto, che influenza hanno sul disagio psicologico delle persone?

In diversi, effettivamente, mi hanno parlato di queste paure e di questi dubbi. Di certo, in una popolazione che già prima del sisma esprimeva un netto rifiuto nei confronti del deposito Gas di Rivara, i sospetti ci sono. Quindi chi sta vivendo un forte disagio a causa del terremoto, è normale che possa avere paura di questi sospetti. Posso testimoniare, come psicologo, che diverse persone l’hanno riportato, alcune anche con una certa convinzione. Purtroppo, in casi come questi, si cerca sempre un perché; anche persone di una certa età, che hanno vissuto qui per magari 60, 70 anni senza mai aver vissuto nulla di simile, cercano una spiegazione ad un evento che non si pensava potesse accadere in questo territorio.

Che consigli date alle persone? È importante parlare del proprio disagio?

Tutti i lutti devono essere elaborati. Dobbiamo tutti quanti elaborare nelle nostre menti un’Emilia vista in modo diverso. Bisogna arrivare ad accettare che la nostra terra non è più com’era prima. Stiamo vivendo una realtà completamente nuova. Tutti quanti ci stiamo cercando di adeguare a questa nuova situazione, e parlarne con qualcuno può aiutare.

 

 

Rovereto

 

 

 

Per saperne di più sulla vicenda del deposito di gas a Rivara:

www.ergrivarastorage.it

www.ambientesaluterivara.it

 

About The Author

Leave a reply

Water Sponsor

Water Stories

Water Video

Loading...

Water Natura

UA-116066244-1