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Nichel nelle acque valdostane: intervista alla Dott.ssa Fumarola

di Federica Perrini

 

 

 

Il Politecnico di Torino, in collaborazione con la Regione Valle d’Aosta, si è occupato lo scorso anno di un progetto di ricerca atto ad individuare eventuali contaminazioni acquifere nel territorio valdostano. La Dottoressa Federica Fumarola ha approfondito, per la sua tesi triennale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, l’aspetto che concerne le anomale concentrazioni di nichel nelle acque. Per far ciò si è recata direttamente in Valle d’Aosta, dove erano già presenti opere di captazione delle sorgenti…

 

Quali sorgenti in particolare sono state da lei analizzate?

«Alcune sono state trascurate, mentre le sorgenti prese in considerazione sono sostanzialmente tre: Bourg, Courtil e Valmeriana; rispettivamente nei comuni di Monjovet, Hône e Pontey. Per ognuna di esse è stata redatta una scheda che ne contiene le principali caratteristiche, quali l’inquadramento geografico, la geologia, l’opera di presa e i risultati delle analisi chimiche effettuate».

 

Cosa è emerso inizialmente?

«I tenori misurati superavano di molto la CMA, ossia la concentrazione massima ammissibile, sancita in Italia dal decreto legislativo D.Lsg 31/2001e pari a 20μg/l . Lo studio è stato effettuato partendo proprio da questa normativa che è stata a sua volta confrontata con i limiti tossicologici imposti da altre organizzazioni internazionali».

 

Quali rischi si corrono quando tali limiti vengono superati?

«Si incorre in seri rischi. Ovviamente per la salute. Tale elemento, in seguito ad esposizioni prolungate, può provocare malattie mortali come cancro ai polmoni e al naso.

C’è da dire, però, che queste acque vengono utilizzate solo per irrigare i campi ma, come ben possiamo immaginare, è ugualmente pericoloso! Non a caso lo studio è proseguito attraverso l’analisi del comportamento del metallo nel suolo, nelle piante e nelle rocce, valutando in quali formazioni esso sia maggiormente contenuto, senza trascurare le condizioni che ne predispongono la mobilitazione».

 

 

 

Quali sono, dunque, i motivi di questa concentrazione anomala?

«Sono state escluse immediatamente le ragioni antropiche, poiché si tratta di un’area montana che non favorisce le attività industriali. È noto, infatti, che il nichel rivesta un ruolo primario nell’attività industriale, essendo utilizzato negli acciai inossidabili, nelle batterie ricaricabili, nelle placcature e nei concimi. Di grande rilievo sono quindi i giacimenti di esso nel mondo, ubicati specialmente in Nord America ed Europa. In Italia ve ne sono alcuni, in particolare in Valsesia, che però non riescono a sopperire al fabbisogno industriale del paese: la maggior parte del nichel proviene da importazione. Dunque, i motivi sono geologici. Legati alla zona, al sottosuolo e alle rocce che favoriscono la mobilitazione di nichel reagendo con l’acqua».

 

Come riassumerebbe i risultati conclusivi della sua ricerca?

«In breve, è stato appurato che il tenore di nichel risulta 70,22 ppb alla sorgente Bourg; 21,46 ppb alla sorgente Courtil e 68,23 ppb nell’ultima analisi effettuata a Valmeriana. Si è osservato come le concentrazioni maggiori siano riscontrabili nella prima e nella terza scaturigine, in quanto sia la serpentinite che il metabasalto (formazioni presenti in entrambi i siti) contribuiscono all’aumento di nichel. La serpentinite, difatti, conta tra i suoi minerali la pirite, la quale interviene nel processo di denitrificazione, inducendo la mobilitazione di nichel. Il metabasalto, invece, è una roccia femica, formata cioè da ferro e magnesio, al quale il nichel si sostituisce facilmente. Una concentrazione minore è stata riscontrata nella sorgente di Courtil, anche se tutte superano comunque la CMA. Tale dato è giustificabile dalla presenza di un solo affioramento geologico, il micascisto, il quale concorre all’anomalo quantitativo del metallo».

 

Secondo lei, questo studio potrebbe essere ulteriormente approfondito in futuro?

«Certo, in seguito al reperimento dei dati di portata. Ma ciò sarà possibile quando la sorgente Valmeriana sarà dotata di strumentazione. Questo consentirà di delineare finalmente delle aree di salvaguardia e di attuare un’analisi di vulnerabilità dei siti in questione».

 

 

 

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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