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Autunno nell’orto

di Malù Pagani

 

 

Ora si potrebbe pensare alle rape: a quelle rosse, a quelle bianche, a quelle bianche e viola, buone cotte ma anche crude. Facili da far crescere solo se pensiamo di metterle a dimora già piantine. Se vogliamo seminarle invece ci vuole accortezza nello spargere il seme. Questo gesto deve essere fatto regolare e il seme deve cadere rado, altrimenti crescerà un ammasso di vegetazione in superficie e non si svilupperà la parte sotto terra, ossia la rapa vera e propria.

 

Possiamo mettere le lattughe: romana, regina dei ghiacci, testa serrata e le indivie: riccia, liscia, belga. Non dimentichiamo la catalogna (è la verdura più ricca di calcio in assoluto). A primavera ci saranno i suoi ricacci teneri e biancastri pronti per diventare il classico piatto romano: “le puntarelle” che tagliate a striscioline e condite con olio e acciughe salate sono molto appetitose.

 

Senz’altro mettiamo a dimora le piantine dei cavolfiori e delle verze, rosse e verdi e del rinomato cavolo verza nero famoso perché è l’ingrediente principe della pregiata zuppa alla toscana.

Anche per i cavoli ci sono di varie specie: quelli gialli appuntiti, quelli screziati di amaranto e i classici bianchi che sono i più sicuri e generosi. Il pericolo è che vengano attaccati da un parassita che non perdona: il bruco detto “cavolaia”. E’ una farfalla (pieris brassicae) che depone le sue uova sulla pagina inferiore delle foglie e quando si schiudono mutano appunto in bruchi che voraci riducono il cavolo ad uno scheletro. Il piretro è però un’arma sicura.

 

Della stessa famiglia sono i broccoli. Poi apprezzabili sono le cime di rapa, vigorose fino ai geli intensi. Anche per queste sono consigliate le piantine.

Se pensate di fabbricare un semplice tunnel col tondino di ferro ed una spessa plastica allora mettetevi d’impegno e seminate i radicchi. Li avrete tutto l’inverno rallegreranno le vostre insalate. Entro ottobre interrate gli spicchi dei bulbi d’aglio. C’è un detto contadino che recita: “Se mettete l’aglio per San Simone avrete un aglione”. Cominciano a maturare le zucche: per rendere uniforme e completa la loro maturazione appoggiate ogni singolo frutto su di un mattone e non soffriranno l’umidità del terreno. Attenti però a non staccarlo dal tralcio alimentatore. Le parcelle del terreno che man mano vengono liberate dalla vegetazione che ha concluso il suo ciclo devono essere ripulite dalle erbacce e da ciò che rimane di peperoni, melanzane, pomodori, zucchini, cetrioli, meloni, … Poi l’ideale è una bella vangata profonda e regolare. Quando fate il lavoro il terreno deve avere una consistenza giusta, né troppo secca né troppo umida. Allora la vangatura risulterà perfetta ed il terreno dormirà tranquillo fino a febbraio-marzo, il gelo e la pioggia lo renderanno friabile.

 

 

Sugo di melanzane

Anche se sono le ultime un po’ piccole e dal colore incerto faranno la loro bella riuscita in questo sugo. Affettate una bella cipolla borrettana, fate rosolare in padella con una goccia d’olio, aggiungete le melanzane a tocchetti, fate rosolare. Unite i pomodori rossi a pezzetti, sale, pepe e peperoncino. Coprite e portate a cottura. Da ultimo, aggiungete foglioline di basilico ed il sugo è pronto per condire penne o fusilli o i vecchi maccheroni messi un po’ in disparte (non si sa perché) ma sempre divertenti.

 

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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