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Leon Pancaldo il Savonese

di Luigi Griva 

 

Leon Pancaldo, il savonese, lo ricordiamo soltanto perché a lui è stata intestata la Torretta, simbolo della città, nel 1500 parte del baluardo a mare. Oggi è assediata dalle costruzioni intorno alla via Paleocapa, e a mare è surclassata dai tredici ponti delle navi da crociera, che attraccano proprio lì davanti, al porto .

Come Colombo – anch’egli di famiglia di origine savonese – è stato un navigatore. E come Colombo ha dovuto cercarsi la propria strada nella penisola iberica : Cristoforo le occasioni le ha avute dagli Spagnoli, Leonino Pancaldo dai Portoghesi, cacciatori di talenti nautici. Il trattato di Tordesillas del 1494 , voluto da papa Alessandro VI Borgia, per appianare le divergenza in corso tra Spagnoli e Portoghesi sulla corsa coloniale, apertasi sulle rotte oceaniche, aveva stabilito le zone di influenza dei due imperi: gli Spagnoli avevano avuto l’America centrale e quella del sud; i Portoghesi l’Africa e l’Asia.

La linea di demarcazione correva 370 leghe ( 1800 Km. ) a ovest delle Canarie, ma per quei tempi fare il punto nave non era così semplice come oggi . Dopo il Trattato ci fu una corsa a preparare spedizioni geografiche e commerciali , che ribadissero le rispettive egemonie. Per questo Fernao Magalhàes ( questo il vero nome del portoghese) sfruttando precedenti esperienze – aveva combattuto a Sumatra e a Malacca – elaborò un progetto coloniale per gli Spagnoli . Sembra infatti che fosse stato ingiustamente accusato di brogli dai Lusitani. Il progetto prevedeva una missione commerciale alle Molucche, tra Oceano Indiano e Pacifico. Le isole dell’arcipelago tra Subawesi e la Nuova Guinea, piccole quanto l’Elba, erano forti produttrici di spezie: semi di noce moscata, macis della stessa noce, chiodi di garofano, boccioli essicati di una specie di mirto. Per non parlare dell’odoroso legno di sandalo, il cui profumo intenso ha invaso ormai i nostri portici: merci rare che allora permettevano ricavi trenta volte il costo. Magellano si mise quindi alla ricerca di carpentieri, calafati, piloti e marinai. Ne trovò in Spagna, Portogallo e in Francia, ma anche in Liguria.

Furio Ciciliot, l’autore di questo volumetto, è ricercatore d’archivio e storico della marineria genovese, in particolare di quella medievale e rinascimentale, e conosce bene l’ambiente storico nel quale è cresciuto Leonino: era scontato che prima o poi si incontrassero. Su notizie degli storici coevi, ma anche su studi più recenti di ricercatori e suoi , ricostruisce la vita speciale di Leonino. La Savona del Cinquecento, schiacciata e umiliata dall’oppressivo potere genovese, fa da sfondo alle notizie sulla famiglia Pancaldo (il nonno di Leone è originario di Stella, il paese di Sandro Pertini ). La partenza per il viaggio alle Molucche è nell’agosto 1519. Partono in 265 su cinque navi : ci sono 170 Spagnoli, 25 Portoghesi, 19 Francesi e 25 Italiani. Fra questi, 20 sono liguri. Un monaco – guerriero vicentino, cavaliere gerosolimitano di S.Giovanni, Antonio Pigafetta, trovatosi in quell’avventura quasi per caso, ne diventerà il cronista.

La rotta prevede le Canarie , costeggia l’Africa, punta al Brasile e alla Patagonia. Il 21 ottobre la flotta di Magellano affronta lo Stretto che da lui poi prenderà il nome: i marosi affondano una nave, ma gli uomini devono anche fare i conti con scorbuto, fame ed epidemie. Il 27 aprile 1521 Magellano – che usa metodi sbrigativi per ottenere obbedienza – viene trucidato dai nativi, all’isola di Cebu, nelle Marianne. Il viaggio di ritorno, al comando di Lopo de Carvalho, fa rotta verso Borneo. Perdono un’altra nave ma all’isola di Tidore riescono a completare il carico. A causa di riparazioni da effettuare alla carena della capitana , si dividono. La nave di Carvalho, con rotta ovest per il capo di Buona Speranza, approda in Spagna il 21 dicembre 1522, dopo aver effettuato con il comandante Pigafetta e diciotto uomini, il periplo terrestre. La vendita del carico ricompensa ampiamente i finanziatori.

Leonino Pancaldo, nocchiero sulla Victoria, dovrà superare ancora altre vicissitudini, bloccato e inseguito dai Portoghesi a Malacca, e gli sequestreranno il carico . Tornerà soltanto – come clandestino su una nave portoghese – nel 1527 a Valladolid, dove dovrà giustificarsi alConsiglio delle Indie. Tornato a Savona, avrà il suo momento borghese, occupandosi della tintoria e della fabbrica di berretti di famiglia. Invitato a Parigi, sarà circuito da Francesi e Portoghesi, interessati alle conoscenze geografiche e marinare da lui acquisite. La spunta un emissario portoghese che gli consegnerà addirittura un patrimonio, sufficiente ad assicurare a lui ed alla sua famiglia una vita più che agiata, purchè si impegni – con atto notarile – a non tornare a navigare ,e a non divulgare notizie o carte strategiche. Il richiamo degli Oceani è tuttavia troppo forte, e nel 1536 rimetterà in gioco patrimonio e la vita stessa , pur di seguire la smania delle nuove frontiere.

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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