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Quello che non sai dell’Ilva

di Giovanna Pavesi

 

Violet Reves, ©

Violet Reves, ©

Quinto Orazio Flacco dedicava a Taranto i suoi versi più belli: “E se il destino avverso mi terrà lontano, allora cercherò le dolci acque del Galeso caro alle pecore avvolte nelle pelli, e gli ubertosi campi che un dì furono di Falanto lo Spartano.”

Chissà cosa scriverebbe oggi Quinto Orazio Flacco delle acque di Taranto, della sua aria, dei suoi cieli, del suo odore.

 

A raccontare l’aria di Taranto è una giovane fotoreporter italiana, che firma i suoi reportage con lo pseudonimo di Violet Reves; ha deciso di prendere la sua macchina fotografica e di esplorare il luogo più silenzioso per definizione: il cimitero San Brunone.

Perché lo racconta? Perché Taranto rappresenta in questo momento una vera e propria emergenza. Si dice che nel rione Tamburi, in ogni famiglia ci sia almeno un malato di tumore, generato dall’inquinamento dell’ambiente.

 

Molto è stato scritto sull’Ilva, e probabilmente molto verrà ancora raccontato.

Tuttavia, forse, le immagini allargheranno lo sguardo ancora più in là.

 

Violet Reves, ©

Violet Reves, ©

 

Qual è stato il motivo che ti ha spinto a visitare il cimitero San Brunone? Lo consideri un luogo simbolo o sei finita lì quasi per caso?

 

“Sono attratta dai luoghi del silenzio, e spesso vado nei cimiteri delle grandi città per scoprire quanto luoghi del genere possano o meno corrispondere all’idea della città stessa e alla storia di quel particolare territorio. Già qualche anno fa, avevo sentito parlare del cimitero di Taranto, definito da qualcuno il “cimitero rosa”, che si trova nella zona periferica a nord della città, nel rione popolare di Tamburi, quartiere proprio all’ombra delle ciminiere dell’Ilva.

Decisi questo: alla prima occasione di una mia visita in Puglia, avrei fatto un salto a Taranto per documentare fotograficamente questa singolare situazione; per cui no: non sono finita lì per caso.”

 

Cos’hai visto? Cosa si cela, oltre all’inquinamento, dietro le polveri che si posano sulle lapidi?

“Ho visto veramente un cimitero rosa. Davanti al mio sguardo, un cimitero rosa; ho pensato che quella fosse la casa dei fenicotteri rosa, peccato mancassero le aree acquatiche e paludose indispensabili per la vita di questa famiglia di uccelli. Ero in compagnia di due amici e camminando per un paio d’ore, non abbiamo mai incontrato nessuno; non abbiamo nemmeno incrociato personale di servizio del cimitero comunale. Il luogo isolato e silenzioso sembrava avvolto da un aria rarefatta e al tempo stesso pesante.

Ero circondata intorno da piccole evidenze di richiami e indizi di qualcosa di strano, e mi sono ritrovata ad osservare con stupore e sconcerto, la grande quantità di polveri rosa sparse un pò ovunque: sull’asfalto, sulle lapidi e sulle cappelle. Alzando la testa a poche centinai di metri, a sorvegliarci le alte torri bianche e rosse: sono le grandi ciminiere dell’Ilva che emettono fumi in pieno giorno. Tutti siamo a conoscenza della situazione di Taranto e dell’inquinamento ambientale dovuto alle grandi emissioni di polveri provenienti dall’Ilva. L’ industria produce, non smaltendo poi come dovrebbe, un minerale ferroso, rame, piombo, zinco, altri metalli vari e diossine.

Questi materiali colorano tutto l’ambiente intorno: di rosso scuro sono piene le strade, gli edifici e le case della gente che vive nel rione Tamburi; di nero si ricoprono i volti dei bambini che frequentano la scuola in questo quartiere quando tira vento, polveri nere che sembrano brillare.”

 

Violet Reves, ©

Violet Reves, ©

 

Come sei riuscita ad entrare? Occorrono dei permessi particolari?

“Siamo entrati da un entrata laterale aperta al pubblico. Il cimitero di San Brunone è un cimitero comunale, motivo per il quale è sempre visitabile ad orari ovviamente regolati.”

 

Hai utilizzato mascherine per proteggerti e per tutelarti? Si percepisce nell’aria qualcosa che non va?

 

“No, non abbiamo usato nessuna mascherina e nessuna protezione. Ho pensato che respirare quell’aria solo per qualche ora non mi avrebbe comunque esposto a gravi danni. Purtroppo vi è un’alta denuncia di casi di malattia che si sono sviluppati nella zona, sono malattie che coinvolgono principalmente l’apparato respiratorio ed il sistema immunitario ed è poi da qui che si scatenano le patologie peggiori e più gravi. Le pesanti emissioni tossiche ed inquinanti prodotte dal centro siderurgico di Taranto, sprigionate nell’aria come anche nell’acqua, sono purtroppo fonte di malattia e morte per molti, tanto che in quasi ogni appartamento di Tamburi vi è un malato di tumore.”

 

Hai fotografato altre realtà simili a quella di Taranto?

“No, non mi è mai capitato di fotografare altre situazioni di realtà ambientali simili e al limite come quella di Taranto.”

 

Violet Reves, ©

Violet Reves, ©

 

A questo punto dell’intervista, Violet Reves mi chiede di poter aggiungere ancora qualcosa al suo racconto. Una riflessione.

Io dico ovviamente di sì.

 

Cimitero San Brunone 03

 

“Tutti a Taranto ormai sanno cosa sta succedendo e cosa non sta funzionando come dovrebbe.

Eppure la tutela della propria salute che dovrebbe venire prima di qualsiasi altra cosa, in quanto protezione delle propria vita stessa, sembra passare in secondo piano ed essere scavalcata dalla salvaguardia di alcuni posti di lavoro.

In giro si sente spesso dire: “l’industria non può chiudere, si perderebbero tanti posti di lavoro e noi non possiamo permettercelo”.

I cittadini di Taranto sanno benissimo cosa stanno respirando e quanto sia nocivo per loro restare lì e a quelle condizioni, eppure rassegnati scelgono di restare nella loro città convinti che non esista un’altra possibile alternativa tra salute e lavoro…è assurdo ma è come se scegliessero la morte alla povertà.

Veramente meglio morti che poveri?! – Cosa difendo un posto di lavoro o la salute?!

Attualmente è come se fossero dei morti viventi.”

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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