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Centralia

di Giulia Rossi

 

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Helltown esiste davvero. Non solo nei film, non solo nei videogiochi, non solo nell’immaginario dantesco. Ha un nome proprio, una collocazione geografica, una storia millenaria e una cuore incandescente che arde. Lento. Costante. Senza tregua.

A Centralia, Pennsylvania, gli incubi sono diventati realtà 50 anni fa, quando sotto la crosta di questa cittadina, eldorado del carbone, si è aperto l’inferno.

Fumo che emerge dal terreno, strade crepate in due, odore pungente di zolfo, un cartello con scritto “Warning – danger, underground mine fire”.

 

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Non è molto ciò che oggi resta di Centralia. Strade, alberi, prati, orti, 250 case, 4 chiese, la scuola, la banca, il supermercato, il bar dove i più anziani si ritrovavano per fare quattro chiacchiere davanti a un caffè: tutto è stato ridotto ad un mucchio di cenere, a causa di un fuoco sotterraneo appiccato nel 1962 in una miniera di carbone dismessa, e che, infaticabile, non ha mai smesso di bruciare. Nessuno ad oggi è ancora riuscito a domare le fiamme. Così, ignaro dei danni che si lascia alle spalle, il fuoco procede silente, avanza di 100 metri l’anno, togliendo ai pochi abitanti ancora rimasti a Centralia il sonno e la speranza di uscirne indenni. Ma il destino di questa città purtroppo sembra essere scritto: nel giro di pochi anni le fiamme raggiungeranno anche Park Street, l’ultima zona ancora incolume di Centralia dove, temerari e storici abitanti del luogo, risiedono. E allora “Helltown” diventerà “Ghost town”.

Ma come è potuto accadere un disastro di simile portata? Facciamo un passo indietro per poterlo spiegare.

Centralia, chiamata così perché sorge nel cuore della Pennsylvania, era una di quelle città che rende giustizia al tipico mito americano, che dipinge sul paesaggio verde casette bianche di legno, con la cassetta delle lettere rossa e la staccionata in giardino, 2000 anime, strade dritte e spaziose.

A partire dall’800 e fino alla fine del 19 secolo, fu famosa per i suoi ricchissimi giacimenti di antracite, una sorta miniera a cielo aperto, che ai tempi soddisfò l’entusiasmo e le tasche di tantissimi minatori. Ma la fortuna di Centralia fu anche la sua dannazione.

 

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Era il maggio del 1962, quando alle pendici della città, venne appiccato, si pensa, un fuoco controllato, per incenerire alcuni rifiuti depositati sopra una vecchia miniera dismessa. Poco danno, se non fosse che al di sotto della discarica fosse rimasto l’imbocco aperto di uno dei pozzi, che conduceva alle vene sotterranee imbottite di antracite. Quando la scintilla raggiunse il minerale, il carbone si risvegliò dal torpore e fu l’inizio della fine. L’antracite infatti è un tipo di carbone che brucia in modo lento ma costante, riuscire a spegnerlo è un’impresa praticamente impossibile.

Molti cittadini sottovalutarono questo episodio, poiché, inizialmente, ciò che emerse in superficie erano soltanto alcuni sbuffi di fumo che non destarono eccessiva preoccupazione. Ma lentamente la situazione andò peggiorando: le fiamme del sottosuolo, metro dopo metro, si mangiarono generazioni di ricordi e di sacrifici e, da sotto i piedi dei cittadini di Centralia, venne a mancare letteralmente il terreno. Non è retorica. È successo davvero, il 14 febbraio 1981, ad un ragazzino di soli 12 anni, Todd Domboski, che quell’anno trascorse un San Valentino decisamente singolare.  

 

 

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Stava giocando in giardino, a casa della nonna, come spesso gli capitava di fare nei pomeriggi di sole, quando improvvisamente si aprì una voragine sotto i suoi piedi. Sprofondò nella terra fangosa e madida di vapore per circa due metri. Poi, miracolosamente, una radice beffò l’altrimenti certo destino. Todd rimase attaccato alla radice alcuni secondi, urlando con tutto il fiato che gli era rimasto in gola. Un bambino lo sentì e corse in suo aiuto, tirandolo fuori a forza dalla buca.

La felice conclusione di questa vicenda non lasciava però spazio a dubbi: ormai la sicurezza dei cittadini di Centralia era in serio pericolo.

Nel 1984, allora, lo Stato stanziò 42 milioni di dollari per trasferire la popolazione in un posto sicuro, fornendo aiuti materiali a tutti quei cittadini che avessero deciso di abbandonare le proprie case e iniziare una nuova vita lontano dall’inferno. La maggior parte di loro optò per la ragione e si trasferì, altri, soprattutto i più anziani, diedero retta al cuore e restarono nella loro Centralia.

Nel 1992 si procedette all’esproprio dell’intera città e nel 2002 le poste americane revocarono il codice di avviamento postale di Centralia.

Un censimento fatto negli ultimi due anni afferma gli abitanti attualmente rimasti sono nove e sono quasi tutti pensionati.

Oggi la vecchia Centralia vive nei ricordi dei cittadini che se ne sono dovuti andare, nei flash dei tanti turisti e curiosi che vengono a visitare Helltown e negli schermi del videogioco nonché del film “Silent hill”, la cui ambientazione è ispirata proprio a questo paese della Pennsylvania dalle tinte macabre.

 

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Ma chissà che quando le fiamme che da 50 anni sono in attività si saranno sfamate, Centralia non possa rinascere, ricostruendo le basi per una nuova esistenza su un terreno più fertile e ricco di speranze.

 

 

 

 

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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