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Energy Motion: una bell’idea di recupero energetico…rimasta un’idea

di Francesca Bloise

 

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Energy Motion: un bel progetto, rimasto purtroppo solo un progetto. Parliamo di energie rinnovabili. Dell’idea di usare l’energia meccanica prodotta dal movimento umano come “un’economia verde”. Ossai di recuperare e utilizzare l’energia che viene normalmente dissipata e che è prodotta dalla pressione del corpo umano sulla suola delle scarpe durante i movimenti quotidiani.

Il progetto Energy Motion si propone infatti di convertire l’energia meccanica del movimento umano in energia elettrica, attraverso lo sviluppo di 3 prodotti che sfruttano il principio di alcuni materiali, come i cristalli di quarzo, di produrre un potenziale elettrico se sottoposti a pressione.

“L’obiettivo è stato creare prodotti per la collettività e per il singolo” sottolinea Carmine Paolino, giovane 18enne calabrese, ideatore del progetto. Energy-Carpet: un tappeto in gomma che ingloba piastre piezoelettriche, da stendere su superfici ampie in modo da recuperare energia da luoghi affollati come discoteche, aeroporti e metropolitane. Poi c’è anche Energy-Block, un blocco con superficie in materiale inerte che contiene una piastra piezoelettrica, da applicare dove c’è bisogno di elevata resistenza meccanica, come strade o macchine per lavorazioni industriali. Entrambi questi progetti sono destinati ad un uso collettivo. Le Piezo-Soles invece sono destinate ad un uso singolo. “Esse sono solette da inserire nelle scarpe in grado di convertire l’energia meccanica del movimento umano in energia elettrica” – spiega Paolino – Le solette sono costituite da sottili nastri ceramici inseriti in un supporto in gomma, che se sottoposti a pressione sfruttano la piccola quantità di carica prodotta istantaneamente, per caricare la batteria di cellulari, iPad ed altre apparecchiature portatili. Dalle solette fuoriescono i necessari collegamenti elettrici per le unità esterne. È necessario infatti, un semplice connettore come il micro usb (si è pensato anche ad un trasferimento wireless di energia). «Le solette sono adatte a tutti, per chi ama camminare ma anche per chi pratica sport»: basta metterle nelle scarpe e camminando si produce una differenza di potenziale o come si dice comunemente di corrente.

Il progetto è stata la proposta dell’Istituto Tecnico Industriale “E. Fermi” di Castrovillari (Cs) per il concorso “latuaideadimpresa” indetto da Sistemi Formativi Confindustria e patrocinato dal Ministero dell’Istruzione.

La scuola ha presentato il concorso agli alunni e la proposta ha suscitato subito molto interesse. Le idee proposte dagli alunni erano tante e si è dovuto, perciò, fare una selezione tra esse. L’idea di sfruttare i materiali piezoelettrici per recuperare energia è stata proposta, come già sottolineato, da Carmine Paolino. Egli ha lavorato poi insieme ad altri ragazzi tra cui Mariachiara Cino, Eleonora Laurito, Manuela Maritato. I Professori Giuseppe Curcio, Adriano Dodaro e Nicola Prioli si sono offerti come Tutor seguendo i ragazzi nella realizzazione dei progetti, oltre ad altri docenti come Clementina Iannuzzi in qualità di Preside dell’Istituto e la Dott.ssa Antonietta Fazio.

I ragazzi hanno vinto la fase provinciale del concorso, svoltasi a Cosenza l’l1 giugno 2011, sulla base di una votazione effettuata tra gli imprenditori iscritti a Confindustria, sezione di Cosenza. Il premio per loro è stato una videocamera che è rimasta in dotazione all’Istituto. Questo ha permesso ai ragazzi di partecipare alla fase nazionale svoltasi a Roma il 9 giugno 2011. Hanno votato gli iscritti a Confindustria nazionale proclamando come vincitore nuovamente l’Istituto castrovillarese e regalando a ciascuno dei quattro studenti un tablet.

Affinché i ragazzi potessero produrre il materiale necessario ad una buona presentazione del progetto, non era richiesta nessuna parte pratica, «per questo – sottolinea l’ideatore – non ci siamo concentrati sulla realizzazione vera e propria degli strumenti concreti ed idonei. Non abbiamo effettuato calcoli precisi, ma abbiamo osservato che si riesce a recuperare energia normalmente dissipata pari a quella utilizzata per ricaricare alcuni dispositivi portatili».

Secondo il progetto i dispositivi vengono realizzati con materiali riciclabili ed utilizzando processi produttivi a basso impatto ambientale per cui alla fine del ciclo di vita si recupera buona parte del materiale.

Un progetto quindi salutista, che rispetta l’ambiente oltre che essere all’insegna del risparmio energetico? L’obiettivo era di creare prodotti che permettessero un risparmio energetico sia per il singolo (Piezo-Soles), ma anche per la collettività, e soprattutto di sensibilizzare le pubbliche amministrazioni ad implementarle.

Presentandosi però, solo un progetto di idee, è stato sviluppato principalmente l’aspetto economico attraverso la realizzazione di un business plan, su cui poi gli industriali hanno espresso il loro giudizio. I ragazzi non si sono impegnati per creare una vera e propria azienda produttrice: «C’è bisogno di un buon capitale iniziale che ovviamente non è stato messo a nostra disposizione e il tutto si è svolto solo a livello teorico e progettuale», Paolino ci tiene a precisare la giusta linea lungo la quale il progetto si è mosso.

Purtroppo tutto è rimasto solo un’idea, una bella idea. Solo un interessante progetto, niente di più. Nulla si è mosso da allora. Tutto è rimasto fermo al 2011. Un idea così geniale ed innovativa, tanto da vincere un concorso nazionale che rimane tale? Nessuno si è interessato al progetto? Nessuno vi ha visto un forte potenziale sul quale investire?

Caso strano. Il progetto è rimasto lì senza che nessuno ne abbia fatto uso.

Le energie rinnovabili assumono sempre più un maggiore peso nelle produzione energetica. Non dobbiamo dimenticare che esse sono inesauribili e non hanno nessun impatto ambientale, non producono né gas, né scorie inquinanti da smaltire. Esse si rigenerano alla stessa velocità con cui vengono consumate, non sono esauribili nella scala dei tempi futuri e il loro utilizzo non pregiudica le risorse naturali.

Puntare sulle fonti energetiche rinnovabili rappresenta un’occasione che non può e non deve essere sprecata: ridurre la dipendenza dalle importazioni di greggio e l’immissione di sostanze climalteranti come la CO2, sono solo alcune delle risorse che l’uso di queste fonti può assicurare.

Confindustria, nonostante abbia organizzato il concorso e abbia decretato i vincitori, non si è più occupata di ciò. Aveva sotto mano un brevetto forte e innovativo che ha premiato proprio per queste caratteristiche ma di cui non si è più interessata. I ragazzi dell’Istituto, ideatori del progetto, avrebbero teoricamente la possibilità di richiedere il brevetto e avere l’esclusività. «Saremmo però obbligati – replica Paolino – ad attivare la produzione entro tre anni dalla data del rilascio, altrimenti perderemmo l’esclusività e chiunque potrebbe mettere le mani sulla nostra originalità di idee». Scuola e ragazzi potrebbero fare tutto ciò? Evidentemente no, altrimenti l’avrebbero già fatto. Non hanno sicuramente a disposizione il budget da investire e far partire la produzione.

Un tipico caso italiano questo. Si pensa, si crea, ma tutto rimane ad uno stadio piuttosto morto, in nuce. Tutti lo vedono, si compiacciono, ma nessuno si cimenta nel nuovo. In Israele e negli Stati Uniti idee simili sono già state applicate. Perché l’Italia arriva sempre dopo? Perché si ha paura di approcciarsi al nuovo? Perché non siamo più la terra della creatività, dell’innovazione, del talento premiato ?

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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