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Furto di suolo. Il triste primato di Piacenza

di Sofia Mingarelli 

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Alcuni lo chiamano «land grabbing» (accaparramento della terra), altri sterminio dei campi, altri ancora consumo di territorio. Ma la sostanza non cambia: l’eccessivo sfruttamento del suolo nel bel paese e soprattutto in Emilia Romagna è un dato di fatto. E sono proprio i dati fornitici da una nota del consorzio di bonifica di Piacenza a darci una visione preoccupante del fenomeno di cui tanto si discute: in Italia vengono cementificati cento ettari di terreno agricolo al giorno. Tra le province italiane più colpite campeggia il nome di Piacenza. Inoltre non sembra in realtà che ci sia una grande necessità di costruire nuove case o ville: dal piano strutturale comunale di Piacenza emerge che su 54.881 abitazioni esistenti, 8.614 non sono occupate (circa il 16%).

 

edifici abbandonati

edifici abbandonati

 

Il consumo del suolo non si riduce all’uso di quest’ultimo per la costruzione di edifici ma anche alla costruzione o alla riqualificazione di infrastrutture per la mobilità, di strade per intenderci. Tra i progetti previsti nella zona di Piacenza possiamo citare la riqualificazione della Via Emilia e un nuovo ponte sul fiume Po. Ma questi sono soltanto due dei progetti, attivi nella provincia, che utilizzano grande quantità di territorio.

In un panorama tanto nero bisogna ricordare anche che la legge regionale n. 20 (articolo) del 24 marzo 2000, al punto f chiarisce che è previsto «il consumo di nuovo territorio solo quando non sussistano alternative derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione».

 

Piacenza, piazzale impermeabilizzato della piattaforma logistica.


Piacenza, piazzale impermeabilizzato della piattaforma logistica.

 

Per quanto riguarda la zona di Piacenza nel febbraio 2013 Legambiente è riuscita ad ottenere spazio sul quotidiano cittadino per portare alla luce questo problema che si sta facendo sempre più urgente: in 23 comuni della zona (48 sono i comuni totali) si prevede la cementificazione a scopo residenziale o produttivo di 21 milioni di metri quadrati nei prossimi quindici-vent’anni. Legambiente Piacenza ha chiesto quindi una moratoria dei piani strutturali comunali.

Nella provincia di Piacenza vengono urbanizzati circa settemila metri quadrati di suolo: questo è il dato che ci fornisce il rapporto 2011 del centro di ricerca sui consumi si suolo.

Tra gli interventi sul suolo di Piacenza e provincia dobbiamo ricordare innanzitutto la collina sventrata per la costruzione di un supermercato a Ponte dell’Olio, il canale di bonifica intubato per lottizzare a Tuna, il piazzale impermeabilizzato della piattaforma logistica, tanti edifici costruiti e mai venduti o utilizzati, l’ex bosco di Croara che ora è popolato da una serie di villette a schiera e le numerose costruzioni di strade sul fiume Trebbia.

 

Ponte dell'Olio,  collina sventrata per la costruzione di un supermercato.

Ponte dell’Olio, collina sventrata per la costruzione di un supermercato.

 

Alcuni, a questo punto, si chiederanno forse quali siano le conseguenze di questo fenomeno sempre più preoccupante; innanzitutto bisogna sottolineare che le ripercussioni sull’ambiente sono molteplici: primo fra tutti ricordiamo il consumo di suolo agricolo fertile, ma anche la trasformazione del paesaggio, la riduzione degli spazi naturali, il crescente fabbisogno di infrastrutture, la crescente domanda di servizi ambientali e sociali, l’impermeabilizzazione del territorio e il dissesto idrogeologico e quindi il peggioramento di tutti gli indicatori ambientali. Importante è anche l’aspetto economico: tra gli effetti del consumo eccessivo del suolo troviamo anche l’aumento dei costi per i Comuni (qualcuno dovrà pur pagare questi danni ambientali), degli extra-costi per le imprese e dell’imposizione fiscale per i cittadini. Il piano regionale triennale (2011-2013) prevede l’utilizzo di 183 milioni di euro per la prevenzione del rischio idrogeologico.

«Gli effetti di queste politiche sono devastanti, non solo per l’impatto sul suolo agricolo, ma anche per l’impermeabilizzazione dei suoli collinari, prima conseguenza del dissesto idrogeologico. Le pianificazioni previste dal piano strutturale comunale adottato sono del tutto irrealistiche, pensate in un momento di crescita e sviluppo, oggi non più attuale. Lo stop e la caduta verticale della domanda di abitazioni è evidente, sotto gli occhi di tutti. Ma se la pianificazione è sbagliata e tutti lo riconoscono questi piani devono essere sospesi non significa cancellare tutto, ma rivedere le previsioni nell’ottica del contenimento del consumo di suolo» spiegano Laura Chiappa e Giuseppe Castelnuovo di Legambiente.

 

Tuna, Canale di bonifica intubato

Tuna, Canale di bonifica intubato

 

Il ministro delle politiche agricole Mario Catania ha spiegato come: «Il DDL (disegno di legge) nasce dall’esigenza di arrestare il fenomeno della cementificazione nel nostro paese. È necessario essere consapevoli che preservare le risorse e, nello specifico, il suolo, significa fare un investimento a lungo termine anche per le future generazioni»; e continua: «contenere il consumo del suolo è una battaglia che serve a salvare i terreni agricoli dalla cementificazione, ma più in generale dobbiamo fare in modo che non siano sottratti altri terreni alla coltivazione che è la vocazione primaria della terra».

Anche il presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza, Fausto Zermani, sostiene che: «Ci troviamo del tutto in linea con quanto espresso dal ministro dell’agricoltura rispetto al problema del consumo di suolo legato anche e soprattutto all’urbanizzazione crescente» e specifica: «in particolare con l’idea di non sottrarre suolo eccessivo all’agricoltura in quanto, come sostiene il ministro, quella della “coltivazione è la vocazione primaria della terra”. In una prospettiva di crescita e di sviluppo del nostro paese, l’attenzione alla salvaguardia del nostro territorio è un punto fondamentale e irrinunciabile».

 

dissesto ambientale

dissesto ambientale

 

Tutta questa situazione dovrebbe portarci a riflettere su temi fondamentali per la salute dell’ambiente: il suolo, il territorio italiano e non solo, i campi, i fiumi, gli alberi, sono proprietà privata? Perché e in quale misura l’uomo può decidere di modificare l’ambiente, che, diciamocelo, dovrebbe essere di tutti? Perché un cittadino singolo o un’azienda privata possono decidere di agire su un territorio, se questa azione potrebbe danneggiare anche gli altri cittadini italiani e più in generale gli altri uomini?Sono certamente antiche riflessioni dette e ridette centinaia, anzi migliaia di volte. Nonostante questo però nessuno riesce a fermare questa smania di abbondanza, di sviluppo, di troppo che pervade i nostri tempi.

Legambiente ha avanzato delle proposte per la risoluzione o comunque l’arginamento del problema dell’eccessivo consumo di territorio. Anzitutto bisogna affermare un nuovo paradigma: il suolo dovrebbe essere inteso come bene comune e la sua conservazione revalere sull’esercizio del diritto di proprietà. In secondo luogo bisogna smettere di realizzare grandi opere inutili e,viceversa, favorire l’innovazione e la conversione ecologica del patrimonio edilizio. Ciò all’interno di un grande piano di prevenzione del territorio e per la mobilità sostenibile.

 

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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