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Il MUOS-tro che minaccia la Sicilia

Il MUOS-tro che minaccia la Sicilia

 

  Parabole_del_MUOS[1]

di Laura Benatti e Carmelo Dipasquale

  Per capire che cos’è il MUOS e che cosa rappresenta per i siciliani, occorre partire da lontano. Bisogna ritornare al 10 luglio 1943, data dello sbarco in Sicilia degli Alleati anglo-americani durante la Seconda Guerra Mondiale. Sono passati settant’anni, eppure la vicenda del MUOS è solo l’ultimo dei molti episodi che fanno inevitabilmente pensare che dalla Sicilia gli americani non se ne siano più andati. A Sigonella c’è la più importante base militare del Mediterraneo, in tutta la Sicilia sono disseminati depositi di armi e attrezzature, che in passato erano anche nucleari. A Comiso sorge un aeroporto riconvertito da una preesistente base militare e  costato 48 milioni di Euro, inaugurato da un volo istituzionale nel 2007, e non ancora aperto al traffico civile. Proprio qui, esattamente trent’anni fa, i siciliani organizzarono proteste e manifestazioni pacifiste contro gli americani che avevano fatto di questo sito militare una base missilistica della Nato. A Niscemi dal 1991 sono installate 41 antenne di tipo NRTF-8, utilizzate per le comunicazioni dei sottomarini americani. Un’intera regione, un vero e proprio gioiello del Mediterraneo dal punto di vista paesaggistico, naturale e culturale, deturpata qua e là dalle esigenze belliche americane, con il silenzio-assenso dell’Italia.

     E adesso si è aggiunto il MUOS. Questa minacciosa sigla sta per Mobile User Objective System, ed indica un sistema di comunicazioni satellitari ad altissima frequenza che servirà agli Stati Uniti per trasmettere e scambiare dati per scopi militari a livello planetario. Questo progetto per diventare operativo necessita di molti satelliti in orbita, e di quattro basi terrestri; una di queste basi, considerata strategica perché si trova al centro del Mediterraneo, è in costruzione proprio a Niscemi, provincia di Caltanissetta. Qui, ad appena tre chilometri dal centro abitato, in una riserva naturale chiamata “Sughereta” e dichiarata Sito di Interesse Comunitario, si stanno innalzando tre gigantesche parabole di 18 metri di diametro ciascuna, e due antenne di 150 metri di altezza che funzioneranno in banda UHF (Ultra High Frequency).

 

Le problematiche sollevate intorno a questo progetto sono gravi e molteplici. In primo luogo il sito, già in fase avanzata di costruzione, è un vero e proprio sfregio in un ecosistema considerato delicatissimo e da salvaguardare come la “Sughereta”; la stessa biodiversità della riserva è a rischio, per i lavori di costruzione e di gestione dell’impianto, e per i possibili effetti delle onde elettromagnetiche sulle colture e sulla fauna del luogo.

 

In secondo luogo, la realizzazione di quest’opera rischia di annullare definitivamente i piani di apertura dell’aeroporto di Comiso: esso infatti dista solo una quarantina di chilometri, e per stessa ammissione della Marina militare statunitense le onde emesse dal MUOS potrebbero interferire con radar ed apparecchiature di bordo degli aerei (motivo per cui, tra l’altro, gli USA hanno scelto di installare le antenne a Niscemi, a debita distanza dalla principale base militare di Sigonella).

Lo scontento della popolazione è quindi comprensibile. Molti siciliani sono infatti contrari ad un’ulteriore militarizzazione di un territorio in cui peraltro si sta cercando di sviluppare sempre più il settore turistico.

 

Ma ciò che più di tutto preoccupa i cittadini è il possibile rischio per la salute che rappresenterebbero le antenne in funzione. Per ora, le ricerche scientifiche effettuate per sondare gli eventuali pericoli sono poche e contraddittorie, e questo è ancora più preoccupante. Secondo uno studio commissionato dal comune di Niscemi al Politecnico di Torino (la relazione dei professori Zucchetti e Coraddu), il potente fascio di microonde emesse dalle parabole sarebbe molto al di sopra della soglia di attenzione richiesta dalla legge italiana, e un’esposizione prolungata a questo tipo di campo elettromagnetico potrebbe causare nel tempo tumori, leucemie, cataratte, riduzione della fertilità, per non parlare di ciò che avverrebbe in caso di errori di puntamento del fascio di onde: in quel caso, l’esposizione diretta potrebbe essere addirittura letale. Una ricerca dell’Arpa Sicilia sostiene che già le onde emesse dalle 41 antenne NRTF-8 attualmente attive a Niscemi sarebbero oltre la soglia di guardia, e che ogni ulteriore indagine sulla pericolosità del MUOS non potrà essere svolta prima dell’entrata in funzione dello stesso impianto. I tecnici della Marina statunitense nel 2009 rassicurarono il governo Berlusconi e lo Stato Maggiore della difesa italiana sui «trascurabili rischi sanitari e ambientali creati dal MUOS»; entrambe le istituzioni si dichiararono soddisfatte degli studi condotti dagli americani, senza volontà di approfondire le ricerche.

 

Tuttavia, i comitati NO MUOS che nel frattempo sono nati in varie parti della Sicilia affermano che in questo caso andrebbe applicato il principio di precauzione, definito durante la Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo delle Nazioni Unite (Earth Summit) di Rio de Janeiro del 1992, ed inserito poi nel Trattato di Maastricht; secondo questo principio, «in caso di rischio di danno grave o irreversibile, l’assenza di una piena certezza scientifica non deve costituire un motivo per differire l’adozione di misure adeguate ed effettive, anche in rapporto ai costi, dirette a prevenire il degrado ambientale». Quindi, si dovrebbe evitare di realizzare un’opera se non si conoscono in modo preciso i rischi a cui si potrebbero esporre l’ambiente e le persone.

 

Infine, un’ulteriore fonte di problemi potrebbe essere quella espressa nel terzo punto della Carta d’Intenti del Coordinamento Regionale dei Comitati NO MUOS: «L’amministrazione militare statunitense, per i lavori di edificazione degli impianti del MUOS, si è rivolta a soggetti acclaratamente appartenenti ad associazioni di stampo mafioso». Non bisogna perciò trascurare il rischio estremamente alto di infiltrazioni mafiose nei lavori di costruzione, che potrebbe avere ripercussioni anche sul rispetto delle regole di sicurezza e di conseguenza potrebbe far aumentare i rischi per l’ambiente e per la salute.

 

Ma perché l’amministrazione militare statunitense ha deciso di costruire proprio a Niscemi un’opera tanto impegnativa? Tutta la vicenda ha inizio nel 2005, quando l’ambasciatore statunitense a Roma avvia i contatti con il Ministero della Difesa italiano per chiedere di installare una delle antenne terrestri del MUOS nella base aeronavale di Sigonella: una posizione strategica rispetto al Medio Oriente ed all’Africa, e per di più in un paese amico come l’Italia. Dopo alcuni studi sugli effetti delle onde elettromagnetiche, però, la Marina militare decide di costruire l’impianto a Niscemi, per non rischiare interferenze con aerei, armi e strumentazioni USA. Il Consiglio dei Ministri, allora presieduto da Berlusconi, esprime parere favorevole in merito alla realizzazione della base, e lo stesso fa nel 2006 il governo Prodi. I procedimenti di valutazione dell’opera passano allora alla Regione, che nel 2008 convoca una Conferenza dei servizi (a cui partecipano anche i rappresentanti del comune di Niscemi) che approva all’unanimità la compatibilità ambientale dell’opera. Nel 2009, però, qualcuno inizia a dissentire. Il sindaco di Niscemi Giovanni Di Martino, sostenendo il neonato comitato NO MUOS, promuove una battaglia legale contro la base, chiedendo il riesame dell’autorizzazione ambientale. Intanto, il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, incalzato dall’Amministrazione statunitense, rassicura parlamento e comunità locali che lo interrogano riguardo ai possibili rischi per la salute. In realtà La Russa non approfondisce la questione, si fida dei dati forniti dagli americani e fa in modo che l’opera proceda.

Il 1 giugno 2011 il Governatore siciliano Raffaele Lombardo e il ministro La Russa firmano un protocollo d’intesa con il quale la Regione si impegna a concludere positivamente l’iter di approvazione del MUOS.

Paesaggio_MUOS[1]

Nel frattempo vengono rigettate dal TAR e poi dal CGA (Consiglio di Giustizia Amministrativa) le richieste di ordinanza cautelare avanzate dal Comune di Niscemi che tuttavia, guidato dal nuovo sindaco Francesco La Rosa, non si ferma e continua la propria battaglia attraverso i ricorsi legali. Il 6 ottobre 2012 la Procura di Caltagirone dispone il sequestro preventivo del cantiere per presunti abusi, profilando anche un possibile caso diplomatico, poiché per i procuratori l’impianto ricade sotto la giurisdizione italiana, mentre invece ci sarebbero stati eccessi di potere da parte della Difesa statunitense, che avrebbe aggirato diverse autorizzazioni ambientali. Il Tribunale della Libertà di Catania, però, poche settimane dopo annulla il sequestro, ed i lavori possono proseguire. Ma proprio a fine ottobre viene eletto alla Presidenza della Regione Rosario Crocetta, che decide di schierarsi a fianco dei NO MUOS e l’8 febbraio scorso dà mandato all’Assessore regionale all’Ambiente di revocare le autorizzazioni. Il messo regionale incaricato di portare la nota di annuncio di revoca alla base di Sigonella, però, non viene ricevuto dagli americani che si rifiutano di farlo entrare, rischiando di far sorgere un conflitto con il Governo regionale. Tuttavia il 15 febbraio il Consolato statunitense assicura che i lavori sono stati sospesi in attesa di chiarimenti.

 

Il 17 ottobre 2012 la Commissione europea aveva dichiarato che le installazioni militari possono derogare da vincoli SIC (Sito di Interesse Comunitario), essendo progetti di difesa nazionale; il Ministro dell’Interno Cancellieri a gennaio 2013 ha affermato che il MUOS «è sito di interesse strategico per la difesa militare della nazione e dei nostri alleati». Ma è proprio questo il punto più controverso, per il quale si rischia veramente il caso diplomatico: gli americani finora non hanno mai accennato ad un possibile accesso degli alleati Nato all’impianto, l’opera è esclusivamente sotto la gestione statunitense. Per quanto ancora dovrà proseguire la militarizzazione del territorio siciliano, cominciata settant’anni fa? Per quanto ancora si potrà continuare a deturpare una regione unica dal punta di vista ambientale, con installazioni pericolose per la salute ed il paesaggio?

La voce dei Comitati NO MUOS 

 

Il progetto tutto americano della base MUOS in Sicilia (presso Niscemi, CL), ha provocato la reazione dei siciliani e la nascita del “Movimento No MUOS”, le cui iniziative sono riuscite a dare al problema un’eco nazionale; il movimento si avvale dell’attività dei vari comitati cittadini, nati spontaneamente e separatamente nei comuni della Sicilia sud-orientale. Il loro operato (così come l’intero dibattito riguardo la base americana e l’installazione delle antenne) è emerso prepotentemente sconfinando dall’ambito regionale a cui era prima relegato, a causa degli eventi accaduti nella notte fra il 10 e l’11 gennaio scorso: gli attivisti si sono scontrati con la scorta di poliziotti e carabinieri incaricati di accertarsi che le due gru necessarie alla costruzione dell’impianto arrivassero a destinazione. Il dispiegamento di forze è stato veramente importante: quattro camion scortavano le gru, mentre un gran numero di agenti organizzavano posti di blocco nella zona di Niscemi (le cariche sono state inevitabili).

 

Abbiamo incontrato Pippo Gurrieri, del Comitato No MUOS di Ragusa (fra i più attivi nelle iniziative d’informazione e nel tenere vivo il presidio permanente di Niscemi), che si è reso disponibile a renderci chiara la situazione rispondendo alle nostre domande; in realtà, avendolo incontrato a seguito di una riunione del Comitato, anche gli altri membri presenti hanno partecipato attivamente all’intervista, dimostrando il collettivo buon livello di preparazione sull’argomento, proprio di un attivismo realmente consapevole.

 

Introduciamo il problema. Cos’è il MUOS, chi lo ha voluto e a cosa servirebbe?

Il MUOS (Mobile User Objective System) è un sistema di comunicazione satellitare a scopo bellico, interamente voluto dal dipartimento di difesa degli USA (non dalla NATO!); esso si avvale di quattro basi in quattro punti diversi del globo: in Australia, in Virginia e alle Hawaii per il territorio USA, e a Niscemi, in Sicilia. Le basi saranno collegate a cinque satelliti che opereranno contemporaneamente ricevendo dati e facendoli convergere direttamente al Pentagono.

 

 Quando sono cominciati i lavori di costruzione dell’impianto?

Per le antenne del MUOS, nel 2012; ma esistevano già 41 antenne satellitari all’interno di una base americana già presente a Niscemi, risalenti al 1991 e utilizzate per un sistema di comunicazione bellica più vecchio, il sistema NRTF. Le antenne del MUOS sono tre, enormi, del diametro di quasi venti metri.

 

 Come si è schierata, nell’immediato, la politica nei confronti del MUOS?

Nessun politico, né nazionale né locale si è schierato subito contro. Invece ne sono stati fra i promotori La Russa e Lombardo. Il primo ha promosso l’accordo tra governo italiano e dipartimento della difesa degli USA.

 

 Quindi gli americani avevano il sostegno della politica. E non fecero nessuno sforzo per informare la popolazione locale?

Assolutamente no, nessun tentativo di comunicare con la popolazione, né incontri o comunicati. Anzi, si sono sempre mossi in sordina.

 

 Ciò che oggi i comitati NO MUOS combattono maggiormente sono le possibili ripercussioni sulla salute pubblica. Quali e quanti sono stati gli studi scientifici condotti fino adesso a riprova dei rischi sanitari che l’opera comporta?

Sono stati due ricercatori del Politecnico di Torino a svolgere le perizie sulla pericolosità dell’onde emanate dalle antenne del MUOS, Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu, che nel 2010 evidenziarono già la pericolosità dell’impianto; inoltre le perizie condannavano anche le 41 preesistenti antenne del sistema NRTF, che sarebbero la causa di un aumento dei casi di leucemia e tumori nell’area del comune di Niscemi, dal 1991 ad oggi. A queste perizie, totalmente negative, vennero contrapposti gli studi di alcuni ricercatori dell’Università di Palermo, commissionati dall’allora amministrazione Lombardo nel 2011: tali studi però mancano di attendibilità, perché si basavano sulle indicazioni fornite dagli stessi americani in base ai dati forniti per lo stabilimenti hawaiano, che però al momento non è ancora entrato in funzione. Oggi, i rischi per la sanità pubblica sono fra i motivi che hanno portato l’attuale governo regionale (governo Crocetta) a revocare l’autorizzazione ai lavori.

 

 Si presenta anche un problema ambientale: infatti la struttura è posta all’interno della sughereta di Niscemi. Non dovrebbe essere un’area protetta?

Precisamente, si tratta di un’area S.I.C., cioè un’Area d’Interesse Comunitario. La questione ambientale fece sì che scoppiasse una prima protesta della comunità locale nel 2008 (ricordiamo una grande manifestazione, a cui parteciparono quasi dieci mila persone), che venne però sedata dall’allora presidente dell’ARS Lombardo, che promise si sarebbe impegnato a bloccare i lavori; in realtà sul finire del suo mandato si sarebbe rimangiato la promessa. Proprio a causa della violazione delle leggi ambientali, lo scorso 6 ottobre era scattato il sequestro dei cantieri, rientrato però solo il 22.

 

 Il MUOS è anche causa di tensioni sociali. A quanto pare la costruzione dell’impianto sancisce la fine del progetto di aprire l’aeroporto di Comiso al traffico civile.

E infatti è per questo che lo hanno allontanato il più possibile da Sigonella! Il loro progetto originale prevedeva che le antenne venissero posizionate nella base americana di Sigonella, ma venne poi portato a Niscemi proprio perché le onde trasmesse dall’impianto sarebbero incompatibili con le strumentazioni sia di bordo che di terra. Finché proseguono col MUOS non c’è possibilità che apra l’aeroporto.

 

 Ambiente, sanità e questione sociale. Il movimento NO MUOS si oppone a tutto questo: da quanto tempo è attivo il movimento e quali sono le modalità di protesta?

I comitati sono nati spontaneamente nei comuni della Sicilia sud-orientale, specialmente nel ragusano, fin dal 2011, ma nel luglio 2012 i comitati sono arrivati a darsi un coordinamento regionale, legandosi l’un l’altro attraverso una Carta d’Intenti. A parte la costante raccolta firme, che va avanti dall’anno scorso, si organizzano sempre aventi per dare visibilità al problema; l’ultima forma di protesta a cui siamo approdati è quella del presidio. Inizialmente dei presidi temporanei, cioè da settembre, ma oggi si tratta di un presidio permanente su un terreno acquistato dal movimento. L’ultima grande azione l’abbiamo tentata la notte tra il 10 e l’11 gennaio: eravamo in preallerta per l’arrivo di una gru per la costruzione ed eravamo d’accordo sul bloccarla in transito. L’aspettavamo dal 26 novembre, per cui nel frattempo si è venuto a creare una vera organizzazione: delle vere e proprie vedette dovevano avvisarci dell’arrivo del mezzo e i comitati si sarebbero organizzati per formare il blocco.

 

 Ce l’avete fatta?

Purtroppo riuscirono a farla arrivare lo stesso. La gru era scortata da un ampio dispiegamento di forze e i comitati non riuscirono ad opporvisi. Vi furono cariche della polizia; le informazioni arrivavano confusamente, perché avevano “offuscato”  le linea dei cellulari. In una lettera a Crocetta, pochi giorni prima il ministro Cancellieri aveva fatto sapere che non sarebbe stata tollerata nessuna resistenza al proseguo dei lavori

 

 Quindi per voi fu un fallimento.

Sì, ma invece di demoralizzare il movimento, tutto questo è servito ad alimentare la rabbia della gente e quindi la determinazione.

 

 Questo è il lavoro del movimento NO MUOS. Qual è stata la risposta della popolazione siciliana al vostro operato?

Inizialmente negativa, la gente non ne voleva sapere. La sensibilizzazione e l’informazione hanno cambiato le cose: adesso c’è più interesse e siamo appoggiati. Basti pensare che i cittadini di Niscemi hanno preso il nostro presidio come punto di riferimento, aiutano.

 

 Come vi ponete di fronte alla nuova amministrazione regionale? Qualche segnale c’è stato, come il blocco dei lavori imposto da Crocetta, che poi è diventato una sorta di caso diplomatico.

Siamo cauti. Prendiamo atto dell’azione dell’ARS, ma siamo convinti che senza il nostro fiato sul collo non sarebbe cambiato nulla. Inoltre ora ci aspettiamo un conflitto di poteri e vogliamo vedere come reagirà la Regione.

 

 Quale conflitto fra poteri?

La Regione può decidere in materia di sanità e ambiente, ma non ha poteri sulle questioni di natura militare, che invece sono prerogativa del governo nazionale, che però s’è da poco insediato. Quindi adesso: aspettiamo.

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