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Bevande green. Quando bere fa bene anche all’ambiente

Bevande green. Quando bere fa bene anche all’ambiente

 

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di Berenice Solano Cárdenas

 

Se vai a un party e bevi un cocktail con prodotti naturali contribuisci a rendere il mondo migliore”

(Melkon Khosrovian, proprietario di Greenbar Collective)

 

Rispetto al passato, i prodotti bio sono più presenti sulle nostre tavole, non solo nei nostri piatti ma anche nei nostri bicchieri. Ora più che mai si sente parlare di bere green, ovvero dell’importanza delle bevande che fanno bene al nostro organismo e a tal proposito come non citare le ottime proprietà depuranti e anche curative del tè. Nel XVI secolo i primi esploratori europei che lo provarono sostenevano di averlo usato per combattere la febbre, il mal di testa, i dolori articolari e il mal di stomaco, mentre secoli prima, nel 1211 a.C. il monaco giapponese Eisai nel suo libro “Mantenere la salute bevendo tè” affermava che “il tè è una medicina miracolosa per mantenere la salute, ha lo straordinario potere di prolungare la vita”.

Il tè verde contiene proprietà anti-invecchiamento e anti-cancro, altre sostanze depuranti come il karkadè aiutano l’organismo a bruciare il grasso più rapidamente. Le proprietà delle sostanze naturali e dei rimedi antichi sono da sempre tema di discussione e ai giorni nostri sono ripresi non solo dagli ambientalisti, ma anche dagli industriali. Bere fa bene alla salute, ma da oggi anche all’ambiente!

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Ogni volta che compriamo una bottiglia di vino o di birra dobbiamo pensare che la sua produzione causa inquinamento: l’utilizzo di sostanze chimiche nelle colture, nella fermentazione alcolica, nella produzione degli imballaggi (ftalati, composti chimiciusati nell’industria delle materie plastiche come agenti plastificanti per migliorarne la flessibilità e la modellabilità, impiegati principalmente per rendere meno flessibile il PVC) e le sostanze inquinanti espulse dai macchinari per la produzione delle bevande ne sono solo alcuni esempi. Per combattere tale problema le aziende produttrici si stanno cimentando sempre più: l’Highland Harvest, marchio di whisky scozzese, ha attuato una fase di purezza in tutti i suoi processi di lavorazione, distillazione compresa. In questo modo il concetto del bere green si é esteso dal mondo delle tisane a quello dei distillati e dei vini. A tale scopo svolge un ruolo cruciale la produzione di colture biologiche e biodinamiche, importante è quindi l’abolizione dei prodotti chimici tra gli ingredienti a favore di cure omeopatiche nella coltura dei prodotti, oltre che all’utilizzo del calendario lunare: BioVodka 0.1, prodotta nell’alessandrino da un piccolo laboratorio come Origine, ha ingredienti certificati che provengono tutti da un raggio di distanza di 40 km dal luogo di produzione stesso; la casa di produzione francese di champagne Larmandier-Bernier, invece, si batte per il rispetto della vite.

I produttori di vino stanno cominciando ad impiegare metodi artigianali e antichi, un modo come un altro per rievocare il gusto per la tradizione. “Uva pulita” è un progetto nato da un accordo tra la Banca toscana Monte dei Paschi di Siena e l’azienda vitivinicola piemontese Fontanafredda il 15 dicembre 2010 sulle tecniche di produzione integrata; “Vino libero” (www.vinolibero.it) nasce come un’associazione di dodici produttori vinicoli di diverse regioni d’Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia e Sicilia) che oltre ad occuparsi del modello di agricoltura da utilizzare (biologica, biodinamica e integrata) e del lavoro nel vigneto e nella cantina, si dedica anche del packing del prodotto e della sua distribuzione.

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Nel mondo del luppolo la Carlsberg, marchio danese famoso in tutto il mondo, ha presentato il 28 settembre 2011 a Milano, alla Carlsberg Drink Different Area, una nuova tecnologia denominata Modular 2.0 offrendo così una birra di ottima qualità e al tempo stesso a impatto zero (fusti d’acciaio sostituiti con fusti in PET, totalmente riciclabili, e che consentono una spillatura senza CO2 aggiunta).

Stanno aumentando le imprese che si dedicano solamente alla produzione di bevande alcoliche biologiche. La Greenbar Collective é un’azienda californiana che anni fa ha lanciato la propria campagna in difesa dell’ambiente: oltre alle tecniche naturali impiegate per l’estrazione delle essenze e la distillazione, si impegna a piantare o a curare un albero da frutto senza l’uso di additivi chimici per ogni bottiglia di super alcolico prodotto.

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Si è parlato fino a qui dell’alcol prodotto e distribuito, ma che fine fa quello non bevuto? Non è anche questi una forma d’inquinamento? Certamente si. A tale proposito sono state fatte proposte alternative interessanti: con gli scarti del whisky in Scozia si produce biocarburante, il cocktail avanzato in un bicchiere può servire, attraverso un particolare dispositivo, a ricaricare il cellulare.

Bere green fa bene all’ambiente, ma da oggi bere é anche a impatto zero, in ogni suo aspetto.

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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