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La rotta nucleare: un “mondo in cammino”

di Giovanna Pavesi

 

Il 26 aprile 1986 non ero ancora nata. Il mondo del 1986 era un pianeta diverso: dal punto di vista politico, sociale, economico e ambientale. Esistevano due Germanie, visioni del mondo in continua evoluzione, un’Unione Sovietica e una centrale nucleare che di lì a poco, avrebbe terrorizzato l’opinione pubblica della Terra. Il disastro di Černobyl’.

Ma tra il 1949 e il 1989, nel poligono di 18.000 kmq di Semipalatinsk (oggi Semey), in Kazakhstan, sono state testate  468 bombe atomiche (125 in superficie, 345 sotto terra). L’energia irradiata fu pari a oltre 1.000 volte quella della sola bomba di Hiroshima. Alla popolazione venne ordinato di uscire dalle abitazioni durante le esplosioni dei test, in modo che potessero poi essere esaminati nell’ambito degli studi sugli effetti delle radiazioni. Durante gli esperimenti furono contaminate 1.600.000 persone, 60.000 in maniera grave, 40.000 sono morte.

Oggi, un bambino su due nasce con malformazioni. Nei bambini in fase adolescenziale sono presenti mutazioni del DNA. Oltre 600.000 persone (il 93% dei sopravissuti) attualmente sono in cura per una forma di cancro o leucemia o per altre malattie da immunodeficienza.E’ alta anche la percentuale di suicidi per l’induzione di malattie mentali. La tragica eredità dei test nucleari fa sì che il popolo kazako sia l’unico al mondo che vive su un terreno utilizzato per test atomici.

Leggo questi dati su un sito italiano che seguo da tempo; si chiama Mondo in Cammino (http://www.mondoincammino.org/rottanucleare.php?name=home). Leggo anche di un progetto molto interessante che si chiama Rotta Nucleare. Decido quindi di contattare  il presidente di questa associazione, Massimo Bonfatti, e di chiedere un’intervista.

E lui, risponde.

 

Signor Bonfatti, come nasce l’idea e il progetto della Rotta Nucleare?

“Il progetto è nato metà febbraio nel corso di una telefonata fra Luca Scabbia e il sottoscritto. Con Luca alcuni anni prima avevamo già realizzato un fotoreportage a Novozybkov, una delle provincie della Russia sud occidentale, maggiormente colpite dal fall out dell’incidente nucleare di Chernobyl. Accennandomi Luca alla sua intenzione di avventurarsi in moto a Semipalatinsk, è nata l’idea di unirla più organicamente agli obiettivi di Mondo in cammino (di seguito MIC)che, da anni, denuncia il rischio nucleare ed è presente con interventi sulla gestione del rischio radioattivo nelle zone della Bielorussia e Russia contaminate dal fall out di Chernobyl. Il giorno dopo la telefonata era già nato il titolo del progetto (Rotta Nucleare) ed erano stati previsti gli obiettivi nelle loro linee generali: un viaggio su due ruote nei posti più contaminati del pianeta (Semipalatinsk in Kazakhstan e Mayak nella provincia russa di Cheljabinsk). Veniva fissata la data di partenza del viaggio (fine aprile) e subito veniva dato il via a  una campagna per la ricerca degli sponsor tecnici e dell’equipaggiamento (da parte di Luca), mentre Mondo in cammino si assumeva la responsabilità del supporto economico (prassi per i visti più sostegno finanziario di buona parte della missione), della creazione di un logo e di un sito web (www.mondoincammino.org/rottanucleare.php), oltre che di un evento specifico su Face Book Parallelamente, attraverso internet, venivano cercati i contatti locali e, laddove possibile, tramite e mail e telefonate, presi accordi specifici per l’accesso ai siti nucleari o per riferimenti locali. Il progetto veniva presentato ufficialmente nel corso dell’evento di MIC “Io non tremo” del 20 aprile scorso a Carmagnola (TO).”

Che cos’è Rotta Nucleare? Concretamente: come funziona?

“Rotta nucleare è un viaggio su due ruote (moto) che partendo da San Giorgio di Piano (BO), arriva nei posti più contaminati del pianeta, attraversando la Slovenia, l’Ungheria, l’Ucraina, un tratto della parte meridionale della Russia e il Kazakistan per poi fare il percorso inverso per un totale di circa 13.500 chilometri. Il viaggio, per tappe successive, si sviluppa come una specie di diario in cui annotare le caratteristiche delle varie realtà incontrate da Luca, descrivendone le cose, i volti, le sensazioni e fissandole nei fotogrammi di una macchina fotografica e di una cinepresa, con la certezza che ogni fotografia e ogni ripresa sono state realizzate direttamente in loco, così come recita la filosofia di MIC: “Il volontariato fatto con i piedi” e, nel caso specifico, con i piedi portati in loco da una moto. Il mandato di Luca, oltre a quello di realizzare un fotoreportage, consisteva in questi tre obiettivi: testimonianza, denuncia e solidarietà, ovvero testimoniare la realtà di contaminazione presente, denunciare la pazzia nucleare e portare solidarietà alle popolazioni esposte ai fall out radioattivi.”

 

Chi è Luca?

“Luca è innanzitutto un socio di Mondo e già nel 2007, sempre nell’ambito di un progetto di MIC, aveva realizzato il fotoreportage: “Novozybkov, il sole invisibile di Chernobyl”. Luca ha una grande passione per la fotografia, tramite la quale è riuscito ad affermarsi come importante fotoreporter free lance sulla scena italiana. Le sue fotografie sono state pubblicate su diverse testate, fra le quali: (Corriere della Sera, Vanity Fair, Il Fatto Quotidiano, Cosmopolitan, A, La Repubblica). Altra passione, oltre le foto, sono i viaggi in moto che preferisce affrontare in solitaria. Nel 2012 aveva già percorso le strade del Caucaso fino al Nagorno Karabakh.
Nei fotoreportage privilegia quelli di tipo sociale. Per questo “Rotta nucleare”, oltre a racchiudere i suoi due più grandi hobbies, offre un valore aggiunto alla sua sensibilità umana e di artista: quello della denuncia lucida, assumendosi anche il rischio dell’inevitabile contaminazione personale (nonostante tutte le precauzioni previste da assumere), della follia nucleare.”

 

Quali sono le vostre aspettative? Questo progetto è più di un reportage…

“L’aspettativa maggiore è quella di creare un buon prodotto (mostra fotografica, video, diario di viaggio) da affiancare come supporto alle campagne antinucleariste di MIC.Il viaggio è solo stata la prima fase di “Rotta nucleare”. La seconda fase consiste nella creazione, mediante il materiale raccolto e le foto e i video realizzati, di supporti divulgativi.La terza e ultima fase consisterà in eventi pubblici condotti da Luca e MIC.La crescita della coscienza e della sensibilizzazione collettiva è uno degli obiettivi prioritari di MIC. Il volontariato di MIC e i volontari che ne fanno parte (fra cui Luca), partono da un assunto fondamentale: “Non esiste solidarietà e volontariato senza rispetto dei diritti umani”. Tutte le azioni svolte, e da svolgere, nell’ambito del complessivo progetto “Rotta nucleare”, rientrano in questo alveo concettuale, con l’intenzione di rendere consapevoli che questa terra ci è stata dato in prestito per le future generazione e che non possiamo ridurla come è avvenuto a Semipalatinsk e Mayak (si tratta del “diritto” del futuro che contiene tutti i diritti).

Oltre a ciò il volontariato deve essere anche qualità: e MIC cercherà di farlo con i prodotti che saranno creati dal materiale e dall’esperienza di Rotta nucleare.”

 

L’intervista per ora si conclude qui. La prossima voce sarà quella di Luca.

 

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