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Odissee nello stretto di Messina: universitari in balìa di Caronte

Odissee nello stretto di Messina: universitari in balìa di Caronte

 

stretto messina imbarco 2°

 

 di  Angela  Politi

Quando autobus, metropolitana, tram e altri mezzi scandiscono la vita dello studente fuori sede o pendolare i problemi sono tanti, ma, se di mezzo ci si mette anche il mare, la situazione precipita.

L’Università della Magna Grecia, Reggio Calabria, e l’Università degli studi di Messina, vantano un’alta percentuale di scambio in quanto a provenienza degli studenti delle due città, costretti a viaggiare per studiare, ad esempio, Lettere e Filosofia a Messina o Architettura sull’altra sponda dello stretto. Esclusa la nuotata in mare aperto, gli unici mezzi di cui usufruire sono i traghetti gestiti dalle Ferrovie dello Stato (che, legati alle coincidenze dei treni che dalla penisola si spostano verso l’isola, diventano piuttosto inaffidabili per quanto riguarda gli orari) o aliscafi e navi, gestiti negli ultimi anni dalla stessa azienda, la Caronte&Tourist.

Viaggi che, spesso, si trasformano in odissee dalle sfumature tragicomiche.

Se i mezzi seguono un intervallo di traversata che va dai 40 (per le navi) ai 30 minuti (per gli aliscafi), con una durata di navigazione di 20, certo non si può dire che le condizioni d’attesa siano le migliori, almeno per i pendolari pedoni che fruiscono della prima opzione. I comfort del caso l’azienda pare riservarli a chi, ben pagante (37 euro per le macchine di cilindrata minore, solo andata), si imbarca con un mezzo di trasporto su ruote. I pedoni? D’estate sotto il sole e d’inverno sotto la pioggia ad aspettare che prima tutti gli automuniti abbiano preso posto all’interno. Unico espediente, inutile peraltro viste le dimensioni, un gazebo bianco, che poco serve col vento che caratterizza le due coste.

Marika studia “Filosofia contemporanea” a Messina, pur essendo nata a Reggio Calabria, perché la Facoltà di “Lettere e Filosofia” non è contemplata dall’Ateneo reggino; viaggia da sei anni e la sua risposta, rispetto al gradimento di gestione del trasporto, è un “no” secco, che non ammette repliche. E, nella sua esperienza pluriennale, ammette di aver trovato solo una situazione “peggiorata a causa di un aumento di costi del biglietto esagerato”. Ma si sa, sono le aziende private a fare i prezzi e non si discutono, mentre, suggerisce, pensando alle proprie necessità di studentessa, che “un miglioramento possibile sarebbe mettere le traversate ogni 20 minuti, come succede d’estate, anche nel periodo invernale”. Si arriva all’argomento scottante più per chi al sud ci vive che per chi fa le leggi in Parlamento: il Ponte sullo Stretto. La situazione migliorerebbe? Marika sorvola sulle questioni geologiche, politiche ed economiche tanto discusse negli ultimi anni, si attiene al tema e risponde sicura: “Sarebbe peggiore, perché gli studenti non arriverebbero più vicino al tram, ma nei pressi di Ganzirri, e sarebbe ancora più difficile, soprattutto per gli studenti di Lettere, arrivare alla Facoltà”. Ammette poi, comunque, di essere contraria alla sua costruzione.

Fabrizio, invece, lo incontro seduto su una panchina del porto di Reggio Calabria, mentre aspetta il prossimo aliscafo. Lui viene addirittura da Catania e vive da fuori sede a Reggio per conseguire la sua seconda laurea in Architettura. Guarda intimorito il mio registratore, ma infine si decide ad andare avanti. Il suo disagio? Il cambiamento continuo di prezzi e orari: “ la Metromare (aliscafi Ndr) cambia spesso gli orari, per la Caronte restano sempre uguali, ma, in compenso, cambia sempre il prezzo del biglietto”. Diverso porto d’attracco, stesso problema: i fruitori al vento e all’acqua d’inverno, “almeno una pensilina!”, suggerisce sarcastico.

Lo studente in crisi, in balìa dello stretto, pare essere sempre più in crisi. E chi non pagherebbe per avere tutto questo?

 

Quando autobus, metropolitana, tram e altri mezzi scandiscono la vita dello studente fuori sede o pendolare i problemi sono tanti, ma, se di mezzo ci si mette anche il mare, la situazione precipita.

L’Università della Magna Grecia, Reggio Calabria, e l’Università degli studi di Messina, vantano un’alta percentuale di scambio in quanto a provenienza degli studenti delle due città, costretti a viaggiare per studiare, ad esempio, Lettere e Filosofia a Messina o Architettura sull’altra sponda dello stretto. Esclusa la nuotata in mare aperto, gli unici mezzi di cui usufruire sono i traghetti gestiti dalle Ferrovie dello Stato (che, legati alle coincidenze dei treni che dalla penisola si spostano verso l’isola, diventano piuttosto inaffidabili per quanto riguarda gli orari) o aliscafi e navi, gestiti negli ultimi anni dalla stessa azienda, la Caronte&Tourist.

Viaggi che, spesso, si trasformano in odissee dalle sfumature tragicomiche.

Se i mezzi seguono un intervallo di traversata che va dai 40 (per le navi) ai 30 minuti (per gli aliscafi), con una durata di navigazione di 20, certo non si può dire che le condizioni d’attesa siano le migliori, almeno per i pendolari pedoni che fruiscono della prima opzione. I comfort del caso l’azienda pare riservarli a chi, ben pagante (37 euro per le macchine di cilindrata minore, solo andata), si imbarca con un mezzo di trasporto su ruote. I pedoni? D’estate sotto il sole e d’inverno sotto la pioggia ad aspettare che prima tutti gli automuniti abbiano preso posto all’interno. Unico espediente, inutile peraltro viste le dimensioni, un gazebo bianco, che poco serve col vento che caratterizza le due coste.

Marika studia “Filosofia contemporanea” a Messina, pur essendo nata a Reggio Calabria, perché la Facoltà di “Lettere e Filosofia” non è contemplata dall’Ateneo reggino; viaggia da sei anni e la sua risposta, rispetto al gradimento di gestione del trasporto, è un “no” secco, che non ammette repliche. E, nella sua esperienza pluriennale, ammette di aver trovato solo una situazione “peggiorata a causa di un aumento di costi del biglietto esagerato”. Ma si sa, sono le aziende private a fare i prezzi e non si discutono, mentre, suggerisce, pensando alle proprie necessità di studentessa, che “un miglioramento possibile sarebbe mettere le traversate ogni 20 minuti, come succede d’estate, anche nel periodo invernale”. Si arriva all’argomento scottante più per chi al sud ci vive che per chi fa le leggi in Parlamento: il Ponte sullo Stretto. La situazione migliorerebbe? Marika sorvola sulle questioni geologiche, politiche ed economiche tanto discusse negli ultimi anni, si attiene al tema e risponde sicura: “Sarebbe peggiore, perché gli studenti non arriverebbero più vicino al tram, ma nei pressi di Ganzirri, e sarebbe ancora più difficile, soprattutto per gli studenti di Lettere, arrivare alla Facoltà”. Ammette poi, comunque, di essere contraria alla sua costruzione.

Fabrizio, invece, lo incontro seduto su una panchina del porto di Reggio Calabria, mentre aspetta il prossimo aliscafo. Lui viene addirittura da Catania e vive da fuori sede a Reggio per conseguire la sua seconda laurea in Architettura. Guarda intimorito il mio registratore, ma infine si decide ad andare avanti. Il suo disagio? Il cambiamento continuo di prezzi e orari: “ la Metromare (aliscafi Ndr) cambia spesso gli orari, per la Caronte restano sempre uguali, ma, in compenso, cambia sempre il prezzo del biglietto”. Diverso porto d’attracco, stesso problema: i fruitori al vento e all’acqua d’inverno, “almeno una pensilina!”, suggerisce sarcastico.

Lo studente in crisi, in balìa dello stretto, pare essere sempre più in crisi. E chi non pagherebbe per avere tutto questo?

Stretto messina imbarco

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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