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Industrie Caffaro: a Brescia l’eredità mortale di 150 tonnellate di PCB

Industrie Caffaro: a Brescia l’eredità mortale di 150 tonnellate di PCB

di Giulia Martensini

CaffaroCaffaro Industrie S.p.A. è un’importante realtà nella produzione della chimica fine e di base nel Nord Est Italiano con più di 25.000 tonnellate di prodotti immessi sul mercato ogni anno.

Questo è quanto recita il sito web dell’azienda, rintracciabile facilmente tra i risultati di Google. Ma Caffaro, almeno nella città di Brescia, vuol dire altro. Caffaro è una fabbrica in mattoni recintata che sorge in Via Milano, via molto conosciuta e  frequentata in pieno centro . È il nome della fabbrica che per 50 anni ha buttato nelle acque della città 150 tonnellate di PCBPoliclorobifenile, allo stato puro, una sostanza la cui tossicità per il terreno e per l’uomo si misura in microgrammi.  

Un’azienda che 10 anni fa ha chiuso i battenti, lasciando debiti, danni  e responsabilità in carico all’incolpevole collettività.

Tutti sapevano, nessuno parlava, nessuno voleva indagare nel fango del Mella, il fiume che circonda la città, isolandola e racchiudendola quasi fosse  un’isola contaminata, abitata da cittadini in quarantena.

Se qualcosa di incisivo, finalmente, si muoverà sarà per merito di Rai 3, ma senza dimenticare il ruolo dei ricercatori, di quel comitato scientifico indipendente, di cui fa parte il dott. Celestino Panizza medico del lavoro dell’Asl di Brescia ed il dott. Paolo Ricci, medico del lavoro dell’Asl di Mantova e dell’ Università di Venezia.
Un gruppo di persone che, con pazienza e serietà, hanno studiato tutti gli aspetti della vicenda. Già nel 2008, Panizza aveva individuato quello che sarebbe stato il motivo catalizzante del servizio televisivo, ossia il parallelismo agghiacciante tra il caso di Anniston, cittadina degli Stati Uniti nella quale si è verificato un inquinamento analogo a quello di Brescia. Queste le sue parole: “Nel 2001 Allen Silverton, professore di immunologia e microbiologia alla Upstate Medical University di Syracure, indagò un piccolo gruppo di cittadini fra quelli esposti ai composti inquinanti ma che apparentemente non aveva contratto alcuna patologia attribuibile all’esposizione. Almeno la metà delle persone apparentemente sane mostrava alterazioni delle cellule immunitarie compatibili con maggiore predisposizione al cancro, alle infezioni e alle malattie autoimmuni. Nient’altro poteva spiegare irisultati se non l’elevato livello di PCB nel sangue”.
In un documento pubblicato il 31 marzo 2008, intitolato “Gli impatti sanitari sulla popolazione bresciana esposta a PCB, diossine ed altri tossici versati nell’ambiente dalle Industrie Caffaro”, Celestino Panizza, commenta i dati dello studio fatto dall’Asl di Brescia: “Le indagini condotte sulle matrici ambientali, acqua e suolo, e sui prodotti agricoli del territorio a sud dell’industria chimica Caffaro, da ASL e ARPA dopo che il caso venne sollevato con una denuncia pubblica nel 2001, hanno messo in luce un gravissimo inquinamento da composti cancerogeni, principalmente Policlorobifenili (PCB), diossine, metalli pesanti (Mercurio, Piombo e Arsenico) e solventi clorurati, in particolare tetracloruro di carbonio, largamente impiegato in Caffaro e responsabile di un grave inquinamento della falda”. (ARPA, Monitoraggio dei corpi idrici sotterranei. Pennacchio del tetracloruro di carbonio nel sito nazionale Brescia – Caffaro Brescia, 22 dicembre 2006).

Le indagini epidemiologiche dell’ASL, che allora istituì un Comitato Tecnico Scientifico, hanno anche considerato gli effetti sulla salute dell’esposizione a inquinanti della popolazione interessata, in particolare dei lavoratori e dei residenti nei quartieri immediatamente a sud della fabbrica dove l’inquinamento si è diffuso principalmente attraverso le rogge nelle quali defluivano gli scarichi liquidi degli impianti. Le relazioni sulle indagini sono state pubblicate (www.aslbrescia.it)”
Terminiamo la prima parte, ricordando che gli studi dell’Asl di Brescia, cui fa riferimento il dott. Panizza, sono stati portati da Riccardo Iacona al dott. Philippe Grandjean, il più grande studioso delle conseguenze nell’uomo della contaminazione da diossine e Pcb, che ha confermato le acquisizioni scientifiche dell’inchiesta.

 Non solo la televisione si è interessata alla questione PCB a Brescia, ma anche medici e comitati popolari si sono attivati, rimanendo purtroppo inascoltati. Un caso su tutti è quello di Celestino Panizza, medico specializzato in Medicina del Lavoro e in Statistica Medica ed Epidemiologia e membro dell’ISDE Medici per l’Ambiente, che, in un’intervista di Alessandro Gatta a Brescia Today del 16 agosto 2012, affermava:

 Panizza“La categoria più esposta, è quella dei più giovani di tutti, i bambini. Inquinanti di questo tipo, e a questo livello, incidono sullo sviluppo prenatale, sullo sviluppo del sistema celebrale, sulle capacità intellettive, sul sistema endocrino e sul sistema immunitario”.
Eppure qualcosa era stato recepito anche sul piano amministrativo, se è vero che da alcuni anni nelle scuole e nei parchi pubblici vige il divieto per i bimbi di giocare sull’erba. Purtroppo l’unico intervento attuato sui terreni è stato questo. La verità è che tutti se ne sono fregati, confidando in un intervento del Ministero dell’Ambiente che non è mai arrivato. La domanda è se almeno i terreni adiacenti le scuole non potessero essere bonificati dal Comune, senza aspettare l’intervento ministeriale.
Il dottor Panizza, in uno studio di cui abbiamo accennato nella prima parte, pone in risalto l’incidenza nociva del PCB sui bambini, evidenziando gli studi di altri ricercatori: “L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nello specifico dei PCBs ne esaminava gli effetti sulla salute umana: “Studi sugli uomini esposti a PCBs hanno evidenziato effetti sulla motilità spermatica, crescita fetale (basso peso alla nascita, ridotta circonferenza cranica) e dello sviluppo (ridotta età gestazionale, immaturità neuromuscolare), e della funzione neurologica alla nascita (ridotta autonomia funzionale, aumento delle anomalie nei riflessi, ridotte capacità mnemoniche, ridotto indice Q.I. e difetti di attenzione). Alcuni effetti neurologici che compaiono precocemente possono scomparire durante l’infanzia. Studi epidemiologici sono suggestivi di un aumento correlato con l’esposizione a PCBs di tumori del tratto digestivo, soprattutto cancro epatico, melanoma maligno.

Tuttavia,i  limiti nella quantificazione dell’esposizione a rischio, la limitata consistenza dei risultati e, in alcuni casi, la presenza di confondenti dell’esposizione limitano una chiara individuazione di una chiara relazione dose-risposta.
Non vi è aumento nell’incidenza di infezioni respiratorie nei primi 18 mesi di vita, ma sono state osservate in bambini nati da madri esposte a PCB alterazioni nel numero di differenti tipi di linfociti.
E’ stata osservata una riduzione nel numero di cellule “natural-killer” in consumatori di pesce contaminato da PCB. In bambini di 3-5 anni è stata osservata una prevalenza di infezioni ricorrenti dell’orecchio medio e di varicella correlata ai livelli di PCB plasmatici.”
“Fra i molti studi pubblicati – prosegue il medico –è stata richiamata l’attenzione sul fatto che l’esposizione fetale a composti organici persistenti (POPS) come PCB e diossine, provochi alterazioni del timo, un organo fondamentale per lo sviluppo del sistema immunitario e come sia verosimile che l’alterazione nello sviluppo del sistema immunitario giochi un ruolo nello sviluppo di disturbi neuro comportamentali. Uno studio tedesco che mette anche in relazione l’elevata esposizione a PCB in epoca prenatale alla ridotta risposta immunitaria alla vaccinazione, ad alterazioni linfocitarie ed a otiti nei bambini.”
“Infine – conclude il dott. Panizza – sono sempre più numerosi gli studi che dimostrano come l’esposizione a composti chiamati in causa dal “caso Caffaro”, nel periodo gestazionale, determinano un aumento di rischio di cancro nel corso della vita anche se l’esposizione a questi composti viene a mancare. Il fatto è che questi composti (diossina, PCB, , mercurio, composti organo-clorurati) interferiscono con il sistema endocrino e sono in grado di provocare alterazioni sul genoma e sull’epigenoma, con effetti sulla salute in tutte le fasi della vita e dello sviluppo dell’individuo.”
In migliaia si sono mobilitati con grande impegno,costanza e un profondo sensodi malessere e frustrazione, senza avere risposte da chi aveva il dovere di rendere conto alla popolazione bresciana di un disastro ambientale sottovalutato per l’ignoranza e la cecità dei politici, i quali, a quanto pare, se ne fregano perfino dei danni che potrebbero subire, non solo i loro concittadini ma pure i loro stessi figli.

Caffaro è un numero: 60 ,come la percentuale d’aumento  di tumori che hanno colpito la popolazione della città e dell’interland.

Caffaro è un buco di bilancio da 300 milioni che gravano su un’amministrazione comunale che non ha voluto vedere e non ha saputo chiedere.

Caffaro è la ragione per la quale una città intera ha paura di respirare.

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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