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I vigneti di Barbiano. Con ricetta della marmellata di uva Tarmarina

I vigneti di Barbiano. Con ricetta della marmellata di uva Tarmarina

 

di Malù Pagani

A sud della Pedemontana (antica strada che congiunge il modenese al piacentino) ed esattamente sopra il paese di Felino (famoso ormai ovunque per i suoi insuperabili salami di maiale), c’è Barbiano. Ci capitai per caso alcuni giorni fa per un torneo di burraco. Dopo il castello di Felino la strada s’inerpica velocemente, quattro tornanti e ti ritrovi già in alto in un paesaggio collinare. Le colline si muovano irregolarmente e dolcemente, così come si muovano irregolarmente le coltivazioni: piccoli boschi decidui di quercioli, porzioni di terreno già lavorate per le semine autunnali e vigneti, molti vigneti che col loro verde squadrato e perfetto ti fanno presagire il buon raccolto e il buon vino.

barbiano colline

La bellezza del luogo ti stordisce e affascina. Esso assomiglia alle famose colline senesi: sì, esse sfoggiano agglomerati di cipressi neri,unici nel loro genere e mancano di vigneti e l’andamento delle colline è più ampio ma la sensazione che siano sorelle ti salta subito all’occhio . Un po’ diversa la colorazione del terreno, a Barbiano più ocra , là più rossiccio. Salgo fino alla sommità dove c’è il luogo che ci ospiterà per il pomeriggio: è un agriturismo, “Il Vigneto”, nuovissimo e in posizione invidiabile. I proprietari ,gentilissimi, ci offrono il vino di loro produzione e io, naturalmente, curiosa e appassionata della materia, comincio a far domande. L’azienda agricola è di Amadei che impiantò la vigna trenta anni fa, l’estensione è di  35 ettari. Con il proprietario faccio un giro lungo i filari, la vendemmia sarà felice, l’uva è sana, gli acini turgidi e fitti. Tutti i vitigni,(sauvignon, chardonnai, malvasia, lambrusco graspa rossa e Maestri) sono al top .

A un certo punto sono attratta da una vite perché ha le foglie marrone screziate di giallo: mi fermo e ne domando la ragione. E’una vite attaccata dalla” flavescenza dorata “, una fitopatologia ormai tristemente famosa, perché crea danni ingenti. Essa fu introdotta dalla Francia col vitigno Chardonnai dieci anni fa e nonostante il suo bellissimo nome condanna a morte ogni pianta che attacca; inoltre si propaga. Nessun prodotto riesce a debellarla, bisogna estirpare la pianta intera con tutte le sue radici. E’ un insetto che la fa insorgere, si chiama “scaphoideus titanus”. Per fortuna qui le viti ammalate sono rare . Domando poi se ha l’antico vitigno tarmarina a cui sono molto affezionata, ma non l’ha. Nella mia piccola vigna c’è, sia la rossa che la bianca e la nera . La sua particolarità è che i piccoli acini non hanno vinaccioli . E’una uva dolce adatta più per marmellate che per vino. Logicamente ogni anno immancabilmente mi accingo a sgranarla per confezionare una marmellata insolita, ottima anche per crostate. E’ una tradizione , vedevo la mamma al lavoro ed io copiai da lei,ora spero che anche mia figlia continui e così via.

Ma vi ho già raccontato la storia del mio piccolo paese? Comunque la inserisco qui perché parliamo di viti e perché è troppo bella. Il nome del paese è Vignale e la strada principale si chiama strada del Bottone (inteso come grossa botte), le stradine che da essa si dipartono hanno tutte nomi legati alla vite. C’è la strada del Salice (era il rametto flessibile appunto del salice che serviva per legare le viti al palo ed al filo di ferro), c’è il borgo Paciara (che in dialetto significa deposito di vino nella damigiana) poi c’è il borgo Loron (che in dialetto significa grosso imbuto). Ora sono rimasti solo i nomi,la peronospora e la battaglia del grano(consigliata da Mussolini)hanno decimato tutti i vigneti eccetto il mio, piccolissimo.

Ricetta di marmellata di uva Tarmarina

Uva tarmarina rossa o nera, zucchero il 30% della sgranata. Limoni due al kg. Mettere a macerare l’uva sgranata con lo zucchero la sera prima. Al mattino dopo porla sul fuoco in una bella pentola di acciaio. Aggiungere il succo  dei limoni . Farla bollire per due ore circa, a metà cottura frullarne il 50%. Terminata la cottura invasarla e posizionare i vasetti a testa in giù. Se risultasse troppo liquida ,togliere il sugo. Si manterrà benissimo in freezer o per 15 giorni in frigorifero.

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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