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Conad ritira un lotto di acqua “anomalo”. Ma abbiamo realmente bisogno di acqua in bottiglia?

Conad ritira un lotto di acqua “anomalo”. Ma abbiamo realmente bisogno di acqua in bottiglia?

Acqua Conad

 

di Attilio Maria Frazzetta

Odore sgradevole e sapore anomalo, sono questi i motivi per cui Conad, una delle catene di supermercati più importanti in Italia,qualche giorno fa, ha ritirato dal commercio un lotto di acqua in bottiglie di plastica.

Nonostante dalle prime analisi non sia emerso nulla di strano, la notizia ha avuto vasta eco ed è rimbalzata sui principali social network, suscitando così le perplessità dei consumatori.
Penetrata nelle nostre menti come acqua sicura, ha quasi completamente oscurato l’acqua del rubinetto, sempre più controllata e ovviamente  potabile, ma sopratutto a costo e impatto ambientale quasi zero. Le recenti battaglie, anche politiche se vogliamo, hanno posto al centro dei loro dibattiti la questione dell’acqua, ricordando agli italiani che ci si può fidare dei nostri acquedotti e che la qualità dell’acqua non è inferiore a quella imbottigliata.

Analogamente anche a Parma, con l’introduzione della raccolta differenziata estesa a quasi tutta la città, è stato ricordato dal sindaco tramite una lettera indirizzata a tutte le famiglie residenti o domiciliate in città, che l’acqua del rubinetto deve essere una prima scelta poiché sottoposta frequentemente a controlli e test di qualità.

In un periodo così difficile economicamente, una notizia come quella dei giorni scorsi, potrebbe dare la sveglia a chi ancora è scettico sull’utilizzo dell’acqua corrente, anche perché il danno provocato da ogni singola bottiglia di plastica, se non correttamente differenziata, è enorme. A questo proposito vale la pena dare un’occhiata al seguente video, che in pochi minuti spiega il tragitto che fanno le bottiglie di plastica , i costi di produzione e la difficoltà dello smaltimento.

Viene accuratamente descritto come il “terrorismo psicologico” attuato dai magnati dell’acqua in bottiglia abbia alla lunga sortito gli effetti sperati: utilizzando i mass media, è stata avviata una campagna (dis)informativa sulla presunta pericolosità dell’acqua del rubinetto, che ha convinto i cittadini ad acquistare l’acqua in contenitori di plastica, pratica ormai divenuta abitudine consolidata, per la felicità di chi la produce e commercializza.

Ma pochi riflettono sulle ripercussioni di questo mercato mondiale, che ha  conseguenze pesantissime fin dall’inizio e oltre la fine del suo ciclo di produzione, con  ingenti somme di denaro in circolo, che potrebbero essere risparmiate e investite per migliorare la distribuzione idrica nei diversi Paesi.

L’augurio è che la tendenza possa essere invertita, perché nel 2013 c’è ancora chi muore di sete, e chi invece spende e spande nell’acquisto dell’acqua in bottiglia, magari vista il giorno prima in una pubblicità televisiva.

E questo augurio pro-acqua del rubinetto può essere riassunto nel claim: “meno plastica, meno problemi e più salute”

 

Link video: http://www.youtube.com/watch?v=X3QxBjWa2vU

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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