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Street art per riqualificare le città. Il caso (esemplare) di Londra

Street art per riqualificare le città. Il caso (esemplare) di Londra

 

di Lorenzo Dragoni

 

Dici Roma e pensi al Colosseo.  Dici Parigi e non può non venirti in mente Notre Dame, l’Arco di Trionfo e Montmartre. Dici Londra e cosa ti salta in testa: il Big Ben? Buckingham Palace? la cattedrale di Saint Paul? Forse. Quasi sicuramente se dai un’occhiata a una Lonely Planet.  Ma è impossibile pensare alla città della regina e non vederci un altro mondo d’arte, quella della strada. Che si incontra ad ogni angolo, su ogni tetto, perfino guardandosi i pedi. Che è in continua evoluzione e  non ha bisogno di milionari interventi di restauro. Che ha vita breve o, difficilmente, dura in eterno. Che a volte, anzi spesso,  è considerata vandalismo, ma, senza la quale, Londra non potrebbe essere quella che è oggi.

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Funghi, scatole di cartone, chewing-gum: qualsiasi cosa può essere trasformata in un’opera. Qualcuno addirittura ha inventato un tour guidato lungo le vie, i cortili, i muri, per diffondere queste creazioni, impossibili da imbrigliare all’interno del Tate Modern. Sono i ragazzi dello ‘Street Art Tour’, una banda di writers che ha deciso di sfruttare quella sterminata galleria all’aperto dello Shoreditch, zona est di Londra, per divulgare la loro passione.

Il ritrovo è estremamente ‘wild’: fermata Old Street della metropolitana, sulla Northern line. All’arrivo si pagano subito  i 15 pound, il prezzo della strada. Senza neanche accorgertene stai (forse) già calpestando un’opera. È un banalissimo segno di gomma americana, visto e rivisto su qualsiasi marciapiede. La peculiarità del caso è che un certo Ben Wilson abbia deciso di colorarlo e fissare i colori a tempera con della lacca, in modo tale che rimanga lì il più possibile. Non serve muoversi dalla posizione iniziale per trovare il secondo pezzo d’arte della visita: un grosso fungo rosso posto sopra un locale, dall’altra parte della strada. A metterlo lì, ChristiaanNagel, un pazzo sudafricano che se ne va in giro per la capitale inglese a seminare miceti colorati. E così via per altre 4 ore, intervallate da un fugace pranzo, in un pub stracolmo di graffiti. Banksy, il personaggio più importante del movimento; Space invaders, un collettivo di ragazzi francesi che impreziosiscono i mattoni a vista con dei personaggi spaziali stilizzati; Roa, il disegnatore di animali per eccellenza; Hin, il cui tema è il ritratto dei potenti del mondo impegnati in attività ludiche puerili; Pablo Delgado, i cui personaggi (con annesse ombre) sono da ricercare a livello marciapiede. Questi sono solo alcuni dei nomi degli artisti che si possono ammirare durante il giro. Gente che ai più risulterà anonima, ma che rappresenta un pezzo di storia recente dell’arte di strada.

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«Vogliamo fare in modo che la nostra passione, nonché nostro lavoro, venga conosciuta e apprezzata da più gente possibile – confida Adam, una delle guide del tour – . Molte persone hanno una visione negativa della Street Art e tendono a considerare gli artisti come dei vandali, ma – a mio modo di vedere – è una cultura figlia del nostro tempo, del paesaggio urbano. Le città, di per sé, hanno zone periferiche tristi, degradate e noi cerchiamo di renderle più belle. Inoltre, ogni graffito ha un significato profondo e rappresenta una possibile via di comunicazione». Il successo, almeno in termini di pubblico, sembra proprio dargli ragione: «Di media partecipano alla visita circa 2000-2500 persone l’anno. E quello che ci rende ancor più orgogliosi è il fatto che non ci siano solo giovani, ma anche pensionati».

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Finito il tour, dando un occhio a Tripadvisor – il popolare sito di recensioni – si scopre che sulle 511 diverse attività possibili in Londra, si piazza alla posizione 17, con ben 366 valutazioni eccellenti sulle 392 totali. Molto più avanti rispetto alla visita ai nuovissimi studios di Harry Potter, un must dell’epoca recente. L’unica differenza sta nella diversità di fruizione. Grazie alla Street Art anche l’attesa del bus, la passeggiata mattutina o il giro in bicicletta può diventare un piacere per gli occhi.

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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