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Milano. Vuole riaprire i Navigli

Milano. Vuole riaprire i Navigli

di Alberto Selvatico

Per secoli i Navigli hanno caratterizzato il volto stesso di Milano, non solo per il ruolo che svolgevano come via di comunicazione e trasporto, ma anche per la loro dimensione ricreativa, adatti a passeggiate pensose e fantasticherie.

Questo fino al 1929, in piena epoca fascista, quando i Navigli cominciarono a scomparire, lentamente coperti da una sorte di urbanizzazione incontrollata che sembrava voler progressivamente negare la stessa identità di Milano come città d’acqua. Erano gli anni in cui si stava sviluppando la cultura dell’automobile, nuovo simbolo di progresso; anni in cui i trasporti fluviali erano ormai diventati sinonimo di antichità e regressione, senza contare il problema degli scarichi abusivi che rischiavano di trasformare i Navigli in delle fogne a cielo aperto.

Navigli 2

La scomparsa proseguì fino agli anni ’60, quando si chiuse anche il tratto di via Melchiorre Gioia, cambiando per sempre l’aspetto della città storica. Da quel momento l’identità di Milano è cambiata per sempre, senza apparenti possibilità di restaurare la sua originale fisionomia. Tutto a causa dell’ errata convinzione che questo elemento naturale potesse rappresentare un intralcio alla modernità e alla sua mobilità. Scusa al quanto ridicola, dato che basta dare un occhiata ai nostri vicini per vedere come le grandi città europee utilizzino l’acqua non solo come elemento culturale distintivo ma anche come mezzo di attrattiva soprattutto verso la movida serale/notturna che interessa tanto i giovani.

Pensiamo ai docklands di Londra, al romanticismo che trasmette la Senna, alle case galleggianti di Amsterdam e a tutte le eleganti città toccate dal Danubio. Non è affatto vero dunque che le altre città europee considerino l’acqua, i fiumi e i canali qualcosa di secondario o indegno del “rango” di metropoli moderna, come hanno sostenuto alcuni.

Oggi finalmente, dopo tanti anni, sull’onda di quello che è successo o sta accadendo nella altre città  europee, un intervento di recupero di una delle opere più importanti dell’ingegneria idraulica è già condiviso dalla grande maggioranza dei milanesi. L’associazione “Riaprire i Navigli” è nata proprio per promuovere la riapertura e la ricostruzione dei Navigli di Milano nel più breve tempo possibile e con la massima partecipazione delle istituzione e della popolazione.

“La riapertura del Seveso e la riscoperta dei tracciati storici del Naviglio Martesana attraverso la creazione di un sistema continuo di canali di dimensione variabili in grado di migliorare in modo significativo il paesaggio urbano costituisce il fulcro del progetto.” Ci spiega il signor Gianfranco Colitti, segretario dell’associazione “Riaprire i Navigli”.

Navigli 1

L’ingresso del naviglio Martesana nell’area Garibaldi Repubblica, in special modo, potrebbe essere il fautore di una vera e propria “rivoluzione verde” all’interno della città. L’ipotesi riprende alcuni idee progettuali dell’architetto Andrea Milella; la sua proposta è quella di far leva proprio sul ruolo degli spazzi verdi e dell’acqua che al centro dell’area emergano in un grande spazio pubblico sopraelevato con sottopasso veicolare. Tutto attorno si svilupperà un Campus della cultura e dei saperi, dedicato principalmente agli studenti universitari (tutte le sedi sono infatti raggiungibili con ferrovia e metropolitana) pensando anche a residenze a loro riservate ad esempio sull’ex rilevato ferroviario delle Varesine.

Ma quanto costerà tutto questo e chi sovvenzionerà l’ ambizioso progetto?

A risponderci è sempre il segretario Colitti: “Il preventivo che abbiamo fatto è di circa 150 milioni di euro, più forse un altro 20 milioni per risolvere diversi problemi idraulici nel Severo. Meno del costo di 3 km di metropolitana.”

E chi pagherà?

“So che questo  sempre l’argomento più scottante in queste situazioni, comunque noi non chiediamo soldi ai milanesi. Anche il comune di Milano, sebbene abbia accettato la nostra proposta e inserito il nostro progetto nel piano regolatore non dovrà finanziarci. L’idea è appunto che a finanziare il progetto siano enti privati, associazioni profit che vedendo quanto possa essere remunerativo un progetto del genere decidano di sovvenzionare la nostra causa. Pensi a tutte le nuove infrastrutture che nasceranno dopo aver ridimensionato tutto l’aspetto della città e della sua movida. Senza contare che il progetto riguarda non solo Milano ma anche tutto il sistema idraulico della regione. Numerosi saranno gli interveti da attuare e benefici economici derivanti anche dal settore energetico.”

Ma quali saranno veramente i benefici per la città da questo rivoluzionario risanamento ecologico- ambientale?

Lo spiega Leonardo Salvemini, giurista che insegna tutela e valorizzazione dei beni culturali all’università Statale di Milano. ” I benefici credo saranno innumerevoli, sopratutto in vista dell’EXPO 2015. Non parlo solo dell’aspetto urbanistico di Milano e della valorizzazione di un patrimonio che per troppi anni è stato isolato; mi riferisco anche a tutti i benefici turistici ed economici che tutto questo porterà.”

Alla domanda se tutto questo sarà pronto in vista dell’imminente EXPO, ci risponde nuovamente il segretario Colitti: ” Per pensare che tutto questo potesse essere pronto per l’EXPO avremmo dovuto cominciare i lavori almeno un paio di anni fa. Quello che è certo che riusciremo a fare in vista del grande evento è riaprire la Conca di Viarenna (Via Conca del Naviglio) e dell’Incoronata (Via San Marco), un progetto intrapreso per primo da un altra associazione con cui collaboriamo, ossia l’associazione degli “Amici dei Navigli”, fondata all’architetto Malara.

Siamo ancora lontani dalla realizzazione del nostro progetto, ma crediamo che sarà comunque un inizio che smuoverà Milano e i cittadini a capire come tutto questo potrà veramente rivoluzionare la natura stessa della città.”

Condizione essenziale perché questo avvenga è riconoscere la fine dell’era industriale che ha sfregiato il volto di Milano per molto tempo e ragionare sul destino di questa metropoli disorientata partendo proprio dal far riemergere il suo antico aspetto. Quello di una città d’acqua.

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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