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Ecologia di frontiera: alcolisti senzatetto per pulire Amsterdam. Intervista con Gerrie Holterman

Ecologia di frontiera: alcolisti senzatetto per pulire Amsterdam. Intervista con Gerrie Holterman

di Giorgio Mannino

È l’ultima stravagante forma di ecologia cittadina:  far pulire le strade di Amsterdam ad alcolisti senzatetto pagandoli in birra e tabacco. Una trovata singolare che oltre ad eliminare il problema della sporcizia nelle strade vuole mantenere l’ordine e la sicurezza nei quartieri presieduti dai clochards. Il progetto mira soprattutto alla riabilitazione sociale dei senzatetto alcolisti. Secondo quanto riportato dalla Rainbow Foundation, associazione che finanzia il progetto, la giornata lavorativa si svolge secondo i seguenti orari: alle 9:00 i senzatetto si ritrovano nei luoghi predisposti alla pulizia. Prima di prestare servizio possono bere un caffè e due birre. Altre due birre durante la pausa pranzo. Un’ultima birra alle 15.30 a lavoro finito. A parlarci di come sia nata l’idea di questo progetto è Gerrie Holterman, principale supervisore dei gruppi.

Gerrrie Holterman Voi fornite, oltre ad alcool e tabacco, anche un pasto caldo e 10 euro. Alcune di queste persone hanno dichiarato che il loro stile di vita non è per niente modificato. Al contrario non bevono meno, ma in maniera più regolare. Con  dieci euro, il loro primo pensiero, è comprare birra al supermercato. Inoltre, dichiarano che se non fossero pagati in alcool non presterebbero servizio. Cosa può dire riguardo tali affermazioni?

“È vero. Lo ammetto. Le loro vite non sono cambiate. Tuttavia vedo altri elementi che giudico positivi. Per esempio bevono molto meno rispetto a quanto berrebbero se fossero lasciati al loro destino. Noi forniamo solo cinque birre nelle ore lavorative. Lei sa quante birre beve un normale alcolista? Mi creda molte di più. Inoltre ad alcuni di loro diamo delle competenze informatiche. Permettiamo di studiare e di conoscere cose che altrimenti potrebbero soltanto immaginare. Pensi che uno degli aderenti al progetto è diventato guida delle stazioni metropolitane di Amsterdam e probabilmente verrà assunto dal Gruppo Regenboog. Vedo in loro molta voglia di crescere. Di diventare parte integrante della società. Alcuni di loro aspettano di entrare nei centri di riabilitazione ma talvolta non è possibile. Così ci siamo noi ad aiutarli. Io sono convinta che questo progetto, alla lunga, possa cambiare le loro vite. Ripeto, serve tempo.

Quali sono i principali obiettivi che il progetto spera di raggiungere?

La missione principale consiste nel migliorare la qualità della vita di questi “esclusi” e ridurre il danno che creano a se stessi e agli altri rimanendo nei parchi. Queste persone prima non avevano alcuna ragione di alzarsi la mattina. Adesso alle 09:00 il loro primo pensiero è venire nelle zone prefissate e lavorare. Forniamo loro aspettative, speranze, sogni. Un altro principale obiettivo è quello di aumentare la stima in loro stessi.

Teme che queste persone non riescano mai più ad uscire dal tunnel dell’alcool?

“Spero vivamente ci riescano. Siamo qui per questo. Al momento siamo noi la loro migliore e unica soluzione, la cosa giusta per persone che soffrono ma che hanno voglia di prendere in mano la loro vita. Prima o poi, mi auguro, possano uscire presto dal tunnel dell’alcool e iniziare una nuova vita”.

Birra a AMSTERDAM

L’opinione pubblica come ha reagito a questa forma, indubbiamente particolare, di ecologia cittadina?

“Non lo sappiamo ancora. Ammetto che il progetto possa far nutrire qualche dubbio. Ma ripeto siamo ancora all’inizio e se qualcuno manifesta il proprio disappunto lo accetto. Ma dico anche che bisogna sapere aspettare. Siamo un progetto giovane, cresceremo e insieme a noi cresceranno anche coloro che vi partecipano. Molti non vogliono più bere ma sono presi dal loro lavoro”.

Perché questa gente non viene aiutata nei normali centri di riabilitazione?

“Semplice. Molti ancora non sono pronti. Altri invece non credo vogliano farne parte. Ricominciare da zero è spesso difficile e ammettere di rivoluzionare la propria vita in funzione di un problema può essere una montagna troppo grande da scalare. Alcuni non sono pronti per una nuova vita. Noi siamo qui per questo. Per aiutare, nel nostro piccolo, questa gente”.

Le parole della Dott.ssa Holterman chiariscono i dubbi suscitati dal progetto. Anche se perplessità e resistenze di alcune frange politiche olandesi restano molto forti. Ciò che invece non deve destare polemiche è la concreta possibilità di aiuto offerta gli alcolisti. Fermo restando che se il pragmatismo olandese, talvolta eccessivo, può aver superato i limiti del comune sentire, questa volta sembra mantenere viva la speranza.

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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