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Acque di rubinetto. La migliore sgorga dalla montagna di Monchio

 

Acqua degustazione

di Adriano Arganini

 

“L’acqua del rubinetto non è buona da bere.”“La minerale in bottiglia è più sicura e di miglior qualità dell’acqua dell’acquedotto.” Se vi riconoscete in queste affermazioni non abbiate paura, si tratta di due dei tanti luoghi comuni sull’acqua diffusi in Italia, paese che fra i tanti primati ha quello di essere il maggiore consumatore europeo di acqua minerale.

Per sfatare questi miti bastano tre anonime bottiglie d’acqua trasparenti, una classe di giovani aspiranti idrosommelier e una scheda di valutazione. Cioè quello che è accaduto il 12 dicembre a Parma, alla Corale Verdi

Si è trattata di una vera e propria degustazione di acqua d’acquedotto  organizzata  nell’ambito del premio internazionale “Scritture d’acqua”, in collaborazione con Legambiente, la supervisione di eu.watercenter e la classe 3A dell’istituto Bocchialini di Parma, integrata da  alcuni esperti e cittadini. A contendersi il titolo di “reginetta” delle acque della provincia di Parma i tre gestori, Montagna 2000, Iren, Emiliambiente, che hanno portato in degustazione l’acqua (migliore) tra le loro sorgenti.

Con la parsimonia riservata a un vino pregiato, sono stati riempiti i bicchieri e in successione sono state somministrati i tre campioni d’acque, con l’ausilio di una scheda di degustazione che con le “faccine” ( 5: da molto buona a cattiva)) proponeva anche categorie qualitative (saporita, liscia, leggera, metallica, ecc.). Il dato saliente è stata la sorpresa di avere assaggiato tre acque indiscutibilmente buone, assolutamente comparabili con la minerale a cui siamo abituati. E qui il “conduttore , Michele Saldina ha ricordato che l’ottanta per cento dei parmigiani che si sono sottoposti all’esperimento organizzato recentemente al Centro Torri da Legambiente non riesce a distinguere l’acqua dell’acquedotto da quella in bottiglia.

In questa occasione, però, i partecipanti hanno degustato con attenzione e competenza, affermando anzitutto, come ha detto il prof Renzo Valloni, direttore di eu.watwercenter, “ tutte le acque del rubinetto sono buone, ma una un po’ di più”. E  quest’una è risultata quella di IREN.

Bisogna sottolineare però che se IREN è il gestore più diffuso nelle zone urbane, il campione d’acqua presentato era stato attinto da una sorgente nel comune montano di Monchio. Rilievo questo che offre lo spunto di dare sinteticamente conto di alcuni temi che sono stati posti all’attenzione soprattutto degli studenti. In primo luogo sul business dell’acqua in bottiglia, che risulta essere anche  uno tra i più inquinanti, non solo per la quantità di rifiuto plastico prodotto, ma anche per le emissioni dei tir che trasportano le bottiglie su ruote a centinaia di chilometri di distanza dalla sorgente. In questa luce è evidente che la scelta dell’acqua di acquedotto risulta essere decisamente più ecologica. Oltre che molto più economica.

In secondo luogo il richiamo a considerare che la sfiducia verso l’acqua di rubinetto è in buona  parte dovuta alla martellante azione della pubblicità del grandi gruppi industriali che posseggono i marchi più noti di minerale.  E che  nel tempo, a forza di spot, hanno creato un potente immaginario collettivo che impedisce ai più di fare un minimo ma fondamentale conto. Ossia che si paga caro, anzi carissimo, un prodotto che nella maggior parte dei casi ha un concorrente a prezzo praticamente nullo, con consegna a domicilio gratuito, meno inquinante e di pari (o migliore) qualità. Banalmente: acqua di rubinetto.

 

 

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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