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Il fiume Don e la storica Rostov

Il fiume Don e la storica Rostov

 

steppa coltivata lungo il fiume Don 

  

di Daniela Asaro Romanoff

 

Il fiume russo Don (дон), anticamente denominato Tanai, è stato di fondamentale  importanza fin dai tempi di Pietro I, che diede inizio ad un’analisi idrologica del suo corso. Molti scrittori e poeti si ispirarono a questo fiume, sulle cui rive le prime presenze umane  risalgono a 40.000 anni fa.

Il Don nasce nella Russia centrale, vicino alla città di Novomoskovsk. E’ lungo 1.950 Km e ha un bacino di 425.600 Km quadrati. Sfocia nel golfo di Taganrog nel mar d’Azov. E’ al quinto posto per lunghezza tra i fiumi europei, dopo il Volga, il Danubio, l’Ural, il Dniepr. Dalle sue origini nella terra di Tula, il Don attraversa le regioni di Lipeck, Voronezh, Rostov e Volgograd.

Scorre attraverso  steppe e foreste. Era famoso per gli insediamenti dei Cosacchi nel suo medio e basso corso.

Lungo il suo percorso il Don raccoglie le acque di molti fiumi tributari, più di 5.200. Elenchiamo i più importanti. Sulla riva destra: Krasivaya Mecha, Tikhaya Sosnia, Chernaya Kalitva, Seversky Donets. Sulla riva sinistra: Voronezh, Khopyor, Medveditsa, Llovlya, Sal, Manych.

Nella prima parte del percorso il Don attraversa una valle stretta. La riva destra è più alta rispetto alla riva sinistra. L’asimmetria tra le rive è presente anche nel tratto medio.

Nella parte bassa del suo corso, vicino alla città di Kalach-na-Donu c’è il bacino di  Cimljansk, formato dal fiume Don. Il bacino fu costruito nel 1952 per scopi idroelettrici, raggiunge i 2.700 Km quadrati. In questa zona il Don e il Volga distano l’uno dall’altro solamente 100 Km.

Fiume Don 2

Considerata la vicinanza dei due fiumi è stato costruito un canale artificiale che li collega. Fu Pietro I che pensò di costruirlo, vennero ideati e studiati vari progetti anche in seguito, ma l’apertura effettiva  risale al 1952.

Il canale è lungo 100 Km ed è largo 45 Km, collega più direttamente il mar d’Azov con il mar Caspio. Il Don viene utilizzato soprattutto per il trasporto di grano, carbone e legname.

La città più importante che sorge sulla sua riva è Rostov-na Donu, città che ha un porto fluviale.

Essendo un fiume navigabile, i problemi di inquinamento sono notevoli. Durante il regime sovietico molti danni all’ecosistema venivano nascosti ai media. Si sapeva poco o nulla di quanto succedeva. I problemi iniziarono ad emergere ed essere sotto l’attenzione dell’opinione pubblica con la politica della trasparenza di Gorbachev. Emerse che il 75% delle risorse idriche della Russia è inquinato, il 50% delle acque non è potabile. In anni recenti si è capito che alcuni corsi d’acqua sono addirittura portatori di malattie epidemiche. I fiumi Volga e Dniepr hanno un inquinamento più serio e pericoloso rispetto al Don.

Dopo il disastro  di Chernobyl nel 1986, c’è stata una presa di coscienza civica e governativa maggiore rispetto al passato. Il governo di Gorbachev formò il Comitato per la Protezione della Natura. Nel 1992 fu istituito il Ministero della Protezione Ambientale e delle Risorse Naturali. Dal 1990 parecchi partiti politici iniziarono a considerare come una priorità la difesa dell’ambiente. Però tra il ‘dire’ e il ‘fare’, come in tanti altri Paesi, c’è di mezzo anche un ‘mare’ di buone intenzioni senza esiti utili.

Sulle rive delle vie fluviali, attirate da una qualità di vita migliore,  fin dall’antichità, molte persone sono andate ad abitare e a lavorare, sorsero così delle grandi città.

Come abbiamo detto prima, il maggior porto fluviale del Don è Rostov, cerchiamo di scoprire quali sono le sue origini. Fin dai tempi molto remoti queste zone erano abitate, abbiamo la conferma della presenza di Sciti, Sarmat e Savromat. La zona divenne nota quando fu fondata la città denominata Tanais. La fondarono alcuni greci all’inizio del III secolo avanti Cristo, provenivano dal Regno del Bosforo. Nei pressi di Tanais  venne fondata Rostov nel 1749, su decreto di Elisabetta Petrovna, figlia

di Pietro I. Fu sempre una città multietnica, abitata da gente proveniente da vari Paesi. Nel secolo XVIII Rostov era soprattutto una città di laboriosi mercanti. Verso la fine del secolo, quando vennero incorporati i territori del mar Nero, precedentemente Ottomani, perse molta della sua importanza strategica militare. L’importanza del porto commerciale rimase immutata.


Fiume Don Rostov 4

Attualmente è una città di grande fascino, da visitare. Nella città di Rostov troviamo  470 monumenti di grande interesse architettonico e 55 monumenti  di rilevanza archeologica. Ci sono anche parecchi musei. Nel 2007 fu ricostruita la Chiesa Pokrovsky, nel luogo storico dove si trovava, e  venne  dedicato un monumento a Elisabetta Petrovna.

Rostov è un centro scientifico e culturale, ha la terza università per ordine di importanza, dopo Mosca e San Pietroburgo. Il giardino botanico dell’Università è uno dei più grandi in Russia, occupa 161 ettari.

Abbiamo dettto che Rostov  fu sempre  una città multietnica, ebbene, tra Rostov e gli italiani ci sono stati dei rapporti incredibilmente stretti, che vale la pena ricordare.

Nel XIII secolo lavoravano in questa zona parecchi commercianti genovesi, che esportavano frumento, pesce, caviale. Nel XV secolo anche il commercio veneziano si avvalse del porto per esportare frumento, pesce e cera. L’italo-serbo Savva di Ragusa fu il primo straniero che ottenne il permesso di commerciare a Taganrog. Il grano esportato venne utilizzato dai primi pastifici italiani.

 

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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