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Lodi vuole riscoprire l’Adda. Con l’associazione “Num del Burgh”

Lodi vuole riscoprire l’Adda. Con l’associazione “Num del Burgh”

 

 

di Alberto Selvatico

Oggi il fiume è diventato uno di quei tanti oggetti inanimati senza senso, senza scopo e senza identità. Un corso d’acqua che scorre, niente di più.

La gente che vive in montagna si identifica con essa, ne mostra le bellezze, ne usufruisce, ne gode a pieno.La gente di mare esalta il proprio patrimonio raccontando storie indimenticabile ai turisti, venera il proprio habitat e vive per esso. Perché per il fiume non può essere così?

Oggi la gente che vive in prossimità di corsi d’acqua non guarda più il proprio patrimonio ambientale con lo stesso amore di quest’altre persone. Lo si osserva con aria stranita e con indifferenza. Non rievoca immagini esotiche o misteriose. Non ha niente che faccia ricordare le tante  attese vacanze. Niente di speciale.

Ed è proprio per questo motivo che la società “Nüm del Burgh” fondata nel 1992 a Lodi, si batte per ridare identità ad un componente così radicale della nostra cultura.

L’Adda è da sempre stato un elemento di solidarietà e di aggregazione per i cittadini di Lodi, sopratutto per quei ragazzi che vivevano nei quartieri più vicino al fiume. La mia generazione è cresciuta con le storie di un fiume: coccolati dagli aneddoti delle nonne che facevano le “lavandere” sui suoi argini, e con le storie dei padri, che da giovani andavano a fare il bagno nell’Adda invece che in piscina (visto come un posto d’elite ai tempi). Oggi dell’Adda resta solo questo. Ricordi.

A spiegarci cosa l’associazione “Nüm del Burgh” cerchi di fare, per ridare importanza ad un entità così rilevante, è Stefano Rotta, membro storico dell’associazione oltre che giornalista per la “Gazzetta di Parma.”

“L’associazione è nata proprio con lo scopo di riqualificare un elemento così significativo della nostra quotidianità, come lo è il fiume. D’altro canto perché un fiume dovrebbe essere così denigrato rispetto alla montagna o al mare? Di cose se ne posso fare anche su un piccolo corso d’acqua, e questo noi lo stiamo dimostrando. Ogni anno partiamo con una quindicina di barche da Lodi, navighiamo l’Adda fino al Po’, poi scendiamo fino a Venezia.

È un viaggio che ti porta a vedere posti incredibile che la maggior parte delle persone non sa neanche di avere a due passi da casa, oltre che regalarti la possibilità di conoscere la realtà che sta intorno al fiume.”

Lodi-Adda 1

 

Ormai sono anni che tu compi questa sorta di navigazione attraverso tutta la pianura padana, ma quel è stato in assoluto la cosa che più ti ha colpito nel tuo primo viaggio?

“Credo che sia stato più di ogni altra cosa il venire a contatto con la gente che vive il fiume proprio come un entità vivente. Io li chiamo “indigeni”; persone comuni, che fanno i più svariati lavori. Ma sono uomini e donne che non hanno rimosso l’attaccamento alle loro tradizioni. ”

L’associazione “Nüm del Burgh” cerca dunque di incoraggiare la solidarietà verso questo elemento e di fare in modo che le proprie tradizioni non vengano dimenticate.

Già da anni il Comune di Lodi collabora con l’associazione per mobilitare eventi culturali e promuovere la tutela di questo bene. Negli ultimi anni sono stati riaperti due locali storici posti sulla riva del fiume, con l’intento di spostare la sparpagliata movida lodigiana verso il fiume e il centro della città.

Ma questo non è sufficiente spiega Rotta: bisogna cercare di interpellare altri enti regionali che possano dar vita ad una serie di interventi per la pianificazione territoriale e la creazione di infrastrutture.

Lodi-Adda 2

Ma come vivono oggi i lodigiani il loro fiume?

“Non è facile dare una risposta generalista a questo domanda. Si nota abbastanza bene un forte bipolarismo: tra le persone di una certa età che hanno un maggior attaccamento a questa entità, mentre la maggior parte dei giovani tendono a non riflettere molto su questo elemento. Poi ovviamente ci sono le eccezioni come me e altri ragazzi che sentono ancora un esigenza di vivere questa realtà. Capisco che possa sembrare un discorso utopico, ma io credo veramente che da questo semplice elemento paesaggistico la gente possa ritrovare un senso di dignità e di attaccamento  che sembrano ormai appartenere ad un altra epoca.”

L’associazione cerca di arrangiarsi con i mezzi che ha per incuriosire e avvicinare la gente verso questo progetto. Il luglio scorso, durante il “Festival Creature” (festival culturale che si tiene ogni anno a Lodi) i ragazzi del “Burgh” hanno fatto fare un veloce giro in barca a oltre 400 lodigiani, offrendo un piccolo “aperitivo di fiume” a tutti coloro che si sono mostrati interessati.

Un piccolo “assaggio”, spiega sempre Rotta, che speriamo possa incoraggiare una maggior sensibilità ambientale da parte dei cittadini oltre che ritrovare quel disperso senso di aggregazione alla città e al suo fiume con cui sono cresciuti i nostri padri.

 

 

 

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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