Select Page

Se le piante potessero parlare. Intervista con Alessandra Viola, autrice di ” Verde brillante”

Se le piante potessero parlare. Intervista con Alessandra Viola, autrice di ” Verde brillante”

di Francesca Gatti

Se le piante potessero parlare, ci accuserebbero di ignoranza e  discriminazione nei loro confronti, dal momento che per millenni le abbiamo sottovalutate, marginalizzate, non comprese. O, per dirla con le parole del libro: “Se le piante potessero parlare”, una delle prime domande che ci sentiremmo rivolgere sarebbe: “Vegetale, a chi?!”. Sì, perché nella nostra cultura permane ancor’oggi la convinzione secondo cui le piante sono esseri passivi e insensibili, non paragonabili agli animali, men che meno agli umani. “Vegetali” per l’appunto, è un termine che non si addice loro, ma che noi continuiamo ad usare.

verde brillante libro

Stefano Mancuso ed Alessandra Viola, autori di “Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale”, edito da Giunti nel 2013, sfatano parecchi stereotipi e luoghi comuni, proiettandosi in un itinerario all’interno del pianeta verde e, allo stesso tempo, riallacciandosi agli studi e ai miti appartenenti al mondo classico.
A partire da questi ultimi, “Est et vivit” sono le parole con cui le piante venivano etichettate nel “Libro della sapienza” pubblicato nel 1509 ad opera di Charles de Bovelles. Le piante dunque esistevano e vivevano, ma a loro era riservato solamente questo, a differenza invece degli animali, forniti di sensi (“Sensit”), e degli uomini dotati di intelletto (“Intelligit”). “Questa idea di matrice rinascimentale che tra i viventi esistano delle specie più o meno evolute e dotate di maggiore o minore capacità vitale, è ancora in auge ai nostri giorni”. Concezioni del genere le dobbiamo ad Aristotele, che qualificava maggiormente gli animali rispetto ai “vegetali”, in quanto i primi, a differenza dei secondi, erano muniti di “anima”. La visione prevalse nella cultura occidentale e prese piede sulla botanica, che ne rimase a lungo influenzata. Le piante sono organismi sessili (cioè non in grado di spostarsi) e quindi si sono evolute in maniera differente rispetto a noi: forse risiede in questo la nostra incapacità a riconoscerle come esseri evoluti ed intelligenti: “Le piante, muovendosi poco o affatto, sono perciò al limite tra la vita e la non vita”.
Nel corso del tempo, filosofi e scienziati si sono però più volte spesi in studi e ricerche che svalutassero queste inappropriate idee, dimostrando avanzate qualità e raffinate abilità per secoli celate. Primo tra questi fu Charles Darwin che decretò l’elevatezza di questi esseri viventi mediante dati certi e quantificabili, riconoscendo che tutti coloro “che oggi popolano la Terra sono all’apice del loro ramo evolutivo, altrimenti si sarebbero estinti”.

I loro meriti si estendono alle facoltà di produrre ossigeno, di sintetizzare un numero elevatissimo di molecole, di rendere disponibile il legno e di produrre le riserve energetiche corresponsabili del nostro progresso tecnologico. Per non parlare della loro importanza come uniche risorse realmente disponibili per disinquinare il Pianeta. In poche parole, da loro è dipesa la nostra esistenza sulla Terra e da loro dipende ancora oggi la nostra sopravvivenza. Le piante raccolgono informazioni sull’ambiente, le rielaborano in modo intelligente e si orientano nel mondo. Oltre a possedere i comuni cinque sensi – sviluppati però in termini ‘vegetali’ – esse dispongono di altre sensibilità (circa una quindicina): come quella di possedere un “igrometro” (necessario per conoscere quanta acqua è presente nel suolo e dove si collochi), quella di avvertire la gravità, i campi elettromagnetici, e di riconoscere – anche a metri di distanza – un alto numero di gradienti chimici – utili o dannosi – presenti nell’aria o nel terreno. Le piante sono in grado di comunicare tra di loro e con gli animali, di identificare (attraverso lo scambio di segnali chimici) gli esseri con cui hanno forti somiglianze genetiche. Proprio come noi dormono, scelgono, memorizzano, apprendono, hanno un carattere ed una personalità: alcune sono leali mentre altre, per raggiungere i propri obiettivi, arrivano ad essere disoneste e a manipolare le altre specie. In altre parole, si può affermare la loro “intelligenza”, e “senza intelligenza non può esserci vita”.

Ma qual è la portata di uno studio del genere? Lo abbiamo chiesto ad Alessandra Viola, coautrice del libro e giornalista scientifica che collabora con L’Espresso, Repubblica, Il Sole 24Ore, Wired, Oxigen, e presso la Rai svolge ruoli di documentarista, sceneggiatrice ed inviata.

“Le piante sono molto più simili a noi di quanto pensiamo”. Cosa sarebbe cambiato se questa convinzione ci avesse accompagnato fin dalla nascita?

“La cosa principale che sarebbe cambiata e che cambierà quando ci renderemo conto che le piante sono esseri viventi e intelligenti – e quindi con pari dignità rispetto a noi e agli animali – è la considerazione con cui le teniamo. Dobbiamo smettere d iconsiderle degli oggetti inanimati”.

Si stima che gli esseri umani conoscano soltanto il 5-10% delle specie vegetali presenti sulla Terra. Quanto siamo danneggiati da questa nostra mancanza e come potremmo utilizzare le informazioni che si evincono dal suo testo?

“Siamo doppiamente danneggiati: da una parte perché delle specie che si stanno estinguendo noi non sapremo più niente, dall’altra perché dalle piante presenti noi traiamo buonissima parte della nostra farmacopea: da millenni utilizziamo infatti farmaci, erbe, tisane e rimedi vegetali per guarire i nostri malanni, considerando il fatto che anche i farmaci di sintesi sono ispirati ai principi vegetali.
Le piante sono inoltre ispiratrici di moltissimi ritrovati tecnologici: Leonardo, per esempio, si è ispirato alla forma di alcuni semi che ruotano su se stessi quando cadono, riescono a volare e a percorrere grandissime distanze.
Per ogni pianta che noi lasciamo estinguere senza averla studiata a fondo perdiamo infinite possibilità: dalla cura di molte malattie alle soluzioni tecnologiche a fibre per produrre tessuti particolari. Se con il 5% delle conoscenze di cui disponiamo siamo arrivati a sapere tutte queste cose, immagini dove potremmo arrivare con il restante 95% !”.

Viola AlessandraA che punto è arrivata la ricerca della neurobiologia vegetale? Dove si colloca l’Italia?

“La neurobiologia vegetale è una disciplina giovane, di cui uno dei fondatori è lo stesso Stefano Mancuso. Nell’ultimo ventennio abbiamo collezionato svariate scoperte, ma ci sarebbe ancora tanto da fare.
Uno degli ultimi studi riguarda la capacità delle piante di sentire, di percepire e di produrre rumori. Questo vuol dire che ci sono quindi altre possibilità di dialogo tra le piante, oltre a quelle che già conosciamo”.

Robot di ispirazione vegetale: a cosa possono servire?

“Dopo i robot di ispirazione umana ed animale, la terza generazione di robot potrebbe essere quella vegetale (plantoidi). Il robot sopperisce ad alcune funzioni; nel caso delle piante bisogna ricordare che queste hanno una caratteristica originale: sono le migliori esploratrici di terreno. Il plantoide potrebbe quindi addentrarsi in territori contaminati o inquinati, analizzare gli inquinanti e fornirci le informazioni necessarie. Oppure potrebbero essere adottati per le esplorazioni sul Pianeta Rosso: plantoidi di piccolissime dimensioni che si sparpagliano sul terreno e viaggiano per qualche centinaio di metri, penetrano nel terreno e ne analizzano le sostanze”.

Si parla di diritti riservati alle specie vegetali riconosciuti per la prima volta dalla Svizzera pochi anni fa tramite un‘apposita deliberazione. Di quali diritti parliamo?
In cosa consiste il riconoscimento di una loro “dignità”?

“Io credo che tutti gli esseri viventi debbano godere di diritti. Non è solo un mio pensiero: anche il governo svizzero ha voluto istituire una commissione per studiare il caso vegetale e capire se vi erano o meno diritti da riservare alle piante e di quale tipo. La risposta per loro è stata sì: le piante hanno diritti in quanto esseri viventi. In cosa consistono questi diritti? Esse vengono tutelate in modo da impedirne la loro distruzione, menomazione o sottomissione. I motivi che ci guidano a preservarle sono non solo etici, ma anche legali. E il prossimo libro tratterà appunto di questo, dei diritti delle piante”.

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

Leave a reply

Water Sponsor

Water Stories

Water Video

Loading...

Water Natura

UA-116066244-1