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eu.watercenter. Una rete “intelligente”di saperi e competenze. Intervista con Renzo Valloni

eu.watercenter. Una rete “intelligente”di saperi e competenze. Intervista con Renzo Valloni

di Stefania  Cannea

 

E’ nato a Parma l’eu.watercenter, una struttura che si occupa di acqua in tutte le sue implicazioni e vede la collaborazione tra alcuni dipartimenti dell’Università di Parma (Bioscienze; Economia; Ingegneria Civile, dell’Ambiente, del Territorio e Architettura; Scienze Biomediche, Biotecnologiche e Traslazionali) altre strutture di ricerca di Piacenza; agenzie ed enti territoriali come l’Autorità di Bacino del fiume Po, il Comune di Parma e il Consorzio della Bonifica Parmense, insieme ad associazioni del mondo economico e ambientalista quali Legambiente Emilia-Romagna e l’Unione Parmense degli Industriali.

Abbiamo incontrato il prof. RenzoValloni, docente di Geologia stratigrafica e Sedimentologia presso la facoltà di Scienze Geologiche a Parma, e direttore dell’eu.watercenter.

Renzo Valloni

Prof. Valloni, lei è direttore dell’eu.watercenter: quando è nato e dall’idea di chi?

Il centro è nato con l’intento di creare una rete operativa tra le tante competenze che ci sono sia nell’ateneo di Parma che in istituzioni esterne all’ateneo stesso, per lo più situate a Parma. Per colpe in parte dell’università e in parte di questi enti territoriali, da sempre ciascuno ha lavorato nel suo ambito. Non fare sinergie concrete fa perdere opportunità e per tale motivo abbiamo lavorato a lungo per strutturare questa collaborazione, circa due anni. Questa rappresentanza copre tutti i settori: economici, di ricerca e della società, intesa nel suo senso più ampio, comprensivo di quelli che si chiamano i “portatori di interesse”. Per quanto riguarda la componente economica, sono coinvolti l’Unione degli Industriali e i loro affiliati che si relazionano con l’acqua perché la usano, e il consorzio di bonifica che, occupandosi per la maggior parte di aspetti dell’irrigazione, deve garantire l’acqua al territorio. Legambiente, inoltre, ha accettato la sfida di non giocare un ruolo settoriale dentro il suo abito ma di coinvolgersi in una partecipazione più ampia. Ma soprattutto voglio mettere l’accento sulla presenza dell’Autorità di Bacino del fiume Po che serve tutto il bacino padano a livello di pianificazione e che ha sede a Parma: era ben tempo che allacciasse un rapporto con l’ateneo. Ciò dimostra che l’obiettivo è stato centrato.

 

Qual è l’approccio che viene utilizzato dal centro?

L’acqua non può essere affrontata in  modo settoriale. Si punta, al contrario, ad affrontare il tema acqua in modo intersettoriale dal punto di vista del campo di indagine, e multidisciplinare dal punto di vista della ricerca. Intersettorialità vuol dire compensare, vedere in un modo integrato esigenze riguardanti l’acqua. Per quanto riguarda il multidisciplinare come ricerca, del centro fanno parte esperti di diversi settori: ci sono economisti, ecologi, geologi, ingegneri e medici che si occupano degli aspetti curativi in quanto ci sono acque che vengono usate per fini terapeutici e salutistici.

 

Possiamo definirlo, dunque, come qualcosa di nuovo?

Direi di sì. È molto innovativo. È una sfida, un impegno, perché richiede molto da noi partecipanti, nel senso che dobbiamo saperci integrare e lavorare insieme. Credo che il termine ‘sfida’ dica tutto.

 

Lei prima ha parlato del fatto che siano coinvolti anche dei medici. C’è quindi anche un interesse diretto verso il cittadino e il suo approccio con l’acqua?

Assolutamente. Quello che vogliamo affrontare è un binomio acqua-società, in quanto la società è fatta di uomini che hanno delle esigenze legate alla persona e alla sua salute, ma anche esigenze economiche, di lavoro, di produzione, ecc.

 

Tra i vari obiettivi della ricerca c’è anche quello dell’“impronta idrica”. Ma che cos’è e a cosa serve?

Il ciclo produttivo di qualunque cosa noi usiamo è legato al consumo d’acqua. La quantificazione dell’acqua necessaria per produrre un’unità di prodotto si chiama “impronta idrica”. L’impronta idrica è un campo d’indagine di frontiera modernissimo che si muove su due linee: è nato in una visione di analisi dell’impatto del consumo di acqua sulla produzione alimentare, ma si è esteso poi anche a valutare la richiesta di acqua che serve per la produzione dei beni che noi consumiamo. Diventando l’acqua sempre più preziosa dovremmo vedere di ridurre il consumo e l’utilizzo di alimenti e di prodotti che sono  idro-esigenti (cioè chiedono una grande quantità d’acqua) per favorirne altri. Per esempio qui a Parma c’è una grande attenzione a riguardo e abbiamo già catene di produzione dell’alimentare che sono sensibili.

 

La collaborazione con alcuni dipartimenti dell’università di Piacenza suggerisce la possibilità di avere anche il parere di più esperti e l’apertura ad un campo d’azione più ampio. Pensa che in un futuro prossimo questa collaborazione possa estendersi a livello territoriale anche magari oltre i confini dell’Emilia Romagna?

Vogliamo essere un punto di riferimento per un certo territorio e per chiunque voglia sapere tutto sull’acqua. Il nostro territorio di riferimento ora è l’Emilia occidentale, da Modena a Piacenza, ma potremmo usare anche il termine ‘Grande Emilia’: territori omogenei dal punto di vista economico e culturale, ma simili anche come struttura fisica del territorio e tipi di acqua presenti. A livello di ricerca noi lavoriamo già in un ottica europea: vogliamo partecipare ai bandi dell’UE e stiamo sviluppando relazioni internazionali.

 

Quindi volete essere anche un punto di riferimento non solo per il territorio ma anche per chi sta all’infuori di esso?

Sì, abbiamo già proposte di collaborazione dal resto dell’Italia. Nel Cilento, per esempio, c’è un grande parco naturalistico, con una grande quantità di risorse idriche legate ai sistemi carsici. Chi si occupa del parco ha chiesto il nostro aiuto come partner per fare un grande centro mediterraneo sulle acque carsiche.

 

Che cosa state programmando in occasione della giornata mondiale dell’acqua a marzo?

Sarà una giornata di studio sull’acqua che tratterà grandi temi come “L’acqua matrigna e i dissesti idrogeologici causati da precipitazioni eccezionali”; “Il clima con tutti i suoi cambiamenti”, “La qualità dell’acqua superficiale”; e verrà presentato l’avanzamento di nuove ricerche dell’università sul tema idrico. Questa giornata sarà un momento in cui si focalizzerà l’attenzione su questo tema chiave per il futuro della nostra società, per aiutarci a gestire l’acqua in un modo migliore di quanto abbiamo fatto fino ad ora.

 

Tra le prossime iniziative del centro è previsto anche un convegno a fine giugno. Di cosa si tratta?

È un evento che si svolgerà annualmente durante l’ultima settimana di giugno. Sarà la “Giornata dell’eu.watercenter” durante la quale il centro farà il punto sulla situazione delle acque nella Grande Emilia. È importante perché si avrà un rendiconto scientifico periodico per vedere come si sta evolvendo il sistema idrico. In questo modo vogliamo fare un osservatorio che regolarmente mostri lo stato del sistema idrico partendo dall’acqua distribuita dai comuni e toccando temi quali la qualità dei canali e l’oscillazione della falda idrica. È quindi una sorta di rapporto ambie

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