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Missione ( e passione) garden designer. Intervista con Susanna Panicucci

 

 

Susanna Panicucci

Susanna Panicucci

 

di Valentina  Sciarrabba

 

Oggi di spazi verdi ne vediamo sempre meno, soprattutto nelle città, o spesso li vediamo abbandonati e poco curati. C’è, invece, chi lavora con passione per progettare, realizzare e curare giardini, balconi, parchi e  spazi verdi, non solo migliorandone l’aspetto estetico ma anche rendendoli piacevoli e in simbiosi con chi li abita. Tra passione e innovazione, quello del garden designer è un mestiere in espansione che si occupa non solo della progettazione e della realizzazione di spazi verdi, ma si preoccupa anche di sensibilizzare l’opinione pubblica alla sostenibilità ambientale. Susanna Panicucci è una garden designer che in un’intervista ci delinea la figura del garden designer e ci parla dei nuovi percorsi che sta intraprendendo in qualità di professionista del Verde.

 

Chi è il garden designer e di cosa si occupa?

Il garden designer è colui che si occupa della progettazione e della realizzazione di spazi verdi, ovvero giardini, terrazze, balconi. Io, mi occupo in modo particolare della creazione di spazi verdi ecosostenibili.

 

Come si diventa garden designer?

Beh, io lo sono diventata per passione lasciando il mio posto fisso e ben retribuito per seguire questa propensione per il giardinaggio. Ho iniziato seguendo un corso a distanza di “Florovivaismo di base” tenuto dall’E.N.E.A.(Ente per le nuove tecnologie l’Energia e l’Ambiente). Poi, ho proseguito frequentando il corso di “Impiantista e manutentore di parchi e giardini”, presso la Scuola Agraria del Parco di Monza che organizza dei corsi certificati e con docenti qualificati che insegnano non solo teoria ma anche la pratica. Ho sempre frequentato dei corsi per aggiornarmi ma è con la pratica che ho imparato tanto.

 

Quali sono le fasi principali per la progettazione e la realizzazione di un giardino?

Innanzitutto, vado a conoscere il posto in cui devo creare il giardino, cerco di conoscere il suo passato e di vederlo nelle diverse parti del giorno. Studio e faccio ricerche su quel terreno e sul clima di quel luogo. Poi faccio delle domande ai proprietari o a chi lo vive. Cerco di conoscere anche loro per capire quali siano le loro aspettative, i loro gusti, come vogliono che sia il loro spazio verde. Chiedo che idee hanno, quali sono i colori che preferiscono, che funzioni deve avere quel giardino. Dopo la raccolta dei dati, che costituisce la fase preliminare, inizio a disegnare degli schizzi del progetto. Devo dire che pur essendo molto tradizionalista, da un po’ di tempo oltre agli schizzi del giardino, realizzo, attraverso il supporto di un esperto, dei film in cui si vede in video il giardino che io stessa ho realizzato, così da rendere più chiaro il progetto al cliente. Poi, se non ci sono modifiche o ulteriori richieste procedo con la realizzazione.

 

Quali, secondo lei, sono le qualità e le capacità che bisogna avere per intraprendere questa professione?

La passione, se non hai passione non puoi cimentarti in questo mestiere. La preparazione teorica ovviamente serve ma se hai passione impari più in fretta e ti dedichi completamente e con ottimi risultati alla realizzazione e alla cura degli spazi verdi. Quello del garden designer è un lavoro molto di nicchia di cui non si parla molto, soprattutto in Italia, quindi spesso si incontrano delle difficoltà nell’ottenere dei lavori e poi c’è la crisi che ha colpito anche questo settore. Nonostante ciò, credo che questi ostacoli debbano essere visti come delle sfide. Bisogna sempre cercare di crearsi un  personale percorso, trasmettendo la propria filosofia di ciò che si fa.

 

Lei oltre a creare spazi verdi, tiene anche dei corsi di giardinaggio e di riciclo domestico dei rifiuti verdi. Può spigare meglio in che cosa consiste lo smaltimento domestico dei rifiuti verdi?

Sì, parlo molto di questo argomento perché una volta creato il proprio spazio verde bisogna che chi se ne occupa sappia curalo nel giusto modo. Spesso, ci ritroviamo in casa quantità consistenti di rifiuti verdi che non sappiamo come smaltire o che smaltiamo in modo sbagliato. Invece, con piccoli accorgimenti si può contribuire a ridurre l’inquinamento ambientale e a ridurre le spese per la cura del nostro giardino evitando di acquistare del concime. Dai rifiuti verdi si può ottenere il Compost che è un composto naturale, ricco di sostanze nutritive, che possiamo smaltire nelle piante tenendolo in un vaso in un angolo del giardino o del balcone. Evitando, vorrei precisare, di acquistare quei concimi spesso nocivi.

 

Oggi si parla molto di ecosostenibilità, nuovi mezzi di comunicazione, cambiamenti, innovazione. Come pensa che il mestiere del garden designer cambierà da questo punto di vista?

Sicuramente aggiornandosi continuamente, senza fermarsi un attimo. Bisogna sempre attenersi ai cambiamenti della società e dell’ambiente in cui viviamo. Occorre diffondere una cultura dell’innovazione e delle nuove metodologie che aiutano un professionista ad evolversi positivamente. Da circa un anno, mi sono iscritta all’Accademia Italiana di Permacultura, sto portando avanti un progetto e mettendo in pratica nel mio lavoro i principi della permacultura. Oggi, si parla molto di sostenibilità ambientale e credo sia proprio in questa direzione che deve andare il nostro lavoro nel futuro. La permacultura ci aiuta in questo intento e ci insegna, tra le tante cose, la condivisione, non solo di beni, ma di idee e competenze. Attraverso la condivisione abbiamo l’opportunità di diventare i veicoli di un cambiamento culturale sempre più ampio e diffuso.

 

I suoi progetti attuali e le sue aspettative future?

Attualmente sto progettando un “giardino sensoriale” per un’associazione che si occupa di ragazzi portatori di altre abilità. Poi martedì 4 febbraio concludo il ciclo di lezioni per un corso di “progettazione di piccoli spazi verdi” che ho tenuto per “Amici dei giardini romani”. Anche quest’anno parteciperò alla “Fiera della Landriana” dove dò delle consulenze gratuite. Quest’anno mi concentrerò sul “giardino senza acqua” e sui problemi legati all’irrigazione.

Per quanto riguarda le aspettative future, mi piacerebbe che si diffondesse una giusta idea dell’arte di creare spazi verdi, che non ci si limitasse solamente ad apprezzare l’aspetto estetico di un giardino ma che si parlasse anche di tutto ciò che c’è dietro la bellezza di uno spazio verde. L’aspetto estetico costituisce soltanto il risultato di una serie di cose che portano alla realizzazione di quel giardino e costituisce l’interfaccia dietro alla quale si nascondono rapporti sociali che sono generati da e in quello spazio. Il giardino è uno spazio dove si condividono, s’instaurano e si realizzano le più belle relazioni tra persone, contribuisce sì all’estetica di un luogo o di una città ma va assolutamente sottolineato cosa si nasconde dietro a un bel giardino.

 

 

 

 

 

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