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«Mettendoci la faccia, sporcandoci le mani», così si rivaluta un terreno confiscato alla mafia

«Mettendoci la faccia, sporcandoci le mani», così si rivaluta un terreno confiscato alla mafia

di Francesca Gatti

 

Logo Libera TerraSono tanti i giovani che in estate si ritagliano qualche settimana per intraprendere un percorso inconsueto e tornare dalle vacanze forse meno abbronzati, ma più consapevoli di loro stessi e del mondo circostante: un’esperienza di volontariato e di formazione civile sui terreni confiscati alle mafie gestiti dalle cooperative sociali di “Libera Terra”.

Nel lontano 1995 “Libera: associazioni, nomi e numeri contro le mafie” promosse una raccolta di firme per introdurre il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati. La gestione di questi beni diventava così una sorta di moderno “contrappasso”, per contrastare le attività della criminalità organizzata. Con la legge numero 109 del 7 marzo 1996, venivano assegnati i patrimoni e le ricchezze di provenienza illecita a quei soggetti – Associazioni, Cooperative, Comuni, Province e Regioni – in grado di restituirli alla cittadinanza, tramite servizi, attività di promozione sociale e di lavoro. Come si legge dal sito, Libera non gestisce direttamente i beni confiscati, ma promuove i percorsi di riutilizzo degli stessi. Esistono tre diverse categorie di beni confiscati, quelli su cui ci concentreremo sono quelli immobili, ovvero, appartamenti, ville, terreni edificabili o agricoli. Essi hanno un alto valore simbolico, in quanto rappresentano il potere che il boss può esercitare sul territorio che lo circonda, e sono spesso i luoghi prescelti per gli incontri tra le diverse famiglie mafiose. Libera svolge in questo senso un’importante azione di animazione territoriale, attivando percorsi di conoscenza e di sensibilizzazione relativi alla presenza di beni confiscati sul territorio nazionale, anche nelle regioni del centro e del nord Italia. ‘L’obiettivo principale dei campi di volontariato sui beni confiscati alle mafie è quello di diffondere una cultura fondata sulla legalità e giustizia sociale che possa efficacemente contrapporsi alla cultura della violenza, del privilegio e del ricatto’. Una delle finalità di Libera è quindi quella di creare nei ragazzi il desiderio e la voglia di impegnarsi in un imminente futuro anche nei loro territori di origine.

In Emilia Romagna la situazione è la seguente: 86 immobili e 26 aziende, per un totale 112 beni sequestrati al 7 gennaio 2013. Un luogo a noi vicino che ha avviato una collaborazione con Libera è stato il “Centro recupero animali selvatici Le Civette”, situato nel parco dello Stirone e del Piacenziano, area protetta dell’Emilia Romagna, a cavallo tra le province di Parma e Piacenza. Si tratta di un vero e proprio ospedale per animali, uccelli selvatici in particolare, che hanno subito dei traumi o che hanno abbandonato precocemente il nido. L’obiettivo del centro, attivo da tre anni, è di svezzare questi cuccioli per poi rimetterli in libertà. Zona concessa dal comune di Salsomaggiore Terme, è un’area particolare in quanto sottratta a membri della criminalità organizzata. ‘Ci siamo ritrovati a gestire questo bene che è stato tolto dagli enti pubblici a qualcuno che aveva commesso dei reati, nel caso specifico reati di usura e quindi è stato restituito all’uso comune’, spiega il Responsabile del C.R.A.S. “Le Civette”, Sergio Tralongo, che continua: ‘quello che noi facciamo è creare una struttura di interesse pubblico e quindi gestire quest’area perché torni patrimonio di tutti’. Il parco e l’associazione Libera hanno quindi creato una fusione, se così si può definire, a favore di un obiettivo comune: la legalità, obiettivo di Libera ma anche ‘obiettivo dei parchi, delle aree protette che alla fine lavorano proprio su questo’. Terzo anno consecutivo che vede protagonista quest’area come sito su cui svolgere il lavoro dei campi di volontariato, ha permesso di creare una situazione che ‘ci fa molto piacere’, in quanto ‘i ragazzi di tutta Italia vengono a darci una mano, ci aiutano ad accudire gli animali, ci aiutano a costruire le strutture, a fare la manutenzione dell’area, quindi per noi è un aiuto notevole ed è la possibilità di ampliare ulteriormente la sensibilizzazione nei confronti della tutela dell’ambiente, nei confronti della condizione degli animali che è il nostro obiettivo principale’, rivela Tralongo. Il parco è dedicato a Renata Fonte, Assessore presso il comune di Nardò, nei pressi di Lecce, uccisa dalla mafia il 31 marzo 1984 per aver difeso il Parco Naturalistico di Porto Selvaggio: grazie al suo impegno e alla sua attività ha infatti potuto impedire la realizzazione di forti guadagni mediante speculazioni edilizie.

Ma come funziona un campo di volontariato? Mentre al mattino si lavora manualmente e fisicamente al bene cercando di risistemarlo e destinarlo a futuri impieghi, al pomeriggio si assiste alla testimonianza di coloro che con la mafia hanno avuto realmente a che fare: testimoni di giustizia che si sono rifiutati di pagare il pizzo ‘per continuare a svolgere il proprio lavoro’, o vittime toccate ancor più da vicino dall’organizzazione criminale. Il campo ‘si vive intensamente’, dichiara Alessia Frangipane, Referente di Libera nel Coordinamento Provinciale di Parma ‘poi i ragazzi e le ragazze tornano alla loro vita “normale” che in un qualche modo non sarà più come prima perché l’intensità e quello che ci succede nei campi è un’emozione molto forte e le persone si sentono colpite in maniera positiva’. Insomma, ‘un’esperienza che deve essere fatta, che va fatta’, per dirla con le parole di un volontario, e che ognuno di noi può fare ‘con le proprie esperienze, con la propria vita, nel proprio piccolo, per cercare di migliorare la situazione’.

 

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