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The Lost World: Cape Melville

The Lost World: Cape Melville

di Antonio Ravenna

Cape Melville

All’inizio dell’anno 2013, Conrad Hoskin della James Cook University e Tim Laman un fotografo del National Geographic e ricercatore dell’ Harvard University, sono partiti per una spedizione scientifica alla volta della penisola di Cape York: la catena montuosa di Cape Melville. Finora le spedizioni precedenti si erano spinte fino all’area dei campi attorno l’area di Melville, ma nessuno aveva osato andare oltre, per il semplice fatto che si tratta di una zona quasi inaccessibile, impervia, fatta di rocce granitiche di enormi dimensioni, in cui si intravvede la foresta pluviale, circondata da possenti pareti di granito. Un incredibile luogo con milioni di massi di granito nero, delle dimensioni di auto e case, accatastati a centinaia di metri di altezza. Una troupe cinematografica finanziata dalla National Geographic ha raggiunto quel paradiso inesplorato con l’ausilio di un elicottero, che l’ ha condotta a destinazione permettendole di dare inizio a un’esplorazione senza precedenti nella storia.Quello che si è aperto agli occhi dei ricercatori è stato un vero e proprio lost world, in cui in solo tre giorni si è giunti a un importante rinvenimento: la scoperta di tre nuove ed eccezionali specie di vertebrati, che potrebbero ampliare il già variegato catalogo della fauna.

L’altopiano di Cape Melville è una profonda foresta pluviale, isolata in mezzo ad un’estesa foresta secca e calda, per questo il  geco, lo scinco, e la rana e gli altri esseri che popolano la foresta pluviale sono rimasti completamente isolati da milioni di anni. Le tre nuove specie sono state nominate e descritte da Hoskin, su Zootaxa, ma ciò che ha colpito maggiormente i ricercatori è stata la scoperta del singolare geco dalla coda a foglia, il geco uroplatus di Cape Melville, lungo 20 cm e con occhi primitivi.

Si tratta di veri e propri fossili viventi, relitti del Gondwana, un’era in cui la foresta pluviale toccò la sua massima estensione in Australia. Stando alle parole di Hoskin, questo spettacolare geco resta nascosto tra i massi di giorno e viene fuori di notte per cacciare sulle rocce e sugli alberi. Attraverso particolari meccanismi mimetici, questi gechi restano immobili, a testa in giù, aspettando che passino a tiro insetti e ragni. Si distinguono per i loro enormi occhi e il corpo e le zampe incredibilmente lunghi e sottili, probabilmente tutti adattamenti alla vita nei campi di rocce scarsamente illuminati. Lo scinco ombra di Cape Melville è un animale snello, color oro, che vive anch’esso in una piccola area dell’altipiano, vive di giorno e salta da un masso all’altro dei massi ricoperti di muschio a caccia di insetti. Anche questa specie è molto diversa dai suoi parenti che vivono nelle foreste pluviali del sud.

La rana petrophilius è un piccolo anfibio così chiamato perché ama starsene tra le rocce e, durante la stagione secca, vive tra i più remoti anfratti, tra i massi, dove ci sono condizioni fresche e umide. Nella stagione umida estiva la rana riemerge sulle rocce in superficie, per nutrirsi e riprodursi sotto la pioggia. Questo splendido esemplare riesce a sopravvivere proprio perché vive la maggior parte della sua vita nelle profondità dei campi di massi, dove è buio, fresco e umido e viene in superficie solo quando piove. La cosa veramente interessante di questa spedizione è che in un posto come l’Australia, che la gente pensa che sia abbastanza ben esplorato, ci sono ancora posti come Cape Melville dove vivono tutte queste specie. L’altipiano di Capo Melville è un mondo perduto. Trovare questi vertebrati lassù è la dimostrazione che là fuori c’è ancora un mondo tutto da scoprire.

 

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