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Colorno, comune virtuoso

Colorno, comune virtuoso

Colorno

 

di Danio Rossi

 

L’associazione dei Comuni Virtuosi nasce nel maggio del 2005, nella sala consiliare di Vezzano Ligure, su iniziativa di quattro comuni: Monsano (AN), Colorno (PR), Vezzano Ligure (SP) e Melpignano (LE).

Il manifesto dei Comuni Virtuosi  recita: « Il Comune virtuoso ama il proprio territorio, ha a cuore la salute, il futuro e la felicità dei propri cittadini. Il Comune virtuoso adotta tutte quelle misure che diffondono nuove consapevolezze e vuole soddisfare bisogni ed esigenze concrete nel campo della sostenibilità ambientale, urbanistica e sociale».

Il coordinatore nazionale  di questa associazione è Marco Boschini (1974), educatore professionale, consigliere comunale a Colorno dal 1999 al 2009. Dal 2004 è assessore all’Ambiente, Patrimonio ed Urbanistica. Coordina l’Associazione dei Comuni Virtuosi. E’ autore di diverse pubblicazioni, tra cui Nessuno lo farà al posto tuo (EMI, 2013), un libro per quanti sognano ancora di cambiare il Paese, piuttosto che cambiare Paese…

Ecco quello che ci racconta nell’intervista rilasciata per Wateronline.

 

 

 

Marco Boschini

 

Perché nasce questa associazione e quali sono le sue finalità?

Il motivo per cui è nata è mettere in rete le buone pratiche, sotto al cappello della sostenibilità ambientale, cercare di  fare conoscere tutte le realtà locali che si impegnano concretamente rispetto a questo tema e, rispettando gli obiettivi del nostro manifesto, mettere in discussione questo modello di sviluppo. Il progetto è cresciuto strada facendo e oggi, a quasi dieci anni di distanza, ne fanno parte un’ottantina di comuni di tutte le regioni italiane, di tutte le  dimensioni e di tutte le colorazioni politiche con lo scopo di fare informazione e formazione, cioè formare amministratori che trasferiscano progetti che hanno funzionato in un posto ad altra parte e adattandoli alle specificità della nuova realtà.

 

 

Quali strategie sono state messe in campo per la realizzazione di questi progetti?

La strategia di fondo è stata quella di farci conoscere, dare visibilità a questo strumento, perché l’associazione è uno strumento disponibile per tutti i comuni italiani, e non solo per i comuni soci. Per fare questo abbiamo creato una serie di eventi finalizzati a far parlare di questa associazione come il premio ai Comuni Virtuosi, la scuola di alta formazione – che sono corsi itineranti -, i viaggi virtuosi, che hanno l’obiettivo di portare nelle comunità locali persone che vogliono vedere sul posto  cosa significhi essere un Comune Virtuoso. E poi, naturalmente, attraverso la strategia della contaminazione, cioè il cercare il più possibile delle collaborazioni con soggetti già esistenti che si occupano delle cose di cui ci occupiamo noi.

 

 

Nel realizzare le strategie che avete messo in campo avete trovato delle difficoltà o peggio ostruzionismo?

La difficoltà maggiore è la pigrizia degli amministratori. Chi è abituato ad amministrare un comune sempre allo stesso modo vive con fastidio queste nuove esperienze perché deve mettere in discussione un modo di amministrare che probabilmente non funziona più, quindi la pigrizia per quanto riguarda il livello locale. A livello nazionale le difficoltà nascono dal fatto che noi mettiamo in discussione certe consuetudini che spostano risorse, interessi, affari anche legittimi come gestione rifiuti o consumo di suolo, e questo ha dato e continua a dare molto fastidio.

 

 

Attraverso quali canali comunicate alla cittadinanza i progetti che portate avanti?

Lo strumento che riteniamo più efficace è quello del coinvolgimento dei cittadini ai nostri progetti, con strumenti ormai rodati, che vanno dal bilancio partecipativo ai forum tematici: tutto aiuta a portare fuori di casa le persone con lo scopo di rifare comunità e “obbligarli” alla responsabilità  che comporta  l’essere cittadini: avere diritti ma anche doveri. L’associazione fa da cassa di risonanza, nel senso che cerchiamo di aiutare le amministrazioni dando visibilità alle nuove pratiche e facendo conoscere i loro risultati a livello nazionale.

 

 

Riguardo alla raccolta differenziata siete già percentualmente a un buon livello. L’obiettivo del 100% come pensate di raggiungerlo?

Noi abbiamo dei comuni che sono al 90% di raccolta differenziata già da qualche anno e che, non contenti, stanno lavorando sulla valutazione di quello che rimane a valle della raccolta differenziata, che è fatta con il “porta a porta” spinto, quindi con l’eliminazione dei cassonetti stradali, con l’introduzione della tariffazione puntuale per incentivare i cittadini  e le imprese a ridurre la parte indifferenziata, poiché vengono premiati  da un punto di vista economico, ed è fatta con il potenziamento delle stazioni ecologiche che diventano il luogo in cui chiunque può portare tutta una tipologia di materiali  che sarebbero destinati al ciclo dell’incenerimento o della discarica e che invece possono trovare nuova vita perché vengono rigenerati. Si scopre che almeno il 40% del 10% di indifferenziato sono materiali plastici che possono quindi essere avviati al riciclo. Questo per dire che noi, come associazione, abbiamo aderito alla strategia internazionale “rifiuti zero” che si pone l’obiettivo di zero rifiuti  entro il 2020. E’ un obiettivo ambizioso ma  assolutamente in divenire. Se tutti fanno la loro parte – le imprese, gli stati a livello normativo, le comunità locali e i cittadini – si riescono ad ottenere i risultati ottenuti da Ponte nelle Alpi: un comune di 10.000 abitanti – la taglia della stragrande maggioranza dei comuni italiani – e una complessità territoriale enorme, in quanto comune di montagna. Si vede che è un modello assolutamente esportabile che ha creato posti di lavoro, ha ridotto i costi per la pubblica amministrazione, ha ridotto le tariffe per i cittadini e le imprese. E’ un modello che in un paese normale verrebbe adottato dal ministero dell’ambiente e replicato su scala nazionale invece di continuare a fare inceneritori o riempire di buche il nostro territorio dove mettere dentro materiali che in giro per il mondo vengono recuperati. Ci sono paesi dove società fanno accordi con i governi per poter essere autorizzati a prendere quello che noi abbiamo messo sottoterra 10-15 anni fa, perché è molto più economico produrre nuove cose attraverso questa operazione che non sfruttando il petrolio che costa sempre di più. Questa è la filosofia, che non significa domani spegniamo tutti gli inceneritori ma significa che se tutti fanno la loro parte il risultato è raggiungibile. E’ ovvio che su Parma siamo in un contesto particolare, dove la politica ha fatto una scelta con un ritardo di almeno trent’anni, perché se l’inceneritore di Parma l’avessero fatto trent’anni fa, o avessero tenuto aperto quello che c’era, avrebbe avuto un senso, ma oggi, nel 2014, adesso che l’impianto c’è ed è costato un patrimonio, va fatto funzionare, bloccando qualsiasi tipo di alternativa  per vent’anni e in contrasto, oltretutto, con quello che ci chiede l’Europa.

 

 

Parlando del risparmio di suolo, come conciliare le esigenze di una qualsiasi attività produttiva che volesse costruire ex-novo la propria struttura con quello che voi proponete?

L’obiettivo fondamentale è quello di non avere un approccio ideologico a questi temi. Noi abbiamo aderito al forum internazionale “Salviamo il paesaggio” che aveva come primo obiettivo quello di chiedere a tutti i comuni italiani un censimento dell’esistente. A questa richiesta di censimento hanno risposto poche centinaia di comuni ( su oltre 8000). Comunque la realtà è che abbiamo una moltitudine di capannoni invenduti, villette a schiera finite a metà, un patrimonio storico, soprattutto nelle campagne, abbandonato. Abbiamo molto costruito e poco utilizzato. Nei comuni dove si è fatta la scelta del consumo zero, perché questo è possibile, si è affrontato il problema mettendo in campo azioni che rendano economicamente sostenibile il recupero piuttosto che la realizzazione del nuovo, attraverso l’incentivazione, attraverso gli sgravi fiscali, attraverso strumenti  dei regolamenti urbanistico-edilizi che stimolino il mercato. Non è facile per gli amministratori perché è molto più allettante favorire chi, in cambio di una cifra da destinare alle casse comunali, propone la trasformazione d’uso di un’area di sua proprietà, ma l’esempio di Cassinetta di Lugagnano, in provincia di Milano, suggerisce che si può fare. Questo comune ha posto uno stop al consumo di suolo dimostrando che era possibile il recupero dell’esistente mantenendo in piedi il bilancio comunale. Questo esempio ci ha dato una forza potenzialmente dirompente.

 

 

Associazione Nazionale Comuni Virtuosi

Nella realizzazione dei vostri progetti i media hanno aiutato?

I media danno e tolgono visibilità a seconda dei loro interessi e tu devi essere bravo a far sì che coincidano con i tuoi. I media in Italia, e parlo di quelli generalisti, che sono oggi messi in grossa difficoltà dai nuovi media, sono potenzialmente pericolosi nel senso che possono decidere anche delle sorti della politica a livello nazionale e decidono di cosa parlare. Il ventennio trascorso, attraverso i media e il modo di fare cultura, ha trasmesso un messaggio che richiederà molto tempo  prima che si ricostruisca il senso di comunità: tutto quello che è pubblico fa schifo, tutti quelli che si occupano del bene comune o sono dei corrotti o degli incapaci, e questo messaggio lo alimentiamo noi come cittadini tutti  i giorni nel senso che anche a noi scappa il commento negativo sulle amministrazioni dei comuni  e che spesso sono commenti superficiali, che abbiamo sentito da qualcuno attraverso i media e che facciamo nostro. A volte però i media possono aiutare a realizzare progettualità che non sarebbe stato possibile attraverso altri canali.

 

 

Nei vostri programmi c’è un’attenzione rivolta alla scuola per fare conoscere i vostri progetti?

Alla scuola sono indirizzati diversi progetti non come associazione ma come comunità, nel senso che molti nostri comuni ,ogni anno, assieme alle scuole, attivano delle progettualità di educazione ambientale. Come associazione è capitato di collaborare con istituzioni tipo provincie, attraverso le quali andiamo poi nelle scuole a raccontare le esperienze dei comuni virtuosi.

 

 

Come premiare, oltre al comune, anche il  singolo cittadino virtuoso?

Di fatto già avviene in alcuni comuni. A Colorno, da qualche anno, abbiamo attivato il progetto  “comune leggero” che mette assieme una serie di iniziative che incentivano nuovi stili di vita e che di fatto premiano le buone azioni dei cittadini o degli esercizi commerciali. Due esempi per capire: facciamo un bando che si chiama “negozi leggeri”  attraverso il quale chiediamo di adottare delle buone pratiche nella gestione del proprio esercizio – consumi energetici, raccolta differenziata, shoppers riutilizzabili – alle quali vengono assegnate dei punti  che danno al negoziante la possibilità di godere di incentivi di natura economica attraverso sgravi sulle tariffe. Stessa cosa facciamo con i “condomini leggeri”. Il condominio che fa meglio la raccolta differenziata ottiene uno sconto sulle tariffe dei rifiuti. Ugualmente facciamo con le famiglie che hanno bimbi piccoli e che adottano i pannolini lavabili al posto degli “usa e getta”. Diamo un incentivo attraverso le farmacie che forniscono questi materiali.

 

 

Cosa chiede la vostra associazione al governo centrale?

Quello che scontiamo è che quello che noi facciamo non è grazie ai governi nazionali ma “nonostante” i governi nazionali, senza attribuzioni di parte: è una negatività trasversale che va da destra a sinistra. Vorremmo avere nel governo centrale un interlocutore che consenta a queste buone pratiche di crescere mettendole a sistema e dando loro sostegno. Chi decide di adottarle deve trovare nello stato delle normative, delle risorse economiche, un sostegno a livello di consulenza che favorisca la celerità per il raggiungimento degli obiettivi. Oggi un comune che fa queste scelte è lasciato in balia di un sistema che va nella direzione opposta. Sostanzialmente vuole dire consumate cemento, bruciate rifiuti, fate nuove strade. Quello che chiediamo alla politica è che finalmente si cominci a parlare seriamente di questi temi dando subito dopo delle risposte. Non c’è da inventare nulla. In Europa quelli che noi sosteniamo sono progetti nazionali, non piccole iniziative locali.  L’Europa su molte questioni relative all’ambiente ha già posto dei vincoli. L’Italia è uno dei Paesi che meno li rispetta e di conseguenza subisce sanzioni. Milioni di euro comunitari aspettano di essere utilizzati e noi paghiamo sanzioni per l’incapacità di utilizzarli.

 

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