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Everest, una discarica ad alta quota. Dal 2015 nuove tariffe per la scalata

Everest, una discarica ad alta quota. Dal 2015 nuove tariffe per la scalata

 

Everest

 

di Valentina Paulmichl

 

Le autorità nepalesi fanno sul serio e cambiano le regole per scalare l’Everest. L’urgenza è quella di fronteggiare l’impatto ambientale della corsa ai picchi himalayani. Meno tasse ma più sherpa e l’obbligo di ripotare indietro i rifiuti. Questi i provvedimenti che entreranno in vigore a partire da aprile e il cui mancato rispetto costerà una multa di migliaia di dollari.

Era il 1953 quando il neozelandese Edmund Hillary, accompagnato dallo sherpa Tensing Norgay, raggiunse per la prima volta il tetto del mondo scalando l’Everest per 8848 metri. Dopo di lui, migliaia di scalatori, più di 4000, hanno ripetuto l’impresa.

 

Non sorprende quindi, conoscendo la natura dell’uomo, che la più alta vetta dell’Himalaya sia oggi la più grande discarica ad alta quota del mondo. Colpa dei rifiuti, stimati in diverse tonnellate, che vengono abbandonati dagli scalatori. Sulle cime dell’Everest è stato trovato di tutto, dai rifiuti più classici e comuni come bottiglie, tende e corde, fino a strumenti tecnologici come cellulari e tablet.

Dopo il fallimento dei gruppi di spazzini incaricati di ripulire la vetta, Madhu Sudan Burlakoti, funzionario del ministero del turismo nepalese, ha preso provvedimenti più rigidi e ha pensato a un nuovo metodo deterrente, le multe. Dal mese di aprile, infatti, gli alpinisti che intendono scalare la montagna più alta del mondo dovranno raccogliere 8 chili di rifiuti a testa e, al ritorno, consegnarli alle autorità di Kathmandu in un apposito ufficio al campo base. L’obbligo riguarda tutti i tipi di rifiuti organici e inorganici con un piccolo sconto che esclude bombole d’ossigeno ed escrementi umani. La mancata osservanza di queste regole costerà caro ai trekker che si vedranno rifiutata la restituzione di un deposito di 4000 dollari da lasciare al momento dell’arrivo. Una vera e propria cauzione, quindi, per spingere gli escursionisti a riportare indietro 8 chili di rifiuti, aiutando così a preservare l’ecosistema della montagna, messo in pericolo dall’enorme quantità di spazzatura accumulata in mezzo secolo di spedizioni.

 

Ma se da un lato si combatte per ripulire l’Everest, dall’altro stupisce la decisione delle autorità nepalesi di ridurre la tariffa richiesta ai singoli scalatori che, di fatto, aumenteranno considerevolmente minacciando l’ecosistema della vetta himalayana.

Attualmente il climbing permitt costa 25 mila dollari a scalatore ma, formando piccoli gruppi di 7 persone, è possibile ottenere uno speciale permesso dal costo di 70 mila dollari, 10 mila a scalatore. Il nuovo tariffario esclusivamente individuale di 11 mila dollari, secondo Tilakram Pandey, un funzionario del ministero del turismo nepalese intervistato dal quotidiano inglese “The Telegraph”, «dovrebbe scoraggiare la creazione di falsi gruppi, nei quali i capi spedizioni non conoscono nemmeno i membri della propria spedizione, promuovendo alpinisti seri e responsabili».

Un aumento, quindi, di mille dollari per i singoli scalatori ma che di fatto incrementerà notevolmente l’afflusso di trekker che intendono raggiungere la vetta del mondo. Le nuove tariffe saranno applicate dal 1° gennaio 2015 a centinaia di montagne in tutto il paese, ma i tagli maggiori sono proprio quelli per il permesso di salita dell’Everest lungo la via del Colle Sud, in territorio nepalese. A farne le spese, soprattutto la Cina che gestisce la via del Colle Nord in territorio tibetano e che per il momento non ha ancora reagito alla mossa di Kathmandu.

Nuove regole, quindi, che influiranno positivamente almeno sulla sicurezza, imponendo a ogni singolo scalatore di assumere uno sherpa d’alta quota. In precedenza si contava un massimo di due sherpa ogni 15 persone.

 

Secondo un servizio dell’agenzia missionaria AsiaNews, inoltre, il nuovo tariffario prevede sconti per la stagione estiva e invernale, con una riduzione del prezzo fino a 2750 dollari per cercare di ridurre il traffico e l’afflusso della stagione primaverile, privilegiata per le scalate. Tra i nuovi provvedimenti, infine, l’apertura agli scalatori di vette finora inesplorate e mai conquistate.

 

 

 

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