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Risorse di acqua dolce nelle profondità dell’oceano

Risorse di acqua dolce nelle profondità dell’oceano

 

 

Risorse di acqua dolce nelle profondità dell'oceano.

 

 

di Stefania Cannea

Un recente studio effettuato dalla School of the Environment della Flinders University di Adelaide, in collaborazione con i ricercatori australiani del National Center for Groundwater Research and Training(NCGRT) ha portato alla scoperta di un’importante risorsa idrica nelle profondità oceaniche. Secondo lo studio, intitolato Offshore fresh groundwater reserves as a global phenomenon, pubblicato lo scorso 5 dicembre 2013 nel n° 504 della rivista scientifica Nature infatti, risulterebbe che sia presente una grande quantità di acqua dolce proprio nel punto più profondo degli oceani. In modo particolare queste riserve di acqua a bassa salinità, sarebbero sepolte vicino alle coste dell’Australia, della Cina, del Nord America e del Sud Africa, per un totale di circa mezzo milione di chilometri cubi di acqua definito dai ricercatori della Flinders University come “un corpo di acqua sotterranea con un’estensione orizzontale di almeno 10 km” e “una concentrazione minima di solidi dissolti inferiore a circa un terzo della salinità dell’acqua del mare”. In realtà la salinità presente all’interno di queste risorse idriche millenarie può variare da zona a zona portando queste ultime ad avvicinarsi ora all’acqua dolce, ora all’acqua di mare.

 

Tra le caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua di mare infatti oltre alla densità, la temperatura, la pressione, il colore e la trasparenza delle acque c’è soprattutto la salinità. Questa indica la quantità di sali disciolti nelle acque marine; il più abbondante è il cloruro di sodio, il comune sale da cucina, ma sono presenti anche i sali di magnesio, di calcio e di potassio. L’apporto di tali sostanze saline proviene dai fiumi che, lungo il loro percorso li accumulano e li riversano nei mari e negli oceani; ma anche dai vulcani sottomarini che liberano in acqua tutti i minerali presenti nelle profondità della Terra. La salinità varia in funzione di fattori quali l’evaporazione, l’apporto di acqua dolce proveniente dai continenti e le precipitazioni.

 

Secondo la ricerca del NCGRT, i giacimenti di acqua dolce scoperti risalirebbero alle antiche glaciazioni avvenute tra circa 26.500 e 19.000 anni fa, quando il livello del mare era molto più basso rispetto ad oggi e parte delle placche continentali che ai nostri giorni sono sommerse dagli oceani erano in superficie, ricoperte di laghi e fiumi, sottoposte a infiltrazioni di precipitazioni atmosferiche ed esposte anch’esse alla glaciazione. Questo ha portato ad una vasta circolazione e sedimentazione delle acque dolci sotterranee.

 

“Il volume di questa nuova risorsa d’acqua è 100 volte superiore alla quantità che abbiamo estratto dalla sub-superficie terrestre nel secolo scorso dal 1900” – ha commentato l’autore dello studio, Vincent Post. E ancora: – “L’uso potenziale di queste riserve non rinnovabili, come risorse di acqua dolce, fornisce un chiaro incentivo per la ricerca futura e può contribuire all’avanzamento di altre discipline scientifiche come la sedimentologia e la geochimica marina”.

 

Si erano già trovate e si stanno tuttora utilizzando grandi riserve di acqua fossile al di sotto dei continenti, come quella di Cufra, in Africa, ma quella di grandi riserve di acqua dolce anche al di sotto degli oceani è una scoperta davvero significativa considerando che, come riporta l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), più di 3,4 milioni di persone muoiono ogni anno per mancanza di acqua e servizi igienico-sanitari. Quasi tutti i decessi – pari al 99 per cento – si verificano nel mondo in via di sviluppo. “Questo volume di acqua – afferma infine Post – potrebbe sostenere alcune regioni per decenni” risolvendo, almeno in parte, la grande urgenza di fonti rinnovabili di acqua dolce che colpisce soprattutto i paesi più poveri.

 

 

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