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La scoperta: «oceani» d’acqua nelle profondità della Terra

La scoperta: «oceani» d’acqua nelle profondità della Terra

 

ringwoodite

 

 

di Valentina Paulmichl

 

Una quantità d’acqua tale da poter costituire un oceano addirittura più grande di quelli ad oggi conosciuti, questa la scoperta di un gruppo internazionale di ricerca che, di fatto, rimette in discussione le sorti del nostro pianeta.

Nel mantello, lo strato terrestre più spesso che si trova fra la crosta e il nucleo, potrebbe esserci quindi un grande oceano sommerso. Non si tratta di acqua allo stato di liquido, ma di un minerale, la ringwoodite, una particolare forma di olivina di cui è costituito il mantello che, fino ad ora, è stata rinvenuta solo in alcune meteoriti. In laboratorio è stato studiato che ad altissime pressioni, come quelle che si trovano nel sottosuolo a una profondità di almeno 410 chilometri, l’olivina si trasforma in ringwoodite, nella cui composizione chimica compare una significativa quantità d’acqua, fino al 2,5% del peso.

 

Lo studio è stato condotto da Graham Pearson dell’Università di Alberta, in Canada, e pubblicato lo scorso 13 marzo su Nature, confermando l’ipotesi di grandi volumi d’acqua intrappolati negli strati profondi della terra. Secondo una stima di Pearson, «nella zona di transizione ci potrebbe essere tanta acqua quanto quella contenuta in tutti gli oceani in superficie, e forse anche di più». A fare parte del gruppo di ricerca, anche un italiano, Fabrizio Nestola del dipartimento di geoscienze dell’Università di Padova.

 

Si può definire un colpo di fortuna quello che, nel 2008, ha permesso il ritrovamento della piccola pietra. Dal letto di un fiume di Mato Grosso, in Brasile, infatti, era stata trovata una gemma marrone di 3 millimetri, portata in superficie dall’eruzione di un vulcano e che, in apparenza, aveva poco valore. Una volta portata in laboratorio e osservata al microscopio, però, i ricercatori si sono accorti che la pietra conteneva un’inclusione microscopica, invisibile a occhio nudo e inizialmente non identificabile. Studi più avanzati ai raggi X e infrarossi hanno portato alla scoperta della ringwoodite.

 

Una scoperta fondamentale che giustifica importanti fenomeni geologici che hanno ripercussioni sul movimento delle placche e sulla formazione di magmi profondi. L’ipotesi più accreditata e che sembra dare la risposta più plausibile alla presenza di acqua in profondità riguarda proprio la subduzione delle placche oceaniche sotto quelle continentali. Le rocce sedimentarie dei fondi oceanici, infatti, contengono una grande quantità di acqua che viene così trasportata fino a 600 chilometri sotto la superficie terrestre restando intrappolata.

 

 

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