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Parco Ducale, il laghetto diventa la nuova discarica di Parma

 

parco-ducale

 

di Melania Pulizzi

 

Il Parco Ducale di Parma, familiarmente chiamato dai parmigiani “il giardino”, è situato in pieno centro storico, sulla sponda occidentale del torrente, e può essere classificato come uno dei limitati “polmoni verdi” della città. Nonostante sia un parco storico, ricco di grandi alberi secolari, curato e abbellito con siepi e fiori, negli ultimi anni sembra che sia stato abbandonato a se stesso.

 

Sotto accusa è il volatile urbano per eccellenza: il piccione. Si tratta di un volatile innocuo all’apparenza, ma ritenuto in realtà portatore “sanissimo” di circa 60 malattie infettive, contagiose per l’uomo e per i suoi animali domestici, i cui agenti patogeni vengono trovati nei loro escrementi, con i quali non è necessario il contatto diretto, ma basta anche solo che sia il vento a trasportarli nell’aria. Nonostante questo, sono moltissime le persone che, quotidianamente, attirano e, di fatto, si prendono cura dei piccioni nutrendoli con le briciole di pane; le stesse persone che non sembrano preoccuparsi dell’igiene e, in cerca di relax, si sdraiano sui prati del Parco, ignari delle colonie di zecche, pulci e altri parassiti che, proprio a causa dei piccioni, si celano tra i fili d’erba.

 

Come è solito succedere, l’opinione pubblica sembra dividersi. Da un lato ci sono gli animalisti, secondo i quali i piccioni non sono da ritenersi un problema di fronte a situazioni più preoccupanti come quella dei senza tetto che muoiono per le strade o del degrado di alcune aree ed edifici che deturpano l’immagine della città, arrivando ad individuare nuove categorie “ inquinanti” nei ragazzi che bevono “quel vinaccio di quarta categoria in Via Farini o negli esaltati che, armati di occhiale a goccia e suv, sfrecciano tra i vicoli”.

 

Dall’altro lato, sembra però che la maggioranza speri in “giorni di pioggia incessante che depuri il tutto”, accusando la scarsa efficienza dei mezzi di pulizia urbana e quella dei vigili che dovrebbero intervenire per scoraggiare turisti e residenti dall’attirare i piccioni. Molte sono le richieste pervenute al Comune per trovare una soluzione al problema. Una prima risposta è arrivata in tempi brevi con l’assunzione di una ditta specializzata in falconeria che ha iniziato la propria attività liberando falchi addestrati in grado di allontanare i piccioni. Una prima battaglia organizzata che, per il momento, coinvolge le sole aree di Piazza Berzieri e Piazza della Libertà ma che si spera possa essere estesa anche al Parco Ducale.

 

Sporco-rimosso-nella-mattina-di-martedìA contribuire al degrado del Parco, non solo i piccioni, tuttavia, ma anche e soprattutto l’acqua del lago, una vera e propria miniera d’oro in termini di rifiuti e sporcizia. Lungo le sponde l’acqua è stagnante, torbida e, con il caldo, emana odori sgradevoli che poco si sposano con l’immagine di un piccolo polmone verde. Ciò che stupisce è che nel lago vivono ancora famiglie di tartarughe acquatiche ma è sempre meno raro trovarle senza vita a pancia in su, a galleggiare tra lattine, mozziconi di sigaretta e rifiuti di ogni tipo.

 

Lo scorso febbraio, la FIAS (Federazione Italiana Attività Subacquee) ha raccolto l’appello del Comune effettuando una radicale operazione di pulizia del fondale attraverso l’immersione dei suoi sommozzatori (attrezzati con apposite mute stagne, autorespiratore e maschere gran facciale) per recuperare il materiale “grossolano” eventualmente presente sul fondo, e di pulizia a bordo del lago. Ad assistere all’operazione erano presenti il sindaco Federico Pizzarotti e l’assessore all’ambiente Gabriele Folli.

 

Si è trattato, tuttavia, di una soluzione provvisoria che deve trovare strategie più definitive perché, a distanza di un mese, il lago è tornato ad essere la discarica preferita dei passanti. “Spesso vediamo persone che gettano il classico mozzicone di sigaretta in acqua o, peggio, bambini che, poco osservati dai genitori, lanciano carte delle merendine a terra e poi è il vento a spingerle verso l’acqua. Quei poveri animali spesso sono costretti in alcuni punti a nuotare in un ristagno riprovevole – racconta una jogger – Un Parco così bello credo che abbia bisogno di una continua ed attenta cura, monitorata ogni giorno con degli spazzini e della sorveglianza, perché un episodio di pulizia un paio di volte l’anno non è sufficiente! Basterebbe che qualcuno passasse anche una sola volta a settimana con una rete a pulire almeno in superficie i punti dove si convoglia maggiormente lo sporco, sarebbe senz’altro anche un posto di lavoro in più, in questo momento di crisi”.

 

 

 

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