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Fukushima: il ritorno al nucleare tre anni dopo

di Giovanna Pavesi

 

Ritorno al futuro? No al Nucleare.
Del terribile maremoto che colpì il Giappone nel marzo 2011, restano delle immagini spaventose. Frammenti di vita condivisi su Youtube che raccontano il terrore e lo sconcerto nel vedere quel mare che supera le barriere, i confini che gli uomini hanno messo per tenere separati i mondi naturali e quelli degli uomini.
Quell’acqua salata che piano piano allagava le vie e i pensieri, la forza delle onde che spostava le case come se fossero di cartone e le automobili che scivolavano nelle vie di Fukushima, portavano un messaggio preciso: la natura non si sarebbe mai piegata all’uomo, e con questo l’umanità avrebbe dovuto fare i conti.

Il terremoto di Fukushima non solo aveva distrutto una città e le vite di molti, ma nei mesi immediatamente successivi al disastro, aveva messo in discussione l’idea di nucleare nel mondo. Il maremoto aveva colpito il rettore provocando incidenti gravissimi­: il 12 marzo 2011 lo tsunami causato da un terremoto di magnitudo 9 aveva investito la centrale di Fukushima Daiichi, provocando la fusione di tre reattori e il più grave incidente nucleare dopo quello di Chernobyl nel 1986.
Il governo dell’allora premier Naoto Kan (Partito democratico giapponese, Dpj) aveva decretato la chiusura dei 48 reattori del paese, che fino ad allora avevano fornito il 30 per cento dell’energia elettrica consumata in Giappone.
Prima dell’incidente di Fukushima, la politica energetica di Naoto Kan puntava ad aumentare la produzione di energia nucleare per ridurre le emissioni di anidride carbonica.

Fukushima tsunami

L’11 aprile 2014, a tre anni dal disastro, il governo guidato dall’attuale premier conservatore, Shinzō Abe, ha pubblicato il primo piano energetico dopo l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima nel marzo 2011, che annulla la decisione del governo precedente di abbandonare gradualmente l’energia nucleare e prevede la riapertura delle centrali atomiche che avranno superato i test di sicurezza.
Nel settembre del 2012 Kan è stato sconfitto alle elezioni dal Partito liberaldemocratico (Pld) di Abe. Abe ha fatto del rilancio dell’economia la sua priorità e ha denunciato gli altissimi costi dell’importazione di combustibili fossili, che dopo la chiusura delle centrali nucleari sono diventati responsabili del 90 per cento della produzione energetica nazionale.
Il piano energetico di Abe è stato ritardato dai negoziati con i partner di coalizione, che temono l’opposizione degli elettori alla riapertura delle centrali. Secondo un sondaggio dell’Asahi Shimbun l’80 per cento dei giapponesi è favorevole all’abbandono dell’energia atomica. Anche per questo il piano è rimasto piuttosto vago: l’energia nucleare è citata come una delle fonti di base insieme a quella idroelettrica e al carbone, ma non è stata fornita alcuna indicazione sulla percentuale del fabbisogno che dovrà coprire. Il governo ha dichiarato però che il suo utilizzo dovrebbe scendere rispetto ai livelli precedenti al 2011, grazie all’aumento dell’efficienza energetica e della produzione di energia da fonti rinnovabili, che dovrebbe superare il 20 per cento del totale entro il 2030.

Fukushima tsunami

Il Japan Times ha denunciato che il ritorno al nucleare potrebbe presentare molti punti oscuri: sembrerebbe che per il momento solo 17 reattori potrebbero superare i test di sicurezza, i cui standard sono stati resi molto più rigidi dopo l’incidente di Fukushima. Gli altri sono vicini al termine del loro ciclo di vita, e un prolungamento richiederebbe enormi investimenti. Entro il 2050 tutti i reattori attualmente in attività dovranno essere chiusi, ma nel piano energetico non si accenna alla costruzione di nuove centrali.

Fukushima tsunami

Uno dei peggiori incidenti della storia dell’umanità aveva riportato l’attenzione sul dibattito sull’energia nucleare. Aristotele affermava che “la natura non fa nulla di inutile”; forse sarebbe stato più utile, per dirla con le parole di Aristotele, ripensare agli avvenimenti, alle dinamiche e rivedere un piano serio di energie rinnovabili. L’uomo è fallibile, la natura no.

 

 

 

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