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La Lista Civica Italiana lancia una petizione: “No alle Grandi Opere e alla distruzione del paesaggio”

 lista civica italiana

 

di Linda Dotelli

 

 

“No alle Grandi Opere, alla devastazione delle risorse paesaggistiche e allo spreco di denaro pubblico”. Sono questi i punti chiave che hanno dato il via alla petizione lanciata da Lista Civica Italiana e sottoscritta da una trentina di gruppi e associazioni ambientaliste, con la volontà di mettere una moratoria agli investimenti nelle mega strutture, in vista del semestre europeo affidato all’Italia.

La raccolta firme è attiva sul web da settimane e ha superato le 1350 adesioni. Ancora troppo poche per sollevare l’attenzione dei media e degli amministratori, com’è nell’intenzione dei promotori dell’iniziativa, che invitano i cittadini a diffondere e sottoscrivere il loro messaggio.

 

A far scattare la richiesta d’interessamento delle Istituzioni sono le recenti vicende giudiziarie che hanno portato all’arresto di Antonio Rognoni, direttore generale d’Infrastrutture Lombarde, accusato di essere coinvolto in un presunto giro di appalti truccati. Un caso che, a detta di Lista Civica, ripropone il problema della fondatezza programmatica e della giustificazione socio-economica delle Grandi Opere e dei progetti come Expo 2015, soprattutto considerato il prossimo incarico che spetta al Paese.

La petizione, indirizzata ai vertici del Governo e al presidente della Commissione Europea, invoca una sospensione sul comparto Grandi Opere, motivata dal pensiero che l’economia italiana non possa essere rilanciata con interventi “nati vecchi” (ad esempio il sistema viabilistico Pedemontano), con il conseguente e ingente spreco di soldi pubblici e la distruzione del paesaggio, considerato uno dei principali punti di forza nazionali.

Proprio Pedemontana è nel mirino degli ideatori dell’iniziativa, che interpellano lo Stato e gli organi competenti in materia (nuovo CIPE), perché non concedano al progetto agevolazioni pubbliche e aiuti fiscali, a loro dire pari alla maxi cifra di 480 milioni di euro.

Oltre allo stop ai lavori, la petizione chiede chiarezza sui bilanci delle Grandi Opere. Precisamente chiede un quadro specifico sulla partecipazione economica dello Stato a queste iniziative, uno studio sui possibili debiti nascosti delle società miste pubblico-private e un’analisi indipendente dei costi-benefici che comportano per la popolazione, nel timore che ulteriori investimenti possano favorire il debito pubblico.

 

Per ulteriori informazioni consultare il link http://chn.ge/1kzRVe0

 

 

 

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