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Intervista allo scrittore di “Guerrilla Plantation” Gianluca Mantelli

Intervista allo scrittore di “Guerrilla Plantation” Gianluca Mantelli

 

 

di Valentina Sciarrabba

Chi sei e cosa fai? 

Sono nato a Parma nel 1977, mi sono diplomato all’ITS e poi laureato in Lingue e Letterature straniere presso l’Università di Parma. Dopo la laurea ho lavorato all’estero per alcuni anni: sono stato in Russia, Egitto, Grecia e Spagna. Attualmente sto frequentando il Master in Web communication e social media per giornalisti e comunicatori dell’Università di Parma.

 

Quando hai iniziato a scrivere il libro “Guerrilla Plantation”?

Il libro ho iniziato a scriverlo nell’inverno 2010/2011 quando mi trovavo in Russia per lavoro. Facevo il commerciale. La sera, tornando a casa dall’ufficio, dopo cena mi sedevo al tavolo della cucina e scrivevo fino a tarda notte strappando le ore di sonno che mi mancavano in ufficio il giorno dopo. Era un modo per staccare dalla routine dell’ufficio e perché, amando scrivere, avevo sempre la necessità di raccontare delle storie che venissero lette da altre persone.

 

Quando nasce la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura nasce più o meno all’età di diciotto e deriva dalla mia passione per la lettura. Gli autori che ho studiato all’università sono tra i miei preferiti: Tolstoj, Dostoevskij, Bulgakov fra i russi, ma anche autori della Repubblica Ceca come Hashek e Hrabal.

 

Le tue letture ti hanno ispirato nella stesura del libro?

È stato l’autore senegalese Ndione Abasse con il suo romanzo “Vita a spirale” a darmi l’idea per il soggetto. Il suo libro parla di un giovane che inizia un piccolo commercio di marijuana con gli amici e diventa dopo pochi anni un grande trafficante internazionale. Il libro è un noir: c’è qualche omicidio, qualche scena ambientata in carcere, ci sono situazioni un po’ truculente e nel complesso non si assomiglia per niente al mio libro che non ha queste caratteristiche. Per quanto riguarda lo stile della scrittura, credo che a influenzarmi sia stato soprattutto lo scrittore Hrabal, che ha un modo di scrivere molto particolare, usa periodi molto lunghi, molte congiunzioni e pochi punti.

 

Di cosa parla il tuo libro?

Il libro narra le vicende di uno studente fuori corso con la passione per gli spinelli che per sbarcare il lunario traffica in monete antiche via Internet. Un giorno un lotto di queste monete gli viene bloccato alla dogana, la quale esige il pagamento delle tasse doganali. Lo studente è però senza soldi perché ha investito tutti suoi averi in questo lotto, e gli viene l’idea di mettersi a coltivare marijuana in casa, per poi vendere il raccolto e riscattare le sue monete. La coltivazione gli riesce così bene che un giorno, mentre passeggia in un bosco in cerca di funghi, si imbatte in uno spiazzo erboso assolato, coperto dalla boscaglia, e in quel momento ha “l’illuminazione”: gli viene in mente cioè di metter su una coltivazione in grande stile in mezzo al bosco, per poi vendere il raccolto e farsi i soldi. E questa è la prima parte della storia.

 

Ti rivedi nel personaggio di “Guerrilla Plantation” o no?

Come personalità è diverso da me, però per quel che riguarda la vita universitaria mi sono rifatto alle mie reminiscenze e a quelle che sono state le mie esperienze di studente. Anche per la parte ambientata all’estero mi sono ispirato alle mie esperienze personali. C’è un capitolo ambientato in Inghilterra e uno in Ucraina.

 

Come ti poni nei confronti della vendita e dell’uso della marijuana?

Beh, devo dire che il traffico di marijuana ovviamente non mi rispecchia, però sono favorevole alla liberalizzazione e alla legalizzazione, perché ritengo che non sia giusto che uno venga arrestato perché detiene, fuma, o coltiva marijuana. Non sono d’accordo con le leggi così severe che ci sono in Italia. I personaggi del libro poi non sono pienamente positivi, ma hanno molti difetti, e credo che per loro si possa simpatizzare, ma non ci si possa identificare totalmente. La storia che racconto è inventata, ma con le difficoltà che incontrano, oggi, i giovani, è possibile che qualcuno intraprenda questa strada.

 

È stato difficile cimentarsi in un personaggio diverso da te?

In realtà i personaggi principali sono tre: lo studente ideatore del progetto, che è il protagonista assoluto del romanzo, ed è sostanzialmente un liberal radicale, uno cioè che ritiene che tutto ciò che non danneggia il prossimo fondamentalmente sia lecito; il suo migliore amico, che è uno studente fuori corso di chimica, comunista, che nel passato si è scontrato con la polizia ed è stato arrestato e pestato a sangue quindi porta ancora le cicatrici anche psicologiche di questo suo passato; e poi c’è il terzo personaggio che è un intellettuale gay e radical chic sulla sessantina, che incontra i due giovani una sera in un pub e cerca di accattivarli con le sue idee e la sua parlantina raffinata e affascinante. Il personaggio più difficile da descrivere è stato l’intellettuale perché era molto diverso da me sia per cultura, che per l’età. Quindi per rendere bene l’idea ho dovuto lavorare un po’di più per crearlo.

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Prevedo di pubblicare un altro libro che ho già scritto e devo rivedere un po’. Poi c’è un altro romanzo che è il continuo di “Guerrilla Plantation”, di quest’ultimo a settembre uscirà la 2° edizione. Inoltre, sto girando molto per presentare il libro: l’ho presentato alla Feltrinelli Village, presso il Barilla Center, al Salone Internazionale del Libro di Torino e alla Festa Parmigiana Antiproibizionista, che è stata un’esperienza bella e stimolante.

 

Come e dove lo gireresti un film tratto dal tuo libro?

Premetto che non sono un grande appassionato di cinema e non guardo molti film. Non ho un’idea sul film, però vorrei girarlo tra Parma, l’Appennino Tosco-emiliano e Bologna perché è lì che è ambientato il libro.

 

 

 

 

 

 

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